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Bianco: Ormai i dischi durano da venerdì a venerdì – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ci sarebbero tante riflessioni da fare, su un titolo come Canzoni che durano solo un momento, che marca i dieci anni di carriera di Alberto Bianco e lo fa in un periodo storico di assoluta transizione per la musica registrata, coi singoli che stanno prendendo sempre più il posto degli album, il cd ormai sparito, il vinile che avanza ma solo per ritagliarsi una nicchia privilegiata in quella riserva indiana in cui si sono volontariamente rinchiusi gli amanti del supporto fisico. Il cantautore torinese raggiunge il traguardo del quinto disco in studio e lo fa con il suo lavoro più maturo e consapevole, canzoni che sono il frutto di una perizia a livello di scrittura che ha ormai raggiunto livelli altissimi, una produzione (ad opera di Tiziano Lamberti) che valorizza ed equilibra ogni elemento in gioco. Come se non bastasse, c’è un trittico di featuring prestigiosi di nomi il cui valore e la cui importanza non deve minimamente essere specificata: Colapesce (in Mattanza), Dente (Morsa) e i Selton (Saremo giovani). Il frutto naturale della carriera di un artista che, oltre a portare avanti il suo personale discorso, è sempre stato inserito in una comunità creativa di colleghi, con cui non ha mai avuto timore di mettere in comune risorse: che si trattasse di produrre Manuale di distruzione a Levante, far parte della band di Niccolò Fabi per due interi tour, o chiedere l’aiuto di amici come GNUT, Luca Carocci e Andrea Bonomo per la scrittura di alcuni pezzi di questo disco. E proprio Niccolò Fabi sarà protagonista di un’ulteriore novità relativa a questo album: nella versione fisica (ma uscirà anche in digitale) di Canzoni che durano solo un momento ci sarà Fantastico, che vede la partecipazione esclusiva del cantautore romano. Un brano meraviglioso, che concretizza anche dal punto di vista compositivo un sodalizio che in questi anni è stato importante e decisivo per entrambi. Abbiamo raggiunto Alberto (simpatico e disponibilissimo) al telefono per una chiacchierata che ha toccato parecchi aspetti del suo lavoro, senza tralasciare qualche interessante considerazione sullo stato attuale del settore musicale, in un momento in cui la ripartenza dell’attività live sembra essere ancora appesa a un filo.

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Primo Maggio Roma 2019: non un Festival di Sanremo bis, ma il luogo delle parole forti e dei sodalizi musicali

L I V E – R E P O R T


Articolo e foto di Iolanda Raffaele

Come nei due anni precedenti, anche quest’anno abbiamo vissuto la strana e straordinaria esperienza del Primo Maggio a Roma e vogliamo raccontarvela. È stata un’edizione criticata su ogni fronte, dalla scelta degli artisti che sembra strizzare l’occhio a Sanremo, alla presenza di poche donne nella line up, alla conferma dei precedenti presentatori nella conduzione.
Off Topic, tuttavia, non ama giudizi e polemiche e si vuole concentrare sulla bellezza di questo evento sia pur nelle difficoltà che sono proprie delle grandi manifestazioni. Il clima non è stato di certo amico, la pioggia, infatti, è stata quasi un cantante aggiunto, ma non ha scoraggiato il pubblico con la sua schiera di ombrelli colorati, riparato con giubbini, impermeabili o oggetti improbabili di fortuna, né la musica, né i cantanti.

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Bianco @ Ohibò, Milano. 22 Aprile 2015

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Articolo di Roberto Basilico, foto di Donato Pompa

La serata del 22 aprile, presso l’Arci Ohibò di Milano, ha come protagonista il torinese Bianco, che ci propone un live a cui partecipano molti amici musicisti, ricco di canzoni cantate con il cuore e l’entusiasmo di chi fa della sua musica un’arte di vivere, regalando gioia al suo pubblico.
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Bianco – Guardare per aria (Inri, 2015)

bianco

Articolo di Roberto Basilico

La prima cosa che balza all’occhio ascoltando Guardare per aria, il terzo album del cantautore torinese Bianco, è la presenza costante degli elementi della natura, utilizzati come filtro per analizzare il presente, il passato e il futuro. Addirittura, in Filo d’erba – canzone che apre il disco – l’artista si mette nei panni delle stelle, per essere lì con loro, a guardare il mondo.
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