T E A T R O
Articolo di Nicola Barin
Si conclude con un testo quantomai attuale, L’Alcesti di Euripide, la stagione dell’Estate Teatrale Veronese, densa e ricca di situazioni teatrali che guardano al presente. Filippo Dini, attore, regista e direttore artistico del Teatro Stabile del Veneto rilegge la tragedia euripidea confrontandola con il mondo d’oggi, con le problematiche attuali.
Come ricordano Franco Montanari e Fausto Montana nel testo Storia della letteratura greca:” […] il rapporto degli uomini tra loro e con le divinità, i problemi della giustizia, del potere, della libertà, della sofferenza, sono temi che i poeti rappresentano, talora in chiave problematica attraverso la parabola simbolica del mito…[…] la condizione di sofferenza dell’eroe protagonista, che poteva sfociare in un finale funesto, orientava lo spettatore a sentimenti di pathos, innescando quel meccanismo di immedesimazione emotiva che Aristotele definisce catarsi, la purificazione dell’animo dai sentimenti”.

Una catarsi che qui si fa più incisiva, il regista inquadra la tragedia al presente e la ambienta in una scenografia di un appartamento moderno completato da diversi strumenti ginnici in presenza evidente. Se la visione Euripidea distrugge e attacca gli dèi, qualcuno ha parlato di Euripide e della sua visione laica, Dini suggerisce il rapporto conflittuale e attuale tra uomo e donna: Alcesti si presenta forte e coraggiosa contro un Admeto che vive dilaniato dalla contraddizione dal dolore e dall’incapacità di affrontare la sua morte, innanzitutto, rimanendo come testimone del dolore di Alcesti. L’accento è posto sull’indecifrabile concetto di vittima sacrificabile nella modernità: la protagonista collegata a una flebo, sembra più che stia per morire per una malattia incurabile, non volontariamente, una donna schiacciata dalle convenzioni che la costringono quasi ad un gesto che non le appartiene.

La scelta di far parlare in dialetto alcuni personaggi (Eracle si esprime in dialetto veneto suscitando le risa del pubblico) aggiunge vigorosa ilarità, comunicando maggiormente ancora la visione laica Euripidea che permette alla seconda parte della tragedia di assumere un torno farsesco. Ma anche all’apertura della tragedia Thanatos è rappresentato con le sembianze di un grigio uomo del catasto, la morte non è spietata esegue quasi un compito assegnatole. Il coro perde la sua vitalità e importanza anche lui è spettatore degli eventi, il finale lascia l’amaro in bocca, Alcesti torna dall’oltretomba, salvata da Eracle, ma è mutata, ha visto l’indicibile e non tornerà mai più come era prima. Dini unisce danza, spettacolo, attualizza i temi immortali del capolavoro Euripideo centrando l’obiettivo.

di Euripide
regia Filippo Dini
traduzione Elena Fabbro
con Denis Fasolo (Apollo), Luigi Bignone (Tanato), Sandra Toffolatti (Ancella), Deniz Ozdogan (Alcesti), Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle), Filippo Dini (Ferete), Bruno Ricci (Servo),
capo coro Carlo Orlando
coro Simonetta Cartia, Gennaro Di Biase, Riccardo Gamba, Lucia Limonta, Margherita Mannino, Carolina Rapillo, Ottavia Sanfilippo, Roberto Serpi, Chiarastella Sorrentino, Dalila Toscanelli, Carla Bongiovanni, Francesca Totti
bambini Riccardo Scalia, Luna Viola
musiche Paolo Fresu
scena Gregorio Zurla
costumi Alessio Rosati
movimenti Alessio Maria Romano
disegno luci Pasquale Mari
assistente alla regia Arianna Sorci
assistente costumista Giulia Giannino
assistente compagnia Giuseppe Orto
direttore di scena Giovanni Ragusa
produzione Inda – Istituto Nazionale del Dramma Antico, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale





Photo © comunicazione Estate Teatrale Veronese






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