R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Usciva più di un anno fa un’opera importante e ambiziosa, che le nostre orecchie hanno captato colpevolmente molto in ritardo. Si tratta del secondo lavoro del pianista e produttore musicale Ze in the Clouds, al secolo Giuseppe Vitale, Oportet 475 pubblicato da Tuk Music.
Chi scrive si chiede quale possa essere la forma migliore di critica, per trattare un album del genere. Possibile che la forma poetica riesca a dire più di quello che farebbe la prosa? Si è mai letta una recensione musicale in forma poetica?
Che cosa ne direbbe il direttore della rivista? Emoji con faccine dubbiose… perplesse… MOLTO titubanti! Mmm, meglio non abusare della sua disponibilità, meglio stare nel medio, dove si dice ci sia tanta, ma tanta virtù. Almeno due sacchetti belli pieni di virtù, ma non quelli dell’umido che sono piccoli, quelli della “spesona” che si fa ogni due settimane. Quindi tanta tanta virtù!
Non si prenda questo divagare per un vagolare privo di direzione. Oportet 475 parla, anzi suona del modo di essere del suo autore. L’album sollecita balzi da uno stato di pensieri a un altro di emozioni.

Oportet 475 decolla raso terra
filtrato rielaborato dolceacre
nessuna materia, tanto meno quella sonora,
resta mai ciò che è. 
“La vita deve essere?” si chiedeva Beethoven,
altrettanto fa Ze-Vitale.
Allora deve /// essere o non essere?
No, questo, non se lo chiedeva
né il sordo tedesco,
né il giovane di Mortara, Vitale-Ze.

Un album che condensa generi decentrato e febbrile. Un continuum su pentagrammi di differenti compositori. Epoche che si abbracciano, anche grazie alla produzione dell’artista musicale LNDFK (pronunciatelo come vi riesce! Io dopo 475 tentativi ho desistito). Compositori che non si sono mai conosciuti né incontrati, vissuti a centinaia di anni di distanza, eccoli spalleggiarsi e ispirare alcune sequenze di questo album.
Nelle tredici tracce ogni cosa si combina hic et nunc. Un nunca mas dell’erba del vicino più verde di quella del mio. Ze in the Clouds l’erba del vicino l’ammira, l’annusa e… se la prende. Ci fa impianti, innesta nuovi fiori e la meraviglia che ne viene non è paragonabile neppure ai fiori del giardino del re. Piuttosto alle meraviglie di Alice nel paese delle… (glissiamo sul finale del titolo per evitare ripetizioni, che sarebbero nienteniente belle!). 

FuturoPassatoPresente sintetizzati in un
Pianoloso veloce // track 06
corre il gesto, tasta scorre RItasta
il suono, quello che riconosci, eri piccolo
il giradischi suonava, rotellava il vinile nero;
ah quella musica, quella musica.
Ci hanno messo Le ondes, mar te not // track 05
roba dell’altro MODO || mood, robe rutilanti

Ze in the Clouds vuole che questo Oportet 475 sia un quadro. Un istante di vita. Frammenti di vetri colorati che brillano e risuonano al chiarore del sole, che viene cullato da una materna mezza luna.
La semplice complessità del respiro che nel petto trattiene almeno 47 dozzine di lacrime e 5 sospiri, però di quelli profondi. Le contraddizioni? Uff, di queste ne abbiamo almeno… 75 fratto 4. Gli umori chiaroscuri, per iniziare, 4, ma a salire per 7 e poi 5.
Così il suono acustico del pianoforte viene slabbrato di continuo da beat, farraginose sequenze noise, campionamenti su cui il nostro innesta un frammento orchestrale che riporta momentaneamente ogni nota al “posto giusto”, ma solo per qualche battuta, poi si riprende per un’altra direzione.
Datemi un equilibrista di questa dannata esistenza, vi disegnerò la più frastagliata delle innevate creste montane. Dai un passo, poi un altro. Uff, che fatica. Eppure, se coniughi ogni pesantezza di questo esistere in arte sonora, allora a qualcosa saranno valsi i tuoi anni “mugugnosi”.

Mortara – Una catena di gesti appiattiti e monodimensiali // track 09
Zeee, ZEeEe Ze-ZE
scuote le spalle è già altrove, adesso
Ze in the Clouds immanente sfuggente
così presto annoiseato, cambia di passo
da un elettrojazzYco a uno psichedeclassiKo
è già altrove. Un altro DOVE?
Quello che gli RI-suona meglio
FamA faaaame famE…
Ehi, Ze, la morte si avvicina!
Mangiamo anche LEI

Per chiudere. Hanno dato “suoni altri” a questo album insigni, esimi, illustri musicisti quali Paolo Fresu alla tromba e agli effetti (ha voluto giustamente pubblicare questo album con la sua casa discografica!) e Uri Cane al Fender Rhodes (mamma mia quanto amammo, amiamo e ameremo il suo Bedrock³. Perché lo citiamo in questa recensione è presto detto: ascoltatelo e comprenderete. Ovviamente con le debite differenze di stile!), Edoardo Battaglia e Gianluca Pellerito alla batteria, Francesco Fabiani alla chitarra e la già succitata LNDFK.

Tracklist:
01. Buffering Proem (feat. LNDFK)
(3:05)
02. Pure Got Awry (2:02)
03. Venus on the Floor (3:04)
04. La maison de l’enfant en fleur (3:01)
05. Les ondes, mar te not (2:32)
06. Pianosolo veloce (1:18)
07. Revenge Bloom (2:55)
08. Before the Tulips Die (2:30)
09. Mortara – una catena di gesti appiattiti e monodimensionali (0:43)
10. Fame Usque Mortem (feat. Paolo Fresu and Uri Caine) (2:41)
11. Scena 2 (2:25)
12. Persino mi fingevo Ulisse nel dolore (3:54)
13. Reset defined (feat. LNDFK)
(1:10)

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