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Tǔk Music

Dino Rubino – Time of silence (Tǔk Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

È il silenzio la condizione necessaria, ma non sufficiente perché la musica prenda vita. Mi hanno sempre affascinato i musicisti che sanno “far suonare il silenzio”, ovvero le cui pause silenziose o cui intervalli temporali, riempiti di silenzio, sono parte integrante del brano, della sinfonia, della sonata. È un esercizio estremamente difficoltoso, i cui risultati sono percepiti solo dalle orecchie e dalle menti degli spettatori più attenti. Come è noto, anche John Cage teorizzò molto sul silenzio, tanto da considerarlo il brodo di coltura del suono liberato dalla sua storia, dallo stile, persino dal gusto. Insomma il silenzio è molto fecondo per la musica, direi che musica e silenzio sono lo Yin e lo Yang dell’universo della sensibilità sonora.

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Paolo Fresu – Around Tuk @ Conservatorio Verdi, Milano – 24 ottobre 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

La rassegna JazzMi da anni regala agli appassionati di musica grandi emozioni e l’edizione 2021 non poteva essere da meno, con grandissimi interpreti sui palchi meneghini e domenica 24 il programma offriva, al conservatorio Verdi, il concerto di Paolo Fresu, con Around Tuk. Tuk Music è l’etichetta discografica, fondata dieci anni fa dal musicista sardo, con l’idea di produrre nuovi talenti del panorama jazz italiano e internazionale: cinque di questi talenti accompagnavano il trombettista nella serata milanese, Raffaele Casarano al sax, Sade Mangiaracina al piano elettrico, Dino Rubino al pianoforte, Marco Bardoscia al basso ed Enrico Morello alle percussioni.

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Gianluca Petrella | Pasquale Mirra – Correspondence (Tǔk Air, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Ci sono tromboni che sembrano essere in pace con il mondo: ne seguono il ritmo, ne assecondano la rotazione, senza omologarsi al suo ritmo. Quello di Gianluca Petrella è uno di questi. Se poi, a sottolineare e a ribadire ciò “che dice” il trombone, ci sono i tocchi di un vibrafono – quello di Pasquale Mirra – che sembra avere ciò che il fumettista americano Will Eisner chiamava “la forza della vita”, il gioco è fatto e non si smetterebbe mai di ascoltare questi due amici musicisti e musicisti amici; anzi due astro-musicisti che insieme fanno molto di più della somma di uno più uno. Bisogna ricordare che ascoltare questo magnifico lavoro che si intitola Correspondence edito dalla etichetta Tük Air ed uscito l’undici giugno scorso, è come ascoltare un’orchestra intera anche per un “quid” di altre sonorità strumentali non proprio trascurabili. In particolare Giulietta Passera alla voce e autrice del testo di Night Shift, Kalifa Kone al talking drums, n’goni e calabash, Blake Franchetto al basso elettrico, Danilo Mineo alle congas, bongos, krakabs ed effetti, Simone Padovani alle percussioni e Primo Zanasi al drum beat. Queste le informazioni, veniamo ora all’ascolto e ai sentimenti.

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Sade Mangiaracina – Madiba (Tǔk Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Mi trovo spesso, in questi ultimi anni, a considerare la presenza di giovani musicisti sempre più preparati e creativi, soprattutto di casa nostra. Molti di loro in prima linea sul fronte dell’avanguardia, altri più vicini ad una certa forma armonica più classica e tradizionale. Tra questi ultimi anche Sade Mangiaracina, pianista trentacinquenne originaria di Castelvetrano. Vantando una solida preparazione tecnica sia classica che jazzistica la pianista siciliana si presenta con il suo secondo disco per l’etichetta Tǔk Music, casa di produzione musicale creata dal trombettista Paolo Fresu e attiva ormai da una decina d’anni. Mangiaracina, vuoi per il suo curriculum ricco di numerosi concerti in giro per il mondo e vuoi per gli svariati intrecci collaborativi, si gioca la carta di una musica fluida nei suoi fraseggi e aperta a disparate influenze. Si notano, nel suo sviluppo sonoro, abbondanti reminiscenze classiche, soprattutto in certi passaggi pianistici di impronta quasi romantica, mescolati con influenze jazzistiche a testimoniarne l’eclettismo compositivo. 

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Stefano Tamborrino – Seacup (Tǔk Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Sarà perché le creazioni eccentriche mi attirano sempre (il primo brano si intitola Coda), ma non vedevo l’ora di ascoltare con attenzione l’ultimo lavoro di Stefano Tamborrino. E infatti, il mio istinto non mi inganna mai, sono bastate poche intense battute (anzi colpi di “Coda”), per farmi innamorare di Seacup prodotto per l’etichetta Tūk Music di Paolo Fresu. Per questo esordio, il batterista toscano ha messo insieme una band originale per composizione strumentale e raffinatissima per la qualità dei musicisti: Ilaria Lanzoni al violino, Katia Moling alla viola, Dan Kinzelman al sassofono, Andrea Beninati al violoncello, Gabriele Evangelista al contrabbasso e, naturalmente, Stefano Tamborrino alla batteria. Atmosfere invernali, interiori, profonde come quelle di acque nordiche, già dal primo brano che si confermano tali con i successivi intensi e poetici brani come Escher e Purple Whales che rimanda, anche semanticamente, a grandi e profondi spazi fisici e mentali. Un’atmosfera molto “string” che sa di mitologie nordeuropee, ma anche di raffinate culture musicali che inglobano musica colta, litanie popolari, lirismi e saghe misteriose, dove anche voci mistiche sembrano evocare spiritualità e voglia di inabissarsi nell’Essere. Il pizzicato di Purple Whales sembra essere la rappresentazione sonora di questo desiderio di stimolare l’anima per non farla dormire, per muoverla verso la profondità dell’emozione.

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