Crystal Kung – Il piccolo vagabondo (Bao Publishing, 2018)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Un viaggiatore che non riesce più a orientarsi, una pittrice di strada a cui nessuno chiede ritratti e un fotografo alla ricerca di mostri leggendari. E ancora un anziano che passeggia solo su un molo e una ragazza in una città dove tutti vivono con una gabbia per uccelli al posto della testa.

A scivolare tra queste storie, tra città affollate dove regna la solitudine e luoghi desolati che sembrano nascondere una vita dirompente, un giovanissimo viaggiatore prosegue instancabile. Sembra sapere dove ci sia bisogno di lui in giro per il mondo ed immancabilmente spunta, armato unicamente del suo sorriso e pronto a prendere per mano un’umanità che sembra non sapere più che direzione prendere.
Da un semplice sguardo, da un disegno, da un ombrello offerto sotto la pioggia, questo misterioso bambino offre l’occasione a chi si trova davanti di tornare a guardarsi, di recuperare qualcosa che sembrava smarrito e che, invece, era proprio sotto il naso.
Questo è Il piccolo vagabondo, primo graphic novel della taiwanese Crystal Kung, con cui sta rapidamente conquistando i lettori di tutto il mondo, portato ora in Italia da BAO Publishing. Storie su carta stampata che sembrano collane di cortometraggi in cui l’unica regola che vige è quella del silenzio.


Non una sola parola per tutto il libro: i personaggi e il mondo che li circonda ritornano ad una dimensione di gestualità elementare, in cui una mano tesa o stretta, una smorfia o un sorriso, sono capaci di raccontare una storia che mille discorsi non sarebbero capaci di rendere in tutta la sua emergenza. Non solo loro, ma anche il lettore sembra invitato a questa condizione, come fosse il prerequisito necessario per comprendere e seguire le vicende che al suo interno vi sono raccontate. Ci invita a guardare all’essenziale, senza che nulla distolga dal cuore di ogni vicenda. Magari perché l’unica cosa a cui mira il nostro piccolo protagonista sembra essere il cuore di ciascuna delle persone che incrocia nel suo continuo peregrinare da un luogo all’altro senza mai rimanere e senza mai appartenervi: incontrare il loro passato o lasciarli stupefatti di un presente che sembra non avere nulla da offrire, così da far riscoprire il futuro.
Questa è la sfida che Crystal Kung sembra lanciare a chi legge. Quanto bisogno c’è nella quotidianità di ciascuno di incontrare un piccolo vagabondo che ci insegni come tornare a vivere?

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