R E C E N S I O N E
Recensione di Mario Grella
Erano ben sei anni che Alexander Hawkins non pubblicava un album da solista e devo ammettere che pur se i suoi multiformi lavori, con altri musicisti in varie formazioni, sono sempre stati di qualità elevatissima, il “piano solo” è sempre, a dir poco, strabiliante. Quale è la forma del jazz contemporaneo al pianoforte? Se per altri valenti compositori potremmo dire che “è anche questo”, per Hawkins credo si possa affermare che “è questo”, poiché in lui, come in pochi altri, la mutevolezza, la poliformità, l’imprevedibilità, il rigore nella casualità dell’improvvisazione, tutto questo e tutto insieme, vi trovano dimora. La musica di Alexander Hawkins è classica, ma fuori misura, è canonicamente jazz, ma senza regole immutabili.

Del resto, anche per formazione musicale e culturale, Hawkins studia la classica, la musica contemporanea (la cosiddetta musica colta) e il jazz e lo fa sincronicamente e questo non poteva certa non avere conseguenze nel suo “modus operandi”. Se ascoltando Song Bewildered (che allude a un pezzo inedito del trombettista Bill Dixon, un maestro dell’inquietudine), tratto da questo suo eccezionale album intitolato Song Unconditional, vi vien da pensare a Debussy o se ascoltando Song of A Quiet Ecstatic la vostra mente vi porta al ricordo di una quasi dimenticata Gymnopedye o ad un recondito Nocturne di Satie e se inoltre, magari, Polyphonic Song vi fa pensare a qualche parte del Munich Concert di Keith Jarrett, non temete, non è la vostra capacità di definire la musica di Hawkins a far difetto, ma solo la sua capacità, di inglobare nelle sue composizioni, echi della storia della musica classica e del miglior jazz, ricreandone armonie, frasi, ritmi, toni, stilemi e, soprattutto atmosfere, pur nella sua continua ed originalissima ricerca. Sì, si tratta proprio di Song Unconditional, perché per Hawkins sembra che il pianoforte nasconda un segreto e che questo segreto lo si possa svelare, solo ed esclusivamente, dopo aver sfogliato lo strumento come una cipolla, dopo aver cercato tutte le combinatorie possibili ed immaginabili dei suoni, solo dopo averlo “fatto cantare” sotto una soave tortura. E non è detto che il segreto dello strumento alla fin fine sia svelato. Hawkins, utilizza tutto ciò che la scrittura musicale mette a disposizione: polifonia, antifonia, voci accordali in contrappunto, accordi a blocco, contrasti di dinamica, altezza e timbro, la continua ed estenuante ricerca, fatta con il pianoforte e non solo sul pianoforte, rivela il potere di incommensurabile suggestione che la musica porta con sé. Nelle note di copertina che accompagnano il disco, Adam Shatz scrive di “meraviglie di esplorazione condensata” e aggiunge che Song Unconditional è uno degli album per pianoforte solo più impressionanti degli ultimi anni, insieme ad Avenging Angel di Craig Taborn e Nuna di David Virelles. Mi piacerebbe aggiungere a questi eccellenti lavori anche Splash di Myra Melford di cui ho scritto da queste pagine qualche tempo fa, come mi piace ricordare anche Alexander, seduto poco distante da me, mentre incantato ascoltava Myra Melford nel magnifico concerto di Palazzo Bellini in occasione di NovaraJazz Festival 2024.
L’indicazione è quella di ascoltare l’intera serie dei brevi brani come proposti dal disco, ma è evidente che poi ognuno di noi possa indugiare e farsi rapire da qualche singolo brano, come è capitato a me con lo struggente Her Heart Carries Gold To Match Her Eyes, con quell’incedere profondo e solenne sul quale altri suoni sembrano cercare una propria vita autonoma. Adoro i brevi accordi cristallini e “mattutini”, come da un corpo che si risveglia, di Polyphonic Song, così come amo l’aspetto più di ricerca jazz di Satin Antiphonal. Il fatto è che Alexander Hawkins è un musicista completo, maturo pur nella sua infaticabile ricerca, è un compositore, per così dire, “esaustivo” con una non comune capacità di farsi attraversare dalla musica, anzi dalla cultura musicale di almeno due secoli. Il bello è che Alexander Hawkins ha 44 anni ed è facile immaginare quante strade ancora inesplorate potrà ancora percorrere. Per la nostra gioia.
Tracklist:
01. Polyphonic Song (5:53)
02. Her Heart Carries Gold to Match Her Eyes (4:51)
03. Song of Infinite Variations (4:18)
04. Song Bewildered (2:50)
05. Satin Antiphonal (5:08)
06. Song Symmetrical (4:05)
07. Two Trees Equal (3:11)
08. Song of Balance (5:21)
09. Crinkle, Crinkle (4:23)
10. Song of Work Still to Do (4:04)
11. Song of Interdependence (3:19)
12. Song in Orbit (3:43)
13. Song of a Quiet Ecstatic (4:24)




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