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Max Fuschetto – Ritmico non ritmico (NovAntiqua Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mi hanno sempre affascinato le relazioni simboliche che intercorrono tra le diverse forme d’arte. Da quel che possiamo ascoltare, un’attrazione più o meno analoga deve aver coinvolto anche Max Fuschetto, oboista e compositore campano, soprattutto per ciò che riguarda la sua ultima uscita discografica. Il titolo, Ritmico non Ritmico, è già accattivante di per sé e la splendida immagine di copertina, indubbiamente scelta con cura particolare, ne sottolinea i contenuti. Fuschetto racconta di essersi in parte ispirato ad una serie di composizioni del pittore Paul Klee, il ciclo delle “Scacchiere” che impegnò parte della creatività dell’artista in modo particolare durante la prima metà degli anni ’30. Va da sé che Klee era anche un po’ musicista, violinista per la precisione, e che Karlheinz Stockhausen consigliava ai suoi allievi di composizione musicale proprio la lettura di un testo del pittore svizzero, Confessione Creatrice, pubblicato per la prima volta nel 1920. Nella serie delle scacchiere sono contenuti graficamente quelle alternanze tra figurazioni ritmiche – sequenza geometrica delle caselle, ritorni schematici di colore – e momenti più “caotici”, dato che i quadrati sono dipinti senza rigore geometrico e quindi appaiono un po’ tremolanti, spesso con segni e simboli indecifrabili che li animano e ne sovvertono l’ordine intenzionale. Anche nella pittura di Pollock, altro riferimento citato da Fuschetto, compare questa dicotomia tra il dripping, lasciato ritualmente cadere sulla tela seguendo un ritmo psichico interiore e la visione d’insieme del quadro completato. Questa superficie dipinta può sembrare, ad un osservatore superficiale, una raffigurazione decisamente caotica ma se paragonata alle immagini ottenute al microscopio elettronico di frammenti di tessuto cerebrale, si dimostra avere un’inaspettata, sconvolgente analogia con il medesimo. Un rispecchiamento inconsapevole, quindi, un analogon tra Natura e Rappresentazione che sembra quasi il prodotto di un atto stregonesco. Ritmo-Non Ritmo, Spazi, Misure, teoria del Caos Deterministico di Lorenz: la realtà si dimostra in un continuo divenire tra polarità opposte e Fuschetto ne ha colto non solo l’essenza teoretica ma anche il nucleo musicale rappresentativo, trasformando la contemplazione in azione, la riflessione in musica. Non si creda, però. che Ritmico Non Ritmico sia una pedissequa proiezione sonora di forme matematico-geometriche. In realtà quest’opera, meditata e di fruizione non difficile, è piena di sommovimenti emotivi, a volte di riflessioni crepuscolari. Musica che parla al cuore prima di tutto e che attraverso questo ci aiuta a pensare all’indeterminazione del sentimento e, per estensione, della Natura in sé, quella Natura che Bohr definiva “indeterminata”, addirittura esasperando le tesi in un certo senso già inquietanti della Fisica Quantistica di Hesenberg.

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Emiliano D’Auria Quartet feat. Luca Aquino – In-Equilibrio (Bandcamp, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Alcuni tra i titoli che compaiono in questo disco di Emiliano D’Auria (In- equilibrio) suggeriscono qualcosa che ha a che fare con l’attenzione, il non cadere nel vuoto, il mantenimento di una certa stabilità. Per un musicista potrebbe significare che non si voglia perdere il filo del discorso, che la musica dovrebbe saper districarsi tra momenti di tranquillità ad altri più dinamici. Insomma, come giustamente alludono D’Auria e colleghi in questo lavoro, l’importante è mantenere l’equilibrio. Ma quel trattino frapposto da “In” ed “Equilibrio” accende qualche riflessione ulteriore. Nella lingua italiana questa preposizione  allude a qualcosa che è contenuto in altro, oppure esprime un senso di negazione. L’equilibrio potrebbe quindi essere un ingrediente necessario in questa musica, oppure qualcosa da trascendere, lasciando libero il pensiero e l’estro di creare senza confini obbligati. Da qualsiasi parte si valutino queste considerazioni il risultato finale è un lavoro decisamente melodico, interessante e vitale, in cui si percepisce una sotterranea corrente pulsionale che vorrebbe acrobaticamente camminare sul filo ma nel contempo togliersi la soddisfazione di piroettare in aria senza rete. La formazione messa in opera dal pianista D’Auria in questo suo quarto lavoro comprende Luca Aquino alla tromba, flicorno e trombone, Giacomo Ancillotto alla chitarra, Dario Miranda al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria.

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