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Brad Jones

James Brandon Lewis Quartet – MSM Molecular Systematic Music Live (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Doppio cd dal vivo per James Brandon Lewis, intitolato Molecular Sistematic Music, che per l’occasione riunisce altri tre musicisti ovvero Aruàn Ortiz al piano, Brad Jones al contrabbasso e Chad Taylor alla batteria che formano il James Brandon Lewis Quartet. Disco edito dall’etichetta Intakt Records e registrato a Zurigo nello scorso mese di maggio. E dopo le informazioni rituali veniamo alle emozioni (irrituali), anche perché i brani,  composti tutti da James Brandon Lewis, ne offrono parecchie e di ampio spettro, con un minimo comune denominatore che potrebbe essere un dinamicissimo groove, con digressioni profonde,  ma sempre nel solco della tradizione e dove tutto sembra costruito attorno al sax di Brandon Lewis, ma che in realtà è la bacchetta magica che rende possibile un amalgama che si potrebbe definire pressoché perfetta.

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David Murray New Brave World Trio – Seriana Promethea (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

La musica, da quando è stata “inventata” copiando inizialmente i suoni della natura e cercando di dare loro un senso estetico, cioè qualcosa che stimoli in profondità le emozioni degli esseri umani, ha sempre dimostrato di cercare un equilibrio tra metodo e contenuto. Deve esserci stato uno scopo originario nel mettersi a suonare uno strumento musicale, non fosse altro che per rendere più tollerabile l’aspetto drammatico dell’esistenza. David Murray, nel corso della sua lunga e fertile carriera di sassofonista e clarinettista, dall’alto del suo centinaio di dischi prodotti come titolare e co-titolare, più una cinquantina di collaborazioni disseminate lungo il suo percorso, non ha mai evitato di mostrare chiaramente i contenuti della propria musica, fin da quando s’innamorò del free-jazz nei ’70. Ma a partire dalla prima pubblicazione discografica in poi – si era nel 1976 – si è compreso via via come Murray non fosse interessato da alcun nominalismo di genere e come invece si stesse allontanando da quei primari modelli ispirativi per assimilare ed includere tutto un insieme di altri stimoli, dal soul al blues, da influenze caraibiche al funky, andando ad incrociare il suo strumento persino con quei bei tomi dei Grateful Dead nel mondo del rock. Insomma, Murray ha da sempre adattato i contenuti che aveva nella sua mente con forme rappresentative ed esecutive differenti, suonando in duo, trio, quartetto, quintetto, big band. Il New Brave World Trio con cui si esibisce nel suo ultimo album, Seriana Promethea, si è formato nel 2020 andando a pescare due colleghi americani che operavano in Italia, cioè Hamid Drake alla batteria – ci sono già una ventina di pubblicazioni nel suo curriculum – e Brad Jones al contrabbasso, anche lui con un vero e proprio elenco chilometrico di collaborazioni più qualche uscita come titolare. D’altra parte, così afferma Murray stesso, il trio piano less è “my most free expression of myself” e quindi il naturale palcoscenico per un’esperienza musicale appagante. Insieme alla voce umorale dei suoi strumenti a fiato, troviamo quindi una batteria esuberante ma non soverchiante, una struttura percussiva che “si sente” ma non innesta alcuna saturazione sensoriale. Il contrabbasso ha sfumature quasi più rockeggianti ed appare molto deciso nella ricerca di robusti riff di sostegno. Quanto al curioso titolo dell’album, se ho ben inteso le note stampa, pare si riferisca ai nomi di una coppia di performers che si erano esibite con l’Autore nella cittadina di Arce, nella Valle del Liri.

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James Brandon Lewis Quartet – Code of Being (Intakt Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

James Brandon Lewis mi aveva colpito da subito con quell’esordio Moments del 2010, un album autoprodotto in cui si avvertiva la già matura personalità strumentale del saxofonista allora appena ventisettenne. Il colpo del k.o. lo subii qualche anno più tardi, quando nel 2015 uscì un album in trio – Days of freeman – dentro al quale un sax aggressivo ma non troppo si muoveva supportato solamente dal contrabbasso e dalla batteria. Chi pratica uno strumento a fiato sa che dopo il disco-solo, la difficoltà più grande è suonare con una formazione senza un vero e proprio strumento “armonico” come un piano o una chitarra, qualcosa che ti consenta un appoggio su una base rassicurante costituita da accordi e non solo da singole note, o al massimo da bicordi, come li può permettere il contrabbasso. In questi ultimi casi quasi tutta la responsabilità della sostanza sonora si carica sulle spalle del solista e se non sei più che bravo a mantenere accesa l’attenzione finisci per perderti nell’oleoso mare della noia. Ma J.B.Lewis è più che bravo, non tanto e non solo dal punto di vista tecnico su cui peraltro egli non insiste più di tanto ma piuttosto nella costruzione melodica e nel fraseggio in cui dimostra un’invidiabile individualità espressiva. In questa sua ultima uscita Code of Being – la decima produzione discografica da titolare della sua carriera – c’è continuità col lavoro precedente, Molecular, anch’esso licenziato in quartetto con gli stessi musicisti di questo disco e cioè Aruan Ortiz al piano, Brad Jones al contrabbasso, Chad Taylor alla batteria oltre allo stesso Brandon Lewis al sax tenore.

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