R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando Ware, prima traccia del nuovo lavoro di James Brandon Lewis, dedicata al compositore David S. Ware, comincia a “girare”, come spesso accade per i suoi dischi, sembra che il nuovo pezzo sia la prosecuzione di un pezzo ininterrotto che arriva dalle lontananze dei primi lavori del grande saxofonista statunitense. Invece Abstraction Is Deliverance, così si intitola il nuovo album uscito per l’etichetta Intakt Records, è il quinto lavoro dell’ormai consolidato James Brandon Lewis Quartet con Aruán Ortiz, al piano, Brad Jones al contrabbasso e Chad Taylor alla batteria. Accade lo stesso con Per 7, dove il sax di Brandon Lewis imperioso e possente porta a spasso il quartetto in atmosfere raffinate, calde e dai toni meditativi di un groove pacificato col mondo.

Il James Brandon Lewis Quartet in un'esibizione live, con quattro musicisti schierati davanti al palco.

E la stessa cosa si può dire di Even the Sparrow, il nastro scorre e le liriche melodie, di quelle che lo stesso Brandon Lewis definisce ballate, si susseguono  in infinite variazioni, ma con una continuità di fondo che, come già detto, viene da lontano. Del resto basta andare a riascoltare Molecular, Code of Being, MSM Molecular Systematic Music Live e Transfiguration, ed è facile ritrovare quel suono amico e confidenziale che fa di Brandon Lewis e del suo quartetto una delle formazioni più raffinate del jazz contemporaneo (e certamente una di quelle che incontrano il mio favore). Non si pensi però che questa continuità, si possa confondere con il concetto di monotonia (nel senso letterale del termine, beninteso). No, i toni non sono sempre uguali e nemmeno i ritmi che, per esempio, in Abstraction is Deliverance, subiscono una impetuosa impennata, mentre il seguente Multicellular Beings è un brano pacato e meditativo, dove l’avvolgente contrabbasso di Brandon Lewis dialoga in maniera serrata col piano di Aruán Ortiz, ma soprattutto con il rullante titillato dalle spazzole di Chad Taylor. Più libero (free?) e aleatorio è certamente Mr Crick e sulla stessa linea anche Left Alone. Ma questo splendido lavoro del quartetto di James Brandon Lewis, paradossalmente, non è fatto solo di musica, ad accompagnare il cd (o la sua versione digitale) c’è anche un testo di Teju Cole, scrittore afro americano che qualche anno fa ebbe una certa celebrità in Italia grazie a Città aperta, edito da Einaudi. La scrittura di Cole, che è anche fotografo e storico dell’arte, è visionaria e deve indubbiamente molto ad alcuni testi della Beat Generation, ma ha comunque una sua propria originalità e mi piace immaginare che Polaris, ultimo brano del disco, possa essere la più adatta colonna sonora per lo strampalato viaggio dei due protagonisti del racconto di Teju Cole, in compagnia di un CD che erutta suoni primordiali, muovendosi tra canyon urbani, montagne, boschi, deserti e spazi immaginari o siderali.

Disco bello e originale, con sorpresa letteraria raffinata che sembra volerci indicare quella direzione pluridisciplinare che, non solo nel jazz, sembra profilarsi sempre più chiaramente, dopo tanti sconfinamenti di stili e ibridazioni di varia natura.

Tracklist:
01. Ware (9:05)
02. Per 7 (5:01)
03. Even the Sparrow (5:18)
04. Remember Rosalind (6:28)
05. Abstraction Is Deliverance (6:12)
06. Multicellular Beings (3:23)
07. Mr. Crick (7:37)
08. Left Alone (9:24)
09. Polaris (7:54)

Photo © Palma Fiacco




 

 

 

 


 

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