Intercity – Amur (Orso Polare Dischi, 2015)

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AMUR

Articolo di Luca Franceschini.

Tornano i fratelli Campetti e lo fanno ancora una volta nel migliore dei modi. Dopo avere combinato ottime cose negli Edwood, nella parte centrale degli anni duemila, il desiderio di cantare in italiano li ha portati a mettere in piedi gli Intercity il cui primo lavoro, “Grand Piano”, è datato 2009.
“Amur” è il loro terzo disco ed è uscito significativamente il primo giorno d’autunno, a tre anni di distanza da “Yuhu” e dopo una campagna di crowdfunding che è andata particolarmente bene.
E chi ha deciso di affidare i propri soldi sulla fiducia, in cambio di un prodotto che ancora non conosceva, può sicuramente dirsi soddisfatto. “Amur” è infatti senza ombra di dubbio il miglior disco degli Intercity, almeno finora.
Non siamo di fronte ad un cambiamento repentino: l’indie rock della band è sempre quello, ben bilanciato tra momenti sofisticati e fintamente snob, ed una carica effervescente ed entusiastica tipica del miglior pop da classifica.
La differenza, semmai, è l’innalzamento esponenziale del livello delle canzoni. Fabio e Michele Campetti hanno sempre saputo scrivere, sono anni che li conosciamo e sappiamo di cosa sono capaci. Questa volta però, hanno fatto di più. Hanno saputo confezionare undici tracce per quaranta minuti esatti di durata, dove tutto funziona a meraviglia e non c’è una sola nota fuori posto.
Chitarre acustiche sempre ben presenti (a partire dall’iniziale, straniante, “Giorno cinghiale”) ad evocare atmosfere idilliache e contemplative, senza mai dimenticare un certo mood “autunnale” che ha reso l’uscita del disco all’inizio di questa stagione assolutamente azzeccata. Allo stesso tempo però (e in questo, sempre la prima traccia ne è un ottimo esempio) non mancano le sfuriate elettriche che a tratti richiamano un certo “rumorismo” rock tipico degli anni ’90.

E poi la varietà: c’è un po’ di tutto in questo disco, dagli episodi surreali di “Indiani Apache” e “Cavallo”, ad una ballata naïf come “Kyoto” (che sembra quasi fare il verso al miglior Dente), agli esperimenti sonori di “A” o della conclusiva “Le avanguardie”, passando a quella che può sembrare una canzone d’amore disincantata (“Kill Bill”).
In mezzo a tutto questo, trovano pure il tempo di infilare dei brani pop assolutamente clamorosi, cesellati alla perfezione e dal potenziale radiofonico praticamente infinito: sto parlando di “Tu”, “Teatro Sociale” (liricamente evocativa e romantica al punto giusto) e “Polar”, che se non diventeranno tormentoni autunnali sarà solo perché non potranno godere della giusta copertura.
Altra nota di merito sta negli arrangiamenti: il violino di Giulia Manellini è il vero valore aggiunto di “Amur” e costituisce il giusto collante tra le sonorità più acustiche e quelle più “rumorose”.
Ci sono anche due guest femminili, ad impreziosire il tutto: Luisa Pangrazio degli Ovlov (che sono bresciani come gli Intercity) che si è occupata delle vocals in “Cavallo”, probabilmente la traccia più schizofrenica dell’intero lavoro; e poi, colpaccio d’eccezione, Sara Mazo degli Scisma, che presta le sue doti su “A”, anch’essa una delle meno canoniche del lotto. Ci sarebbe stato di che sorprendersi, se non fosse che da pochissimo è stato annunciato che la band milanese si è riformata e che è in procinto di pubblicare un nuovo ep. Nel frattempo, questa ospitata può costituire un gustoso antipasto per i più impazienti, ma per gli Intercity è senza dubbio un’ulteriore conferma della loro qualità.
Produzione affidata sempre al bravissimo Giacomo Florenza, che privilegia un suono minimale ma non eccessivamente grezzo, per un disco che non vuole affatto suonare fatto in casa a tutti i costi.
Il 3 ottobre “Amur” verrà presentato all’Ohibò, in una serata che vedrà pure la presenza degli Any Other, il nuovo progetto di Adele Nigro (ex Lovecats). Ragione in più per esserci. Da parte mia, non vedo l’ora di testare la resa live di questi pezzi.
L’Italia ha nuovamente trovato una band di cui essere fiera.

Tracklist:
01. Un Cielo Cinghiale
02. Tu
03. Teatro Sociale
04. Reggae Song
05. Indiani Apache
06. Cavallo
07. Kyoto
08. Amur
09. A
10. Kill Bill
11. Polar
12. Le Avanguardie

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