R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Quattro, / come il primo respiro, /quattro, / sono i corpi di me stesso, / le vite, gli umori, le stagioni / quattro / si nasconde dentro le mie emozioni / quattro, / sono i passi del vento / sono i segni del tempo / quattro, / come luce in cui ognuno crede”, ‘trappeggia’ Nanni Gaias nel brano Cerchio. Ascoltando l’album, le emozioni a cui allude, secondo noi, sono molte di più, musicalmente parlando. È presente, infatti, un’ampia gamma di influenze e sonorità da vari generi musicali. Quattro è, inoltre, il titolo dell’album, prodotto da Tŭk Music (dobbiamo davvero ricordare chi sia il nume tutelare di questa meritoria impresa musicale?!), anche se non è il “quarto” album del giovane musicista. Il nostro aveva pubblicato in precedenza solo un EP.

Il disco risulta molto fresco e attuale, e fotografa le sonorità del nostro tempo rielaborandole in modo davvero interessante. Un lavoro che si muove nelle “quattro” direzioni del vento della curiosità del suo autore: dal dub all’hip hop, dalla trap all’afro funk, dalla musica house al soul, dall’R&B a incursioni nel jazz; soprattutto quando il produttore e patron della casa discografica, Paolo Fresu (alla fine lo abbiamo nominato!), mette mano alla tromba e agli effetti elettronici. Nanni Gaias condivide con il celebre musicista quello che fu il primo strumento suonato nella banda del paese, e il luogo di nascita: Berchidda. Così, se hai passione per la musica, sei dotato e in più, sotto casa, abita un ricercatore di suoni e collaborazioni con giovani musicisti, che cosa fai? E non è tanto il jazz per il jazz. Le nuove leve da qualche decennio hanno ampliato la gamma sonora del genere, attingendo al pop, al rock, alla classica e alla contemporanea. Questo genere rappresenta più che altro un’attitudine, che lo porta a essere molto curioso verso altre sonorità, che avvicina e metabolizza in modo sapiente. Le dodici tracce dell’album sono il risultato felice di questi incontri.

Il giovane musicista ha composto tutti brani suonando batteria, tastiere, chitarra, synth bass e beat elettronici. Le collaborazioni a Quattro sono numerose e prestigiose.
Alle voci possiamo apprezzare un parterre di guest stars: Shaone nel rap napoletano Ind’all’anema (alla mente corrono suoi precedenti lavori con Daniele Sepe), Divine RBG nel contemporary R&B Be Wise (è da segnalare al beat programming e agli arrangiamenti la presenza di Dj Bonnot), Zamua nel dubbeggiante Respiro, Tormento in Sbaglio in loop.
Molto riuscito il modo in cui i fiati sono stati integrati nelle tracce, arricchendo il suono complessivo dell’album. Ogni volta è interessare ascoltare come l’autore abbia arrangiato la parte elettronica e quella acustica. Spesso accade che sul tappeto elettronico i musicisti improvvisino e basta. In questo caso, invece, gli arrangiamenti valorizzano entrambe le tipologie e di suoni. Per quanto riguarda questa sezione le collaborazioni si segnalano i sassofoni di Emanuele Contis, Vincenzo Saetta, Matteo Pastorino, Dario Cecchini; la bresciana Rusty Brass e le trombe di Antonio Meloni, Luca Aquino e, il già citato, Paolo Fresu; Filippo Vignato al trombone e Francesco Cotti Cometti alla tuba.
Particolarmente apprezzabile il lavoro delle chitarre di Giuseppe Spanu e Davide Angelica che, quando gliene viene data occasione, tracciano modi sonori molto interessanti. Pier Piras al basso elettrico e Sebastiano Dessanay al contrabbasso forniscono coloriture e corpo ai brani.

Ci auguriamo, quindi, che a questo lavoro ne seguano altri quattro e poi altri quattro, ma senza fretta. Le buone idee hanno bisogno di tempo per coagularsi. Ci si deve dare il tempo di far sedimentare quello che di nuovo suona nell’aria.

Tracklist:
01. Nigredo ‘lude (01:39)
02. Cerchio (03:54)
03. Cambio (03:10)
04. Albedo ‘lude (01:25)
05. Ind’ all’anema (04:12)
06. Be wise (03:52)
07. Citrinitas ‘lude (00:52)
08. Respiro (03:24)
09. Luce (04:50)
10. Rubedo ‘lude (02:04)
11. Sbaglio in loop (03:50)
12. Rubio (08:15)

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