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Rosario Giuliani, Pietro Lussu – Tribute to Bird (Emme Record Label, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Tribute To Bird è un viaggio nell’immaginario e nella poetica di uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi, Charlie Parker. Si tratta del più recente lavoro del sassofonista Rosario Giuliani e del pianista Pietro Lussu, due tra i musicisti più rappresentativi del Jazz italiano, uniti da oltre due decenni (dal 1996) di collaborazioni e di amicizia. Un sodalizio artistico fra il sassofonista e il pianista assai duraturo, di vecchia data, figlio non solo dell’immensa stima reciproca, ma anche di un profondo rapporto umano, tanto che condividono un’infinità di palchi a tutte le latitudini e numerosissimi studi di registrazione.
Non un semplice omaggio al genio di Charlie Parker, bensì un tuffo nell’intelletto di un grande artista che parte dal rispetto per la tradizione. Il sassofonista di Terracina (Latina), noto anche per la sua presenza ad Umbria Jazz Winter ha deciso di dedicare un album al grande sassofonista e icona del Bop, Charlie “Bird” Parker. Charlie Parker raccontò di avere accidentalmente “creato” il bebop mentre improvvisava suonando Cherokee, un brano di Ray Noble. I brani di Charlie Parker sono standard ma fuori da ogni convenzione.
Un progetto che nasce nel centenario della sua nascita (Charlie Parker è nato il 29 agosto 1920 a Kansas City). La musica di Parker è già stata suonata da chiunque, per cui questo progetto senza basso e batteria prende un significato speciale nella rilettura e nuova interpretazione e con uno stimolo inedito per il duo che propongono la sua musica con grande rispetto.

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Sophia Tomelleri 4tet – These Things You Left Me (Emme Record Label, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Riccardo Talamazzi

Non mi vengono in mente molti nomi di sassofoniste in ambito jazzistico, almeno per quel che riguarda l’Italia. A parte la grande Carla Marciano, tra i più grandi interpreti coltraniani che abbia mai ascoltato, la scoperta di questa giovane musicista milanese, non ancora trentenne, mi ha decisamente incuriosito. Generalmente le musiciste jazz sono più impegnate nel canto o in strumenti come il pianoforte e, ultimamente, anche nel contrabbasso – penso, ad esempio, a Federica Michisanti e ad Antonella Mazza. A prendere possesso di questo feticcio tipicamente maschile, cioè il sax, è Sophia Tomelleri, nipote di Paolo Tomelleri, affermato saxofonista jazz ma che fu molto attivo anche nel campo della musica leggera, soprattutto nell’area milanese. Sophia ha iniziato dal sax contralto e dalla musica classica, spostando via via i suoi interessi al jazz e al sax tenore, attraverso un percorso di crescita che, dopo il diploma di Conservatorio, ha visto perfezionare la sua formazione prima a Monaco di Baviera e poi a Parigi, ponendo infine le proprie basi a Milano. Diciamo subito, a scanso di equivoci, che ci troviamo di fronte ad una sassofonista tradizionale ma non troppo, avendo radici nell’hard bebop più classico ma che non disdegna certe fioriture sonore più contemporanee, rimanendo però distante da increspature atonali e forzature free. Quello che colpisce è la voce del suo sax, molto morbida e personale. Una timbrica “mellow”, a tratti decisamente scura, che da un lato accende in parte il ricordo di Johnny Hodges e talora si avvale dell’impronta di gente come Gene Ammons o Sonny Stitt.

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