Bianco – Guardare per aria (Inri, 2015)

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Articolo di Roberto Basilico

La prima cosa che balza all’occhio ascoltando Guardare per aria, il terzo album del cantautore torinese Bianco, è la presenza costante degli elementi della natura, utilizzati come filtro per analizzare il presente, il passato e il futuro. Addirittura, in Filo d’erba – canzone che apre il disco – l’artista si mette nei panni delle stelle, per essere lì con loro, a guardare il mondo.

L’altra caratteristica importante di Guardare per aria è l’immenso contributo di personalità artistiche come Niccolò Fabi e la sua band, Roberto Angelini, Levante, i Nadàr Solo, Daniele Celona e Cecilia, le quali creano sonorità ricche di contaminazioni di grande spessore, attraverso cui Bianco scava dentro di sé, nei retaggi della sua memoria.

E a proposito di nostalgia e consapevolezza, sono proprio questi i temi affrontati in Volume. Il tempo passa inesorabile e di fretta, ma si trova sempre un attimo per sorridere alla gente, perché non costa niente, come canta nel brano Corri corri con l’amica Levante, con il risultato di una canzone ariosa e incalzante, come una corsa nei prati.
E se poi ci si ferma un attimo, in quanti posti si può trovare la felicità? Nei balconi che profumano di gerani, in una valigia, in tutte quelle piccole cose che assumono l’ aspetto di un Drago, brano con interessanti sprazzi di musica elettronica.


Il desiderio di fuggire si infrange con dolcezza contro l’amore nei confronti di chi conta davvero, di tutte quelle persone che non vorremmo mai lasciare, anche se il futuro e’ un’incognita, come in Aeroplano, una canzone d’amore di una dolcezza sconfinata. Anche Quello che non hai è una canzone d’amore, più che altro è una dichiarazione in cui Bianco cita anche il grande Lucio Dalla: com’è profondo il mare, riferendosi agli abissi dell’anima femminile.

Frizzante e spensierata poi, è Le dimensioni contano, con la partecipazione del già citato Niccolò Fabi, in cui si parla con ironia di viaggi interiori, tra le nuvole, per arrivare al cuore di una stella.
E, sempre a proposito di collaborazioni, c’è un brano che ci insegna che la vita comporta anche la capacita di guardarsi dentro, provando a cambiare prospettiva, magari indossando il vestito buono Almeno a Natale, pezzo che vede la collaborazione di Matteo De Simone dei Nadàr Solo.

Alla fine di questo viaggio Bianco arriva a Le stelle di giorno, che non dormono mai, e che sono sempre tra noi, perse nella natura, nella vita di tutti i giorni… o negli arpeggi di Cecilia. Sono le stelle che accendono i sentimenti, volgono lo sguardo al cielo oltre le nuvole, alla ricerca della felicita che è nascosta dentro di noi, ma che possiamo provare a conquistarci cominciando a guardando per aria.

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