Adam Green @ Longlake Festival – Lugano, 4 Luglio 2016

Postato il Aggiornato il

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Intervista e immagini sonore di Roberto Bianchi

Nella suggestiva location del Boschetto Ciani, all’interno dell’omonimo parco affacciato sul lago di Lugano, ha fatto tappa il Tour europeo di Adam Green, geniale artista newyorkese di cui ho recentemente recensito la colonna sonora del film Aladdin (leggi qui l’articolo).

Grazie alla squisita disponibilità di Filippo Corbella, organizzatore degli eventi musicali all’interno della rassegna estiva Longlake Festival Lugano 2016, ho avuto la possibilità d’incontrare e intervistare il musicista.

L’area recintata del boschetto, abbellita da arredi vintage, poltrone, sdraio, tavolinetti, roulotte trasformata in punto di ristoro, è un luogo rilassante, molto accogliente. Come direbbe Aladino: c’è un’atmosfera da fiaba.

Con questi presupposti, poco dopo le 20:00, mi sono accomodato intorno ad un tavolo con il simpatico Adam e il mio giovane collaboratore Luca Colombo, indispensabile interprete poliglotta.

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L’intervista:

Adam, è un piacere conoscerti, e vedere finalmente un tuo spettacolo. Purtroppo abbiamo poco tempo a disposizione quindi cercherò di essere sintetico, selezionando le domande più intriganti.

Si sono sprecati aggettivi sul tuo talento: A trentacinque anni, ti diverti di più a fare il musicista, il pittore, lo scrittore, l’attore o il regista?

Nella mia ultima pellicola ho cercato di combinare tutto insieme: cinema, musica, arte e scrittura testi. Per me la combinazione di tutti questi fattori è il massimo, il top. Credo che girare un film in questo modo dove tutto è “handmade” sia fantastico. Questo film deve essere considerato come una reazione diretta al movimento del Dogma 95, nato da Lars Von Trier e i suoi amici, movimento che è finalizzato al rodaggio di film realistici attraverso l’impiego di regole ben precise, che devono essere seguite. Tra queste si possono citare: vere locations, divieto di utilizzo di oggetti di scena, assenza di una colonna sonora e di musica in background. Tutto è terribilmente realistico, troppo! Ecco, il mio film generalmente può essere considerato l’opposto dei film Dogma 95. I miei film sono innaturali, completamente fatti a mano, non c’è nulla di realistico, tutti i dialoghi sono doppiati, anche quelli recitati da madrelingua inglesi. La componente sonora è dominante. In quest’ottica posso affermare che il mio intento è di portare il pubblico in una dimensione irreale.

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Sei stato un attivo esponente dalla corrente newyorkese anti-folk. E’ ancora vivo il movimento?

Sì, in un certo senso sì!  Tutto cominciò negli anni ’80 quando si originò il punk-folk, in contrasto a quella che era la scena folk newyorkese di quei tempi. Io sono sempre stato interessato alla scena anti-folk, sebbene sia cresciuto con quegli artisti che la gente definisce come appartenenti alla generazione del 1999 come Turner Cody, Diane Cluck, Toby Goodshank. Con tutti ho mantenuto i contatti e i rapporti, cerco sempre di coinvolgerli nei miei progetti. Mi sento sempre e comunque parte della comunità anti-folk, anche grazie a loro, alle persone che conosco. Ogni volta che scrivo una nuova canzone tutto riparte dalle origini.

Collabori ancora con Kimya Dawson?

Ho visto Kimya due giorni fa, siamo amici. Stiamo pensando di fare qualcosa insieme, magari di nascosto (risata). Le canzoni dei Moldy Peaches erano nostre, private, ed è divertente che ora siano ascoltate da molte persone. Sarebbe grandioso registrare segretamente con lei per dieci anni, e poi pubblicare tutto, osservando la reazione del pubblico!

Nel film “The Wrong Ferarri” hai inserito “Mi Ritorni In Mente” di Lucio Battisti. E’ una tua scelta, o una contaminazione derivata da qualche amico italiano?

E’ una mia scelta, anche se devo ringraziare Francesco Mandelli (presente al concerto), che mi ha fatto scoprire Lucio Battisti. Mi Ritorni In Mente è una canzone che sembra epica, magnifica. Non è mai stata cantata negli stadi, ma sembra che effettivamente lo sia. Sono nello stesso tempo innamorato e ossessionato da questo brano. Adoro le composizioni di questo tipo, come The Soft Parade dei Doors o Bohemian Rapsody dei Queen, canzoni che mutano nel loro sviluppo.

Nove Album, come Aladdin, quanto c’è di autobiografico nel tuo film?

Tutto direi …. (grande risata).

Quali canali di distribuzione ha Aladdin ?

In questo momento puoi noleggiare o acquistare online il film collegandoti al mio sito (https://adamgreensaladdin.vhx.tv/), oppure  tramite i canali iTunes (anche con sottotitoli in italiano) e Amazon Video On Demand (USA-UK) . Ovviamente trovi il Dvd e la colonna sonora durante i miei concerti.

Una curiosità commerciale: Adam ha definito una collaborazione con la stilista Mick Dulce, che produrrà in edizione limitata cappelli di qualità, strettamente ispirati alle scenografie del film (http://michdulce.com/shop/).

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Ho in programma svariati concerti in giro per l’Europa durante l’estate: sarò in Italia (Vasto 21 e 22 luglio), Gran Bretagna, Austria, Francia e Germania (http://adamgreen.info/tour/).

Il disco che non smetteresti mai di ascoltare?

Ora come ora sto ascoltano molto Brother Osborne e Darius Rucker, ma l’album che non smetterei mai di sentire probabilmente è ……. (lunga pausa riflessiva) Death of a Ladies’ Man di Leonard Cohen.

Grazie Adam, sarà un piacere vedere il tuo show.

Grazie a Te per l’interesse dimostrato, e per la tua precedente recensione.

 

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Il concerto:

I Coming Soon, gruppo di Annecy con alcune esperienze discografiche alle spalle, salgono sul palco alle 21:15 intonando le note dell’intrigante Fix My Blues (da Alladin) e anticipando di pochi secondi l’ingresso di Adam Green, che appare con tanto di camicia da rivoluzionario francese, gilet e cappellino bordò.
La voce baritonale del cantante intona le prime note e c’è subito il tributo dalle 400 persone presenti.
Green è un personaggio istrionico, follemente carismatico: balla, corre lungo ogni angolo del palco e coinvolge il pubblico, sporgendosi spesso dal palco.

La scaletta propone un riassunto della discografia di Adam, che ripropone brani da Friend of Mine (2003), Gemstones (2005), Jacket Full Of Danger (2006), Sixes and Seven (2008) e Minor Love (2015). Ovviamente non mancano i migliori brani di Aladdin.

A metà concerto concede alla band di supporto un intermezzo che prevede tre brani del loro repertorio, a me sconosciuti ma gradevoli.

Adam ritorna sul palco e propone un intermezzo “intimista”, con il solo supporto di Adrien Cassignol alla chitarra elettrica, regalandoci le intense interpretazioni di Leaky Flask e Friends of Mine.

Rientra il gruppo per la vitale e coinvolgente sessione finale, che riprende da Never Lift A Finger e si conclude con l’apprezzata Jessica, cantata in coro dagli spettatori.

Ma non è finita, acclamato dal pubblico, rientra per il richiestissimo bis che inizia con un omaggio a The Moldy Peaches con Who’s Got The Crack e comprende anche il suo primo successo da solista: Dance With Me.

Sono mancati gli ospiti a sorpresa, cui spesso ci ha abituati, ma è stato un gran bel concerto. Le due ore sono scivolate in un attimo: forse per magia, o forse per le qualità di Adam. Chissà?

Set List:

Fix My Blues
Bluebirds
Chubby Princess
Novotel
We’re Not Supposed To be Lovers
Me From Far Away
Buddy Bradley
Gemstones
Tropical Island
Nature Of The Clown
Emily
Leaky Flask
Friends Of Mine
Never Lift A Finger
Give Them a Token
Nat King Cole
Drugs
Morning After Midnight
Jessica
Who’s Got The Crack
Here I Am
Dance With Me

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