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Alexander Hawkins

Punkt.Vrt.Plastik – Zurich Concert (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Tra i tanti dischi che ricevo dal mio amico e “istigatore a delinquere”, James Cook, ho scelto di scrivere di questo magnifico Zurich Concert dei Punkt.Vrt.Plastik. pubblicato dall’etichetta Intakt Records. Mi ha colpito, ad un primo ascolto, la qualità dell’improvvisazione sperimentale, lenta, non forzata, non estrema, ma raffinata (voce del verbo raffinare), dove gli accordi e le note del pianoforte di Kaja Draskler, sembrano essere una materia in via di levigazione e di consunzione, come accade alla materia scultorea in Alberto Giacometti. Ma poi c’è anche un motivo per così dire esterno alla musica ovvero le appassionate note del grande pianista Alexander Hawkins che ne accompagnano la sua uscita, note illuminanti di chi del piano ha fatto un laboratorio di esperienze e di ricerche senza fine. È fuori discussione che anche in questo concerto zurighese, il protagonista quasi assoluto sia il piano e, se dobbiamo accennare ad una chiave di lettura per accostarsi a questo lavoro, potremmo dire che si tratti della “ripetizione” e della variazione sul tema. In tutti i brani è presente una costante, una piccola frase musicale che viene ripetuta, leggermente modificata, distorta, torturata e infine trasformata, dalla incredibile bravura di Kaja Draskler e dei suoi sodali, ovvero Petter Eldh al contrabbasso e Christian Lillinger alla batteria.

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Alexander Hawkins Mirror Canon – Break a Vase (Intakt Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Derek Walcott, poeta premio Nobel per la letteratura nel 1992 di cui forse troppo presto ci si è dimenticati, nel discorso di accettazione del premio ebbe a dire: “Rompi un vaso e l’amore che ricompone i frammenti sarà più forte dell’amore che dava per scontata la sua simmetria quando era integro”. A ricordarcelo è Kevin Le Gendre, nelle note di copertina che accompagnano l’ultimo, straordinario lavoro di Alexander Hawkins, grande pianista e non vorrei aggiungere di che genere, poiché le sua composizioni non sono strettamente imbrigliabili in un solo genere. Il disco, appena uscito per l’etichetta Intakt Records, si intitola appunto Break a Vase dove Alexander porta a spasso sugli infiniti ed inesplorati territori, straordinari musicisti: Neil Charles al contrabbasso, Stephen Davis, alla batteria, Richard Olátúndé Baker alle percussioni, Shabaka Hutchings ai sax e al flauto, Otto Fischer alla chitarra elettrica. L’ensemble, allargato rispetto al consueto trio con cui suona abitualmente Hawkins, si chiama Mirror Canon. Non si tratta di una stramberia, di una trovata originale, ma di un preciso riferimento, un riferimento (colto, come colto è Alexander Hawkins) ad un dispositivo contrappuntistico, il “canone a specchio” appunto, creato dalla geniale mente matematico-musicale di Johan Sebastian Bach. Proprio una raffinata ed instancabile ricerca musicale contrappuntistica sta alla base della composizione dei brani di questo disco e in generale dei percorsi di ricerca di Alexander Hawkins, compositore che alla ricerca più libera ha sempre associato il massimo rigore formale.

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Alexander Hawkins @ Casa Bossi, Novara

A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

C’è una vecchia storia legata a NovaraJazz che si trascina dai tempi della European Jazz Conference che si tenne proprio a Novara nel settembre del 2019 A.P. (Avanti Pandemia), che vuole che il pianista britannico Alexander Hawkins, quasi un abitué di NovaraJazz, desiderasse da tempo suonare un organo e che lo volesse suonare in una chiesa di Novara. Ve lo racconto poiché in un certo senso ho vissuto la vicenda diciamo a livello famigliare e nella cerchia di alcuni amici coinvolti nella ricerca di un organo funzionante e disponibile. Ebbene, nemmeno questa volta Alexander è riuscito a suonare un organo novarese, ma è riuscito lo stesso ad incantare il folto pubblico di Novara Jazz edizione 2021 nel concerto in solo tenutosi sabato nel cortile di Casa Bossi. In compenso ha potuto finalmente ritirare la “Chiave d’oro” di NovaraJazz 2020, che non gli era stata consegnata lo scorso anno per le note vicende sanitarie.

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Alexander Hawkins – Togetherness Music (Intakt Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Se dovessi collocare Alexander Hawkins in un ambito musicale avrei serie difficoltà. Non avrei invece nessuna difficoltà se dovessi collocare un suo cd in uno scaffale, non per il fatto di avere una nutrita discoteca (non solo), bensì per il fatto che saprei perfettamente dove mettere i lavori dei poeti della musica e non importa di quale musica, quel che importa è che si tratti di quella che il mio amico Riccardo Bertoncelli battezzò “musica da non consumare”. Quello sarà l’immaginario scaffale per “Togetherness Music for Sixsteen Musicians Feat” di Alexander Hawkins, Evan Parker e del Riot Ensemble. Per la cronaca (ma anche per la storia della musica), i sedici musicisti sono: Alexander Hawkins (Piano e composizione), Evan Parker (sax soprano), Aaron Holloway-Nahum (direzione), Rachel Musson (flauto e sax tenore), Percy Pursglove (tromba), James Arben (flauto e clarinetto basso), Neil Charles (contrabbasso), Mark Sanders (batteria e percussioni), Matthew Wright (elettronica), Benedict Taylor (viola), Hannah Marshall (violoncello) e ancora il “The Riot Ensemble” con Mandhira de Saram e Marie Schreer (violini), Stephen Upshaw (viola), Louise McMonagle (violoncello), Marianne Schofield (contrabbasso). 

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Marco Colonna & Alexander Hawkins – Dolphy Underlined (Fundacja Słuchaj Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Per fare certe cose ci vuole coraggio, nella musica, come in tante altre attività. Celebrare un musicista come Eric Allan Dolphy, non richiede solo coraggio, ma anche convinzione di poterlo fare e, naturalmente, occorre avere talento. A dire la verità c’è anche chi si butta a capofitto in una impresa avendone la vocazione, ma non possedendone gli strumenti. Quando chi ha la vocazione, ha anche gli strumenti per farlo (e non parlo degli strumenti musicali, naturalmente), allora il gioco è fatto. È questo il gioco del grande clarinettista Marco Colonna e dello straordinario pianista Alexander Hawkins, capaci di cimentarsi con la memoria di un mostro sacro della musica (non solo del jazz) come Eric Dolphy, anche se questo gioco era altamente pericoloso. Lo è prima di tutto per l’incontenibile ecletticità del musicista e la sua inimitabile originalità, ma il clarinetto basso è anche il pane quotidiano di Marco Colonna e l’idea di rendere omaggio a Dolphy in compagnia di un pianoforte, molto “pensato” come quello di Hawkins, non poteva che essere una soluzione adeguata. Da questo incontro, “Bello come l’incontro di un ferro da stiro e di una macchina da cucire su di un tavolo anatomico” aveva scritto Lautremont, definizione assai adatta alla musica del grande clarinettista americano che potrebbe anche piacere ai nostri due musicisti, scaturisce un disco di eccezionale bellezza, di misurata originalità e di raffinato pregio: “Dolphy Underlined” uscito nello scorso mese di ottobre.


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