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Dellacasa Maldive

dellacasa maldive: italian disco psycho pop

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Amore italiano, lo dice lui stesso, non è un disco facilmente catalogabile. Dopo tutta la sbornia It Pop di questi ultimi anni, una bulimia di uscite discografiche che non accenna minimamente a diminuire, nonostante solo alcune di queste siano effettivamente in grado di dire qualcosa di interessante, Riccardo Dellacasa si è preso un bel rischio: attivo già con Wemen e Verano, quindi due realtà non assimilabili al panorama sopracitato, approda finalmente ad un progetto personale e confeziona un lavoro dal sapore squisitamente retro, tutto rigorosamente analogico, dove chitarre e synth si fondono alla perfezione a ricreare un paesaggio estivo che contiene però già il presagio della fine imminente. Avevamo parlato con lui lo scorso autunno, quando erano usciti solo due singoli ed il progetto stava lentamente prendendo forma. Ora che Amore italiano è divenuto realtà, ci è sembrato normale riprendere la conversazione da dove l’avevamo lasciata. Ci siamo così incontrati al Madama Hostel, proprio di fianco a quell’Ohibò che è ormai sempre più un punto di riferimento della scena musicale italiana. Quel che ci siamo detti lo trovate qui.

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dellacasa maldive – Amore italiano (La Valigetta, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Lo aspettavamo, l’esordio discografico di Riccardo Dellacasa. Lo avevamo intervistato ad ottobre, colpiti dalla qualità dei due singoli di debutto, Genova e Davide e lo avevamo testato live più o meno nello stesso periodo, quando aveva aperto la data di Leo Pari all’Ohibò di Milano.

L’ex Wemen, che ha vissuto anche una lunga esperienza come bassista nella band di Verano, ha chiamato il suo progetto dellacasa maldive (così, tutto minuscolo), giocando ambiguamente sulla semantica del suo cognome e sulle suggestioni esotiche di un luogo che incarna da sempre i sogni di fuga dal mondo. Tutto è nato per caso, in verità: come ci aveva raccontato lui stesso nell’intervista citata: l’incontro a Genova, nella serata di un post concerto, con Davide, un ragazzo che se ne stava da solo a fumare su un pontile. Una chiacchierata lunghissima, durata quasi fino al mattino, il racconto di una vita intera e poi, al momento di accomiatarsi, la domanda: “Sei mai stato alle Maldive?”. Chissà se quel ragazzo ha già scoperto di aver ispirato, con le sue narrazioni, due singoli e addirittura un disco intero.

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dellacasa maldive: dalla mia cameretta ad un pontile di Genova [intervista]

Intervista di Luca Franceschini

Riccardo Dellacasa non è un nome nuovo, per chi bazzica da tempo l’ambiente dell’underground italiano. Già bassista dei Wemen e poi in forza alla live band di Verano (il progetto di Anna Viganò, ex Officina della camomilla), il polistrumentista varesino ha iniziato da diverso tempo a comporre canzoni da solo. È passato dall’inglese all’italiano, ha trovato i componenti giusti e ha creato dellacasa maldive, un monicker che unisce la suggestione semantica del suo cognome all’immaginario esotico di un luogo che ha da sempre rappresentato la fuga dal caos informe della realtà quotidiana.
Per il momento sono usciti solo due singoli, “Genova” e “Davide”, ma la freschezza retro del loro sound e la bellezza cristallina delle melodie sono state sufficienti a farmi innamorare di questo progetto. Così, qualche giorno prima di testarne la resa dal vivo all’Ohibò di Milano (occasione privilegiata per ascoltare qualche altro pezzo), ho raggiunto al telefono Riccardo che, in procinto di recarsi alle prove, mi ha raccontato qualche interessante retroscena degli inizi e mi ha svelato cosa succederà in futuro.

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Leo Pari @ Ohibò, Milano – 20 ottobre 2018 [opening dellacasa maldive]

Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Alessandro Pedale

Quest’anno l’Ohibò di Milano ci sta regalando emozioni a raffica. È vero, c’è il palco basso e si sta stretti però la birra è buona, si trova sempre parcheggio e, particolare non da poco, la resa sonora è il più delle volte buona, se non addirittura ottima. Ragion per cui, gira e rigira, almeno una volta la settimana mi capita di essere lì. Quindi, vero che di posti per suonare nel nord Italia ce ne sono pochi, ma non la farei neppure così, tragica, ecco.

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