R E C E N S I O N E


Articolo di Monica Gullini

Che i Calibro 35 siano eccelsi musicisti è innegabile, ed Exploration – viaggio interminabile tra melodie conosciute, compositori noti, sigle e inediti – è un lavoro raffinato e curato nei minimi dettagli. Il fido Rondanini già dai colpi di Reptile Strut preannuncia un cammino che non sarà affatto breve, arricchito da venature funky e dal geniale Gabrielli che ammanta tutto di fiati. Se in Jazzploitation i nostri si erano spinti in territori diversi, qui l’incursione tocca vette esplorate ma riarrangiate con grandissima maestria.

Basti pensare a Discomania, omaggio afrobeat alla sigla di 90° minuto e a chi l’ha composta, Piero Umiliani. «Ci sono pezzi in cui incappiamo quasi per caso ma rimangono nella nostra memoria indelebilmente, entrando a far parte di noi. Discomania – che fu sigla di 90° Minuto quando eravamo bambini – è decisamente uno di questi. Lo conosci e quasi non ci fai caso ma quando ti fermi ad ascoltarlo per bene ti si apre un mondo». Non a caso, il video viene girato nel Sound Work Shop, casa artistica di Umiliani. «Amiamo da sempre il Maestro e da qualche anno siamo quasi di famiglia con le figlie Alessandra ed Elisabetta che recentemente hanno rimesso in piedi quel paradiso del sound work shop a Roma che era lo studio del padre, dove sono nate molte tra le colonne sonore che più amiamo. Con Discomania, Umiliani, dietro ad una semplicità apparente, ci ha regalato un tema super memorabile. Per questo lo puoi prendere, declinare in altri modi ma il brano ti segue e rimane sempre incisivo. Così ci siamo messi a giocare e nel farne una “versione Calibro” abbiamo deciso di discostarci abbastanza dalla forma originale, portandola in un territorio afrobeat». Nautilus e il suo groove ammaliante rendono onore alla traccia originale e al suo autore, Bob James, mettendo da parte il jazz rock dell’inizio e abbandonandosi a un ipnotico funky, scandito a perfezione dalla batteria di Rondanini e dal piano. Sembra quasi di perdersi nella magia, specie sul finale, ma è una fugace boccata d’aria, perché Jazz Carnival e la sua frenetica samba ci regalano un mondo diverso, fatto di inseguimenti e ritmi indimenticabili. Un altro pezzo usato come sigla televisiva, quella di Mixer di Giovanni Minoli, sottolinea nuovamente il carattere cinematografico dell’opera. Torna a fare capolino il maestro Umiliani con una rilettura jazz e misteriosa di Gassman Blues, traccia dalle ampie campiture in cui si alternano pulsazioni uptempo e momenti più distesi in cui gli strumenti dialogano in maniera profonda e rilassata, per poi riprendere quota nel finale. L’atmosfera misteriosa creata dall’omaggio a I Soliti Ignoti permane in Pied De Poule, secondo brano inedito dopo quello di apertura: sembra quasi di trovarsi di fronte a un lungometraggio patinato, a metà strada tra il poliziottesco e il b movie tanto caro a Tarantino. Qui convivono anime jazz e funky che strizzano l’occhiolino all’ascoltatore immergendolo in un incantesimo senza fine. Torna il jazz funk con Chameleon di Herbie Hancock, inconfondibile nei riff e nei fiati del maestro Gabrielli, a cui alterna un onirico synth. Puntuale e precisa è la batteria nello scandire il ritmo, mentre basso e chitarra dialogano ora col sax, ora con le percussioni che prendono velocità e si allontanano. Il suono nel finale è distorto e frenetico e sottolinea quanto studio ci sia anche in questo momento puramente improvvisato. In Mission Impossible c’è tutto il divertimento e la voglia di esplorare di quattro musicisti superlativi, impegnati ora a seguire il canovaccio della loro maestria senza stravolgere l’originale. Il riff che apre The Twang, terzo inedito della band, amalgama funky, jazz e psichedelia. Basso e fiati condiscono una ricetta già infallibile di suo fino a renderla cinematografica: immaginiamo l’ennesimo inseguimento, i ladri a viso coperto e un bottino cospicuo, istantanea che ritorna nella frenetica Coffy Is the Color, resa più misteriosa dalla voce distorta. Persino Roy Ayers si sarebbe divertito a “riascoltarsi”, così come Lucio Dalla, protagonista dell’omaggio che chiude il disco. Il groove coloratissimo di Lunedi Cinema, impreziosito dall’interpretazione canora di Marco Castello, è una delizia per le orecchie: tutto nel brano è perfettamente bilanciato, la linea di basso onnipresente e ipnotica, il sax gioioso, la chitarra e le percussioni che si rincorrono.

I Calibro 35, ovvero Enrico Gabrielli, Tommaso Colliva, Massimo Martellotta e Luca Rondanini salutano il pubblico in un’esplosione di suoni e colori, consapevoli di aver esplorato angoli musicali con la verve di chi fa delle note il proprio pane quotidiano. Exploration è un lavoro coinvolgente e mai banale, che non snatura le versioni originali ma le rielabora con maestria e rispetto, inchinandosi di fronte ai maestri. Traspare l’entusiasmo e la voglia di cogliere sfumature nuove, aggiungendo le proprie suggestioni con semplicità e naturalezza. Non resta che prestare orecchio e chiudere gli occhi: in fin dei conti, per viaggiare bastano un vinile e una puntina.

Tracklist:

  1. Reptile Strut
  2. Discomania
  3. Nautilus
  4. Jazz Carnival
  5. Gassman Blues
  6. Pied De Poule
  7. Chameleon
  8. Mission Impossible
  9. The Twang
  10. Coffy Is The Color
  11. Lunedì Cinema


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