R E C E N S I O N E


Articolo di Andrea Furlan

Non puoi discutere con il vento, quando il vento decide di soffiare, non puoi parlarne con la pioggia, non ragionerai mai con la neve, è così e basta, non importa quello che puoi credere, il sole sorgerà, poi il sole se ne andrà.” Le cose accadono indifferenti alla nostra vita e al nostro tempo, possiamo solo accettarlo e sentirci parte del flusso. “Forse ci sforziamo troppo di comprendere, forse non capiremo mai la battuta”, però ci siamo, nel qui e ora del tempo che ci viene concesso, “tutto ciò che abbiamo sono verità e fede, e con un po’ di fortuna, un po’ di grazia, e queste promesse che l’amore vince alla fine, qualsiasi istante può cambiarti la vita”. Ci crediamo. Grazia e bellezza sono le sole armi che ci salveranno. “Siamo tutti diretti verso lo stesso ignoto, perciò se vedi qualcuno che ha bisogno di un amico, che pensa che il dolore non finirà mai, aiutalo a rialzarsi quando la vita lo butta giù”. L’accettazione serena di ogni accadimento e la visione positiva dell’esistenza sono indice di grande saggezza, conquistata nel comprendere che “non c’è niente da capire, è semplice come il fatto che respiri […] il Buddha rosso sorride ogni volta che (ci) rendiamo la vita migliore, ogni volta che cerchiamo di rispondere quando chiama la gentilezza”. Semplice: “rilassati e inspira la luce”.

Foto © Paolo Brillo

Alla chiamata della gentilezza Jaime Michaels risponde con ciò che gli riesce meglio: la sua musica armoniosa, aggraziata, e uno storytelling prezioso che svela una marcata sensibilità nel trattare tematiche forti come l’amore per la vita, il dolore per la perdita di un amico, la riflessione sul tempo che passa, le cadute e le risalite che, nostro malgrado, ci riserva il cammino, i desideri e le speranze che ci riempiono il cuore. “Ho cantato le mie preghiere con corde e legno” ammette candidamente riassumendo con profonda semplicità il suo essere artista, “tutto ciò che offro al grande ignoto è un cuore pieno d’amore in mucchio d’ossa”.

Pubblicato dalla benemerita Appaloosa, etichetta italiana sempre molto attenta a coltivare i tesori nascosti nel terreno fertile delle praterie americane, If You Fall è il tredicesimo capitolo di una lunga carriera, cominciata in tenera età quando Michaels incontra il folksinger Tom Rush, cui seguono gli anni di gavetta nei pub di Boston e la creazione di una rock band, The Truly Dangerous Swamp Band. La svolta definitiva avviene sul finire degli anni novanta quando, lasciato il mondo del rock, nel ’97 si trasferisce a Santa Fe (New Mexico) e si dedica esclusivamente al mestiere di cantautore, il suo primo amore, attività che non manca di regalargli diverse soddisfazioni e il plauso crescente della critica. L’ulteriore tassello da aggiungere alla sua vicenda artistica è l’amicizia con Jono Manson, poliedrico musicista e produttore statunitense, legato da molti anni all’Italia, più volte alla cabina di regia nei suoi dischi.

In tempi recenti ho molto apprezzato Once Upon A Different Time (2016, sempre per Appaloosa), album di pregio, firmato da un Michaels in ottima forma che sfodera una serie di brani di rilievo (cito a caso la perla deliziosa di A little more con l’acustica di Paolo Bonfanti e l’hammond di Pippo Guarnera o la pulsante Circling Around).

Tre anni dopo If You Fall prosegue sulla stessa lunghezza d’onda di un’Americana dalle coordinate folk rock decisamente gradevoli e ispirate, dove il songwriting di Michaels eccelle sia nei toni morbidi e riflessivi delle ballate, preponderanti nell’economia dell’intero lavoro, che nelle sporadiche accelerazioni elettriche orientate verso un country rock speziato qua e là da accenti jazz, rock’n’roll e, perché no, tex-mex. Intorno alla voce e alla chitarra acustica del titolare, la produzione di Jono Manson ha raccolto una band di tutto rispetto che esalta con preziose sfumature e ricami il bel sound del disco (inciso, tra l’altro, ottimamente): al basso troviamo Ronnie Johnson (James McMurtry), alla batteria Paul Pearcy (Jerry Jeff Walker, Jimmie Dale Gilmore), alle chitarre, mandolino e steel Jon Graboff (a lungo nei Cardinals di Ryan Adams), alle tastiere e alla fisarmonica il compagno di scuderia in Appaloosa Radoslav Lorkovic e la brava Claudia Buzzetti ai controcanti.

Le storie cantate da Michaels scorrono piacevolmente come l’acqua fresca di un torrente di montagna e sono intrise dall’atmosfera intima e coinvolgente profusa dalla sua voce dolce e gentile nel fluire sereno di melodie limpide e lineari, sorrette dal contesto per lo più acustico degli arrangiamenti, cui l’attenta produzione di Manson e il significativo contributo dei validi musicisti che lo accompagnano conferiscono momenti di particolare bellezza e intensità. Ecco quindi i colori pastello di Any Given Moment, le riflessioni agrodolci di I Am Only (What I Am) e Red Buddah Laughs, la raffinatezza sognante di Almost Dedalus, il giro blues della saltellante So It Goes, il pulsare elettrico di Carnival Town (episodio dove lo zampino di Jono Manson è più che evidente che mai) e della toccante If You Fall, il divertissement cajun di Bag o’ Bones.

Ai brani autografi si aggiungono tre cover degne di nota che non fanno altro che confermare il giudizio assolutamente positivo da attribuire al disco. Formidabile la versione in lingua inglese di Rimmel (tradotta con l’aiuto di Andrea Parodi, Jono Manson e dello stesso Francesco De Gregori), inusuale nel percorso inverso dall’Italia all’America, che il nostro rilegge in chiave country rock con estrema naturalezza e vigore. Struggente They Call Me Hank, una delle più belle composizioni del compianto Greg Trooper, che Michaels esegue con palpabile emozione e il sostegno del brillante interplay tra il mandolino di Graboff, la fisarmonica di Lorkovic e il dobro di Paolo Ercoli. In chiusura l’intrigante versione di Snowing On Raton, intensa ballata del grande Townes Van Zandt, suggella con cristallina bellezza un album molto ben riuscito.

Jamie Michaels è indubbiamente un outsider, fuori dal circuito dei grandi numeri, ma in un mondo ideale il suo nome meriterebbe un’attenzione maggiore. Lo testimonia il fascino discreto di If You Fall, una bella sintesi di canzone d’autore genuina e sincera, con tutte le carte in regola per entrare nel cuore di ogni estimatore della Musica creata con corde, legno e parecchia anima.

Tracklist:

if you fall

any given moment

red buddha laughs

bag o’ bones

almost dedalus

rimmel

so it goes

i am only (what i am)

they call me hank

you think you know

carnival town

snowing on raton