I N T E R V I S T A
Articolo di Paola Tieppo e James Cook
Daniele Gorgone è un brillante pianista e compositore che guarda con attenzione alla tradizione ed alla cultura jazzistica americana. Grazie al suo linguaggio swing e blues ha avuto la possibilità di collaborare con numerosi artisti jazz di rilievo internazionale, sia a livello discografico che partecipando a tour in Italia, Europa, Stati Uniti ed Asia. Ha pubblicato cinque album da leader, ultimo dei quali The Predator, oltre a varie partecipazioni come sideman. Venerdì 23 sarà al Rosetum Jazz Festival con il suo quartetto, nato dall’incontro tra musicisti di grande esperienza, per una serata tra composizioni originali, standard rivisitati, groove ed energia. Con loro ci sarà un ospite d’eccezione: Nico Gori. Abbiamo rivolto a Daniele alcune domande per fare il punto sulla sua musica e su quello che suonerà in questa occasione…

Ciao Daniele. Per cominciare, vuoi raccontare brevemente chi sei, per chi non ti conosce, e come il pianoforte sia diventato il ‘tuo’ strumento?
Sono un ragazzo di 49 anni che ha la fortuna di fare il lavoro più bello del mondo: il musicista, tanti sacrifici e imprecazioni nei momenti tosti, difficili… ma anche tanta gioia, libertà e possibilità di conoscere colleghi e persone splendide in giro per il mondo. Il pianoforte è diventato il mio strumento da quando facevo le scuole medie, mio padre mi comprò una Bontempi, mi appassionai e il passaggio al pianoforte vero fu un attimo.
Hai uno o più nomi di riferimento per quanto riguarda il pianoforte?
Duke Ellington, McCoy Tyner, Herbie Hancock, Dado Moroni.
Hai collaborato con molti colleghi a livello internazionale: ce n’è qualcuno particolarmente importante per la tua crescita professionale? Quanto lo è stato Luciano Milanese, a cui hai dedicato “Lucky Man”?
Il jazz è una musica di scambio, tutti i musicisti con cui collabori anche magari per un concerto solo, ti lasciano inevitabilmente qualcosa dentro. Se devo dire un nome dico Jim Rotondi, che purtroppo ci ha lasciato due anni fa: musicista incredibile e persona meravigliosa, mi ha insegnato una valanga di cose, pochi avevano la sua esperienza internazionale e il suo talento. Luciano è un altro a cui devo tantissimo, un’anima sensibile, uno che “sussurrava” al contrabbasso, uno che amava condividere le nozioni e i racconti sul jazz, il famoso concetto di “sharing”, fu inevitabile dedicargli un disco.
Sei sovente nei tour italiani di varie cantanti, soprattutto afroamericane. Come nascono queste ‘formazioni italiane’? Ti piace accompagnare una voce o ti dà più soddisfazione il pianismo fine a se stesso?
Ho avuto la fortuna diversi anni fa di andare a lezione da Norman Simmons (il pianista di Carmen Mc Rae) che mi ha trasmesso la passione e l’arte dell’accompagnare una voce, quindi si, a me piace molto accompagnare in generale e le voci in particolare. Le collaborazioni nascono per svariati motivi ed opportunità: dagli incontri personali alle conoscenze comuni che fanno da tramite, non c’è una regola…

Hai suonato in diversi continenti. Ci sono differenze fra i vari pubblici a cui ti sei accostato, diverse risposte emozionali, magari anche da parte tua?
Sicuramente il pubblico dei jazz club degli USA (specialmente in California devo dire) ha qualcosa in più e non parlo di competenze musicali specifiche, quelle paradossalmente sono più una prerogativa del pubblico europeo, parlo di calore, spontaneità, urli di apprezzamento durante i soli dei musicisti, senso di comunità…
Ci presenti i musicisti che saranno con te alla prima serata della stagione 2026/2027 del Rosetum?
Carlo Bavetta giovane promessa del contrabbasso jazz italiano, Gaetano Fasano batterista salernitano straordinario con cui lavoro da molti anni e Nico Gori che non ha bisogno di presentazioni.
Com’è avvenuto l’incontro con Nico Gori, sfociato in una duratura collaborazione?
Ci conosciamo da più di trent’anni, entrambi toscani, entrambi amanti di una certa parte dello sconfinato mondo del jazz, entrambi goderecci compulsivi nella vita, metti tutto insieme e il gioco è fatto
Il tuo ultimo disco da leader, “The Predator”, risale a pochi mesi fa. Sei già preso da nuovi progetti? Hai in programma un tour? Insomma, ci anticipi qualcosa dei tuoi impegni futuri?
Sono appena rientrato da Londra dove, in quintetto, abbiamo presentato “The Predator” al Pizza Express a Soho. A novembre ho diversi tour, tra cui quello in nord Italia con la cantante (tanto per cambiare!) Maria Esteban, una giovane talentuosa voce di Barcellona.
Grazie e a presto!

Photo 1 © Sanzio Fusconi, 2 © Paola Tieppo






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