R E C E N S I O N E
Articolo di Monica Gullini
In attesa che la musica mi sorprenda di nuovo. Recita così il titolo del secondo album di Umbaca, al secolo Thomas Umbaca, giovanissimo pianista e musicista lombardo. Cosa sappiamo di lui? Mostra un innato talento per la composizione e l’improvvisazione sin dalla tenera età e con gli anni il suo linguaggio espressivo acquista ulteriore forza e potenza. Dopo gli studi classici presso il Conservatorio G. Verdi di Milano, frequenta i corsi di pianoforte Jazz dove studia con importanti figure del panorama italiano. Numerosi i festival e le rassegne a cui ha partecipato: PianoCity Milano, Roccella Jazz festival, Armonie d’Arte Festival, Museo del ‘900 di Milano, Castello Sforzesco di Milano, Monza Visionaria, tanto per citarne alcuni.

Dopo un esordio interessante (lo trovate qui) pubblica il suo secondo lavoro, Waiting for music to Surprise me again ed è affidato a Stream il compito di aprire le danze. StreAM, un flusso di pensieri, quello scorrere tanto caro a Joyce e Wolf, un fiume che ci porta lì, su una spiaggia vuota, in mezzo a gabbiani rumorosi: è proprio lì che comincia tutto, dove il mondo respira fragorosamente. Il piano danza e una voce lo segue malinconica, per poi continuare il suo lamento in Omnibus, mentre i tasti salgono e scendono. Me lo immagino così Thomas, mentre spinge il capo all’indietro, coi ricci scuri e la mente altrove, concentrato a dipingere un mondo dopo il mondo che non concede sconti. È con Float! (Best Way to) che tutto torna al punto di partenza, al suono scarno ed essenziale della composizione, inframezzato da lampi elettronici e bagliori, mentre il componimento corale che apre Huh Yr Voice è il preludio a una cavalcata trascinante e surreale. Thomas passa dalla fuga al lento poco prima di metà brano, mentre gli echi intorno sono ora abbozzati, ora assordanti. Nel finale si susseguono note distorte e curiosi giochi di vocalità, che riprendono quota in Back to 13, arioso pezzo dal tono nostalgico. L’atmosfera classica viene distorta da suoni metallici e da quella che per un attimo sembra una fisarmonica, mentre il gioco di voci, poggiato sulle tonalità basse, sfuma come se fosse poggiato sulle note di un flauto, che risuona gioioso in All Gates. Il tappeto di pianoforte che lo accompagna incornicia un paesaggio di montagna, con farfalle colorate che svolazzano e un leggero temporale estivo che incombe. La pioggia cade come piuma sull’erba, sui sassi e dirada di fronte a un timido sole, che sparisce di nuovo dietro alle nubi. Il cielo è terso, il piano amplifica la sensazione di incertezza, il metronomo in sottofondo svanisce e lascia all’ascoltatore la limpidezza di una quiete dopo la tempesta difficile da replicare. Il respiro di Push Back Song riporta l’animo all’inquietudine e richiama atmosfere nelle quali si innesta a perfezione una sequenza di suoni cupi, che aumentano di intensità di pari passo alle voci. Si aggiunge infatti una vocalità femminile che disarma e diviene chiara e limpida, fino a dissolversi del tutto. Felix continua questo andamento oscuro: il piano ondeggia, avanza e torna indietro su scale cupe mentre un altro strumento metallico gli fa da eco. Ed ecco poi riemergere la voce, che respira appena e poi sparisce, per lasciare spazio a You’re Good, brano in cui si mischiano distorsioni, echi di fisarmonica e parole incomprensibili. Il pianoforte raggiunge picchi altissimi verso la metà, si arrampica su meravigliosi virtuosismi e cede il passo allo xilofono, che arresta la sua corsa. Il silenzio viene interrotto dal suono notturno della natura, che segna la fine del disco.
Che dire, caro Thomas, se non che è meraviglioso che la musica ti arrivi così, col furore pitico dei greci, e ti spinga a comporre in maniera così potente e passionale. Waiting for music to Surprise me again è un lavoro pieno di ispirazione che svela un amore smodato per la musica e il piano in tutte le sue declinazioni. Sa essere classico e moderno al tempo stesso, è istintivo, gentile e sincero come pochi, una vera rivelazione. Che la Musa ti parli altri mille di questi giorni, ragazzo.
Tracklist:
01. StreAM
02. Omnibus
03. Float! (Best Way To)
04. H. Who Are You?
05. Back To 13
06. Huh, Yr Voice
07. All Gates
08. Push Back Song
09. Felix
10. H You’re Good
Photo © Soheil Raheli






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