L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte
Samuel chiude l’Estate al Castello con un concerto manifesto: onde emotive, elettronica e impegno sotto il cielo di Milano
Il Cortile delle Armi del Castello Sforzesco ha ospitato giovedì sera l’ultimo appuntamento della rassegna Estate al Castello 2025, con un concerto che ha unito introspezione, sperimentazione e impegno civile. Protagonista assoluto Samuel Romano, voce dei Subsonica e figura centrale della musica italiana degli ultimi trent’anni, che ha presentato dal vivo Maree, il suo nuovo album solista.
Samuel, classe 1972, ha attraversato generazioni e generi: dai Subsonica ai Motel Connection, passando per una carriera solista che ha saputo reinventarsi senza perdere coerenza. Maree rappresenta il suo ritorno alle origini, ma con una nuova profondità: un disco che mescola pop d’autore, cantautorato elettronico e suggestioni dancefloor, restituendo un racconto autentico di sé.

Sul palco, una band solida e versatile ha accompagnato Samuel in ogni sfumatura del suo repertorio. Tra gli ospiti, voci femminili e producer che hanno reinterpretato dal vivo alcune tracce, aggiungendo profondità e sorpresa. L’alchimia tra i musicisti ha reso ogni brano un’esperienza unica. Il concerto è stato costruito come un flusso, dove ogni brano era un’onda emotiva. “Ogni canzone è un passaggio, un respiro, una sponda”, ha detto Samuel dal palco. E proprio Mare nero ha incarnato questa visione:
Oramai non sai più come gridare / ogni volta è solo un’altra onda / ed ogni notte ancora un’altra sponda / un mare nero il mio respiro un mare nero / persi nelle illusioni di essere uomini buoni
Un testo cupo e potente, eseguito in penombra, con visuali liquide e luci basse. Il pubblico ha ascoltato in silenzio, rapito da un brano che parla di smarrimento, di perdita di voce, e di una coscienza collettiva che si frantuma.
A seguire, Il sol dell’avvenire ha portato luce e speranza, con un crescendo elettronico e una vocalità intensa:
Ascolto musica al sol dell’avvenire / ascolto musica nel lieve divenire / dentro la musica capisco se succede / se cado giù so che ci sei tu tienimi la mano portami lontano
Un inno alla musica come rifugio, come spazio di trasformazione e salvezza. Il pubblico ha accompagnato il brano con applausi e cori, in uno dei momenti più emozionanti della serata.

La situazione più evocativa per i fan storici è arrivata con Disco Labirinto, brano iconico dei Subsonica, eseguito in una versione rallentata e ipnotica. Samuel ha recitato con voce grave:
Vorrei una discoteca labirinto / Bianca senza luci colorate / Grande un centinaio di chilometri / Dalla quale non si possa uscire…
Un’immagine potente, quasi distopica, che ha trasformato il Castello in un luogo sospeso tra sogno e alienazione. Le luci si sono spente, lasciando spazio a un bianco accecante, mentre il pubblico si muoveva lentamente, come intrappolato in quel labirinto sonoro.
Durante Alleluja, cover di Leonard Cohen, il palco si è tinto dei colori della bandiera palestinese, con proiezioni di immagini e simboli di solidarietà. Samuel ha cantato:
I’ll stand before the Lord of Song / With nothing on my tongue but Hallelujah
Un momento di raccoglimento e intensità, in cui la musica si è fatta preghiera e testimonianza. Il pubblico ha accompagnato il ritornello con un coro sommesso:
Hallelujah, Hallelujah…
Un gesto forte, che ha trasformato la musica in coscienza. In Il cielo dentro, Samuel canta “Ho imparato a stare fermo quando tutto si muove” — e questa frase sembra descrivere perfettamente il suo approccio attuale: un artista che non rincorre il rumore, ma lo attraversa con lucidità.

In Brigata Bianca, il verso “Siamo quelli che non si arrendono mai” ha risuonato come un grido collettivo, in una serata dove la musica non ha solo intrattenuto, ma ha anche interrogato.
Il Castello Sforzesco, con la sua maestosità rinascimentale, ha fatto da cornice a un evento che ha unito generazioni, stili e visioni. Il pubblico, variegato e partecipe, ha risposto con entusiasmo, ballando, cantando e lasciandosi trasportare. Samuel ha dimostrato ancora una volta di essere un artista capace di reinventarsi, restando fedele alla sua essenza.
Con Maree, ha chiuso un ciclo e ne ha aperto un altro. E Milano, sotto le stelle, ha ascoltato.


















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