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Fabio Campetti

Balthazar @ Fabrique, Milano – 8 maggio 2022 (opening Sylvie Kreusch)

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Fabio Campetti

Che il Belgio fosse una fucina di talenti l’avevamo capito già da un pezzo, dato che i Balthazar sono solo uno degli ultimi collettivi arrivati da lì ed esportati in tutta Europa.
Situazione che invece non è ancora capitata alla musica italiana, almeno fino ad ora, che negli anni, ha sì avuto proposte allineate, tradotte in tutta una serie di artisti potenziali, capaci e credibili nel saper cantare in inglese, (cito tra i tanti arrivati, i Giardini di Mirò e gli Yuppie Flu sulla cresta dell’onda soprattutto a metà anni zero) che non sono, però, mai riusciti ad imporsi all’estero, nonostante la pubblicazione di dischi che avrebbero meritato questo tipo di percorso.
Dicevo i Balthazar, che suonano stasera in quel del Fabrique per la loro pluri-posticipata data milanese, sono ormai una certezza, seguendo le orme dei fratelli maggiori, dai deus ai Soulwax o perché no, anche fino agli Hooverphonic che sul versante dream pop hanno regalato soddisfazioni, si sono imposti piano piano, per arrivare ad una titolarità di una propria e giustificata tappa di un tour europeo, che sta regalando loro un meritato e significativo riscontro.

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Woodkid @ Alcatraz, Milano – 21 aprile 2022 (opening Awir Leon)

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Fabio Campetti

Arriva finalmente in Italia Yoann Lemoine in arte Woodkid, artista francese, stimato quanto osannato a livello internazionale, con due album all’attivo, il folgorante esordio The Golden Age uscito nel 2013 e S16 pubblicato proprio nell’infausto 2020, dischi intervallati o anticipati da svariati e.p., uno su tutti, il biglietto da visita Iron
Artista a 360 gradi, Woodkid, tra moda e grafica, è noto e apprezzato anche per il lavoro oscuro dietro la macchina da presa, alla regia di alcuni videoclip, per cui si da per scontato un certo ruolo, che al contrario ha reso storici alcuni cortometraggi musicali, punti di svolta fondamentali della carriera di molti artisti. Nella fattispecie, da menzionare le collaborazioni con le popstar Rihanna, Katy Perry e Lana Del Rey.
Tornando alla musica, diciamo che il nuovo album continua sugli stessi binari del predecessore, quindi un pop di qualità, raffinato, ragionato e arrangiato con il messaggio di chi fa le cose con pignoleria, quello che si può catalogare come “sophisticated pop”, ma che in realtà guarda al mainstream con un certo suono pulito e ben confezionato per un pubblico trasversale, una sorta di metà strada tra le produzioni da classifica appunto e l’indie da “do it yourself”, quello che parte e comincia nel salotto di casa davanti al mac. 

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Intercity – Un viaggio lungo 22 tracce tra Sparta e Madrid [intervista a Fabio Campetti]

Intervista di Cinzia D’Agostino

Il 31 Agosto 2018 è uscito il nuovo doppio disco degli Intercity intitolato Laguna che contiene ben 22 tracce sulle quali perdersi come in un lungo ed eclettico viaggio fatto di pop, rock, suoni classici e psichedelia. I fratelli Campetti sono presenti nella scena indie bresciana già dai primi 2000 come “Edwood” da cui nascono tre album in inglese fino alla svolta italiana col nome “Intercity” che dal 2008 ad oggi si confermano tra i protagonisti di una scena alternativa di grande ricercatezza. Abbiamo fatto qualche domanda a Fabio Campetti, voce e chitarra del talentoso gruppo lacustre per farci raccontare qualcosa in più sul loro quarto lavoro “Laguna”.

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Intercity – Amur (Orso Polare Dischi, 2015)

AMUR

Articolo di Luca Franceschini.

Tornano i fratelli Campetti e lo fanno ancora una volta nel migliore dei modi. Dopo avere combinato ottime cose negli Edwood, nella parte centrale degli anni duemila, il desiderio di cantare in italiano li ha portati a mettere in piedi gli Intercity il cui primo lavoro, “Grand Piano”, è datato 2009.
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