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Richard Barbieri

Richard Barbieri – Under A Spell (Kscope, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

È passato molto tempo dalla fine dell’avventura dei Japan, all’incirca una quarantina d’anni. Tutti gli elementi del gruppo, da allora, hanno avuto un’evoluzione musicale interessante, primo fra tutti l’eclettico David Sylvian. Purtroppo la morte prematura del bassista Mick Karn ha impedito a quest’ultimo di continuare la propria carriera artistica. Richard Barbieri invece, arrivato al sessantaquattresimo anno di età, è passato attraverso molteplici esperienze culminate sia come solista e sia come membro dei Porcupine Tree, una delle rock band più affascinanti e sperimentali di questi ultimi decenni. La matrice di base di Barbieri è rimasta in qualche modo legata tanto all’impronta elettronica quanto a quella particolare chimica sonora che aveva segnato l’esperienza Japan, cioè un tappeto armonico-ritmico su cui voci e strumenti solisti si connettono intimamente realizzando un amalgama rarefatto e sognante, omogeneo nella forma, senza brusche sterzate verso dissonanze inaspettate. Proprio questa uniformità d’intenti è ciò che caratterizza il quarto lavoro solista di Barbieri, Under A Spell.

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Richard Barbieri – Planets + Persona (Kscope, 2017)

R E C E N S I O N E


Articolo di Savino Di Muro

Planets + Persona è il terzo album solista del tastierista inglese Richard Barbieri, già co-fondatore dei Japan e successivamente nei Porcupine Tree  di Steven Wilson. La sua capacità di comporre paesaggi sonori e tessiture avanzate ha portato alla realizzazione di album in collaborazione con Steve Hogarth (Marillion), Steve Jansen e Mick Karn (Japan), nonché Tim Bowness (No-Man).

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