R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Colombo

Nella nostra esperienza quotidiana, spesso tendiamo a focalizzarci sul lato negativo della realtà. Questo porta a giudizi, critiche e autocommiserazione, nonché molta tristezza. Chi riesce invece a vedere il bello e a goderne con positività spicca oggi come un’eccezione. Riuscire poi a portare l’allegria e la serenità nel mondo artistico diventa una vera e propria sfida. A mio parere, Alberto Bianco questa sfida l’ha vinta, con un disco ricco di sonorità che trasuda pienezza e allo stesso tempo leggerezza, con un approccio niente affatto superficiale, dove si alternano suoni sintetici e strumenti classici quali flauti, pianoforte e chitarre.
Con Certo che sto bene, disco uscito il 10 novembre per Virgin Music / Universal Music, il cantautore torinese afferma coraggiosamente il proprio stare bene: una serenità data dalla capacità di trovare il tempo per sé stessi, per fare “quello che ci piace”, come canta nel primo brano, che ha lo stesso titolo dell’album. La traccia, rilasciata anticipatamente un paio di settimane fa, inizia con un sound leggero e vivace, accompagnato da un fischiettato allegro. È però l’arrivo della tromba che mi ha conquistata, e dopo un paio di ascolti sapevo già il ritornello a memoria.

“Quando la libertà ti fa paura, anziché fartela passare”. Il brano parla della ferocia del mondo e della facilità con cui si compiono errori, ma anche della possibilità di trovare la felicità, semplicemente facendo ciò per cui siamo portati e che desideriamo davvero, anche se questo comporta delle scelte e dei cambiamenti rispetto a quello che eravamo e alle aspettative altrui. L’armonia degli strumenti è ben calibrata e l’intero brano ha il sapore della gioia.

Le tracce sono in totale dieci: non mi soffermerò su ognuna per lasciare all’ascoltatore il piacere di rimanere sorpreso da un disco colorato, nato dalla consapevolezza che la felicità è possibile perché esistono anche momenti di oscurità. Il sound spensierato si accompagna dunque a un testo profondo. Il primo brano è la risposta alla domanda “come stai?” fatta da qualcuno che non la pone per convenzione, ma perché veramente interessato al tuo stato d’animo.
Segue Maremoto, un invito a mettersi in gioco, a non arrendersi, a non smettere di giocare, perché altrimenti, parafrasando, come si può imparare a perdere? Il testo invita a non temere il fallimento e intreccia sensazioni adolescenziali narrate da un uomo adulto. Mi è piaciuta molto anche Rido seriamente, un titolo ossimorico che riflette sulla vita degli attori dietro le quinte, sui sentimenti reali di chi è in grado di fingere emozioni e lo fa sul palco, ma che lontano dai riflettori è capace di “piangere serenamente”.

Si tratta del sesto album in studio di Alberto Bianco, cantautore che vanta collaborazioni con Giorgia, Max Gazzè e Levante e attualmente suona il basso con Niccolò Fabi. Anche all’interno del disco, prodotto da Taketo Gohara, c’è la presenza di altri musicisti, che arricchiscono il progetto, come ne Il tempo del mare, scritta a sei mani con Dente e Margherita Vicario (che pure canta). Il testo parla di condivisione, di autenticità e del desiderio di arrivare, ma di farlo insieme, rispettando i tempi di chi condivide il viaggio con noi. Il brano ha un tocco estivo, che ho capito pienamente quando ho scoperto il luogo di registrazione dell’album. Certo che sto bene, infatti, è stato registrato in presa diretta nell’isola di Formentera nell’arco di una sola settimana.

Questa serenità estiva l’ho risentita più volte nel disco, come in Fuochi d’artificio, nata come traccia strumentale e trasformata dalla collaborazione con il cantante Federico Dragogna. I fuochi d’artificio sono qualcosa che si vede, ma anche qualcosa che si sente (“l’odore dei fuochi d’artificio”). Il mix di sensi coinvolti nella percezione dello spettacolo pirotecnico diventa una sinestesia continua che si trasforma nel sogno di attraversare fisicamente le esplosioni colorate in cielo.
Avevo alte aspettative quando ho letto il titolo del brano Cartolina, perché sono una di quelle persone che ancora d’estate ama inviarle appiccicando il francobollo a mano e scrivendo qualche riga agli amici lontani. Non sono rimasta delusa: il testo parte descrivendo proprio un’immagine da cartolina, quella dei bouganville viola, e parla di nostalgia. Quello che però mi ha stupita di più è stata l’armonia degli strumenti, una melodia allegra che sa di blues e che esplode nel ritornello, per poi concludersi con gradualità decrescente.

Il disco si conclude con Fatta Bella, una ninna nanna ricca di commozione, che riprende la consapevolezza delle luci e ombre della vita, di una felicità raggiunta, anzi conquistata, anche grazie agli errori del passato. “Tutti gli sbagli che mi ha dato la vita, che l’han fatta bella”. Penso sia il brano più dolce dell’intero album, forse anche il più autobiografico, sicuramente il più adatto per chiudere con delicatezza il disco.

Tracklist:
01. Certo che sto bene
02. Maremoto
03. Il tempo del mare
04. Cartolina
05. Rido seriamente
06. Fuochi d’artificio
07. Il momento che preferisco
08. Paura padana
09. Le abitudini della Domenica
10. Fatta bella


Photo © Dente


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