Intervista di Cinzia D’Agostino

Il 31 Agosto 2018 è uscito il nuovo doppio disco degli Intercity intitolato Laguna che contiene ben 22 tracce sulle quali perdersi come in un lungo ed eclettico viaggio fatto di pop, rock, suoni classici e psichedelia. I fratelli Campetti sono presenti nella scena indie bresciana già dai primi 2000 come “Edwood” da cui nascono tre album in inglese fino alla svolta italiana col nome “Intercity” che dal 2008 ad oggi si confermano tra i protagonisti di una scena alternativa di grande ricercatezza. Abbiamo fatto qualche domanda a Fabio Campetti, voce e chitarra del talentoso gruppo lacustre per farci raccontare qualcosa in più sul loro quarto lavoro “Laguna”.

Ciao Fabio, la prima domanda che mi nasce spontanea è legata all’inconsueta lunghezza del disco, suddiviso in due volumi, composto da 22 tracce davvero intense e sorprendenti che definirei quasi tutte potenziali singoli. E’ frutto di un periodo molto fertile di idee e ispirazione o alcuni brani inseriti nell’album erano da un po’ nel cassetto?
Ciao Cinzia, se non erro, mi sembra siano tutti brani dell’ultimo periodo, diciamo una finestra di lavoro di un paio d’anni

Credo sia stato molto coraggioso pubblicare un doppio cd, vista la frenesia che contraddistingue le nostre vite di oggi dove vige la riproduzione casuale oltre ad una quantità infinita di musica alla portata di tutti e proprio per questo, a volte ascoltata in modo superficiale. La vostra scelta vuol dire in qualche modo aspettarsi dal pubblico una maggiore attenzione e sensibilità?
Ti dirò: avevamo questo sogno nel cassetto, quello di pubblicare un disco doppio; d’accordo con te che non ha assolutamente più senso farlo oggi con spotify, con l’ascolto in streaming ormai fatto soprattutto di playlist. Ma diciamo è stata una scelta personale, quella di farci un regalo come appassionati e musicisti. Poi, come al solito, non ci aspettiamo nulla, speriamo ci sia attenzione, ma sappiamo essere difficile.

Quello che più incanta di questo lavoro è la presenza dell’elettronica che si fonde con la poesia del violino e del pianoforte. I bravissimi musicisti che hanno collaborato al disco saranno presenti anche dal vivo ? A questo proposito ti chiedo anche se ci sono già date fissate per l’autunno
Essendo un disco lungo, abbiamo avuto parecchi ospiti, la lista è veramente lunga (Faremo un post a breve per ringraziarli uno ad uno). Chiaramente live sarà una formazione più canonica, utilizzeremo il computer di sicuro per semplificare il tutto. A breve segnaleremo le prime date fissate.

Come sempre vi avvalete della collaborazione di artisti di pregio nella realizzazione dei vostri album. Ho notato che Fausto Zanardelli (Edipo, Coma_Cose) ha prodotto il brano “L’Indiano” oltre a essere artefice dell’elettronica e synth nel pezzo. Sbaglio o avevate già collaborato in passato?
Ecco, forse “L’Indiano”, a pensarci bene, è l’unico brano “vecchio” che si è intrufolato in questo nuovo disco (Secondo me il primo provino risale a 5/6 anni fa). Quando Faustino era tornato sul lago di Garda a gestire un negozio di zaini a Salò, prima di diventare un rapper professionista, gli ho lasciato le tracce e lui ha prodotto questo brano nel suo studiolo in cambio di una pizza alla Benella a Toscolano Maderno. Siamo amici da mille anni e abbiamo fatto insieme “Grand piano” (Il nostro primo album come Intercity) ma anche “Smeraldo” (Un brano del nostro secondo disco) e abbiamo suonato insieme negli edwood (Preistoria indie anni zero).

Come notato in altri vostri precedenti pezzi, anche nei testi di Laguna sono menzionati luoghi, New York, Alaska, Madrid, Campo di Marte, Nottingham fino al titolo del vostro singolo Veracruz. Giustamente potresti farmi notare che il nome del gruppo è “Intercity” non a caso. Ma vorrei sapere se questi luoghi hanno un significato preciso…
Siccome, per mille motivi, non viaggio molto, mi piace arrivarci con la fantasia,

Parlami della copertina di Laguna. Anche per questo disco avete scelto un soggetto femminile…
La copertina è ad opera di Matteone Bresaola, manager di Dischirotti (Collettivo di stanza a Bologna che si occupa di segnalare cover di dischi con tutta una loro filosofia, sono anche la nostra etichetta e si occupano di musica a 360 gradi, stanno crescendo molto, ne sentirete parlare sempre di più), lui ha curato tutte le cover finora utilizzate per “Laguna” (quattro per l’esattezza, se mi permetto: tutte bellissime), ha scelto come soggetto la sua fidanzata Federica Mura (Tra l’altro li potete vedere anche in veste di attori nel video de “L’Indiano”); involontariamente ha un filo conduttore con le copertine dei precedenti album e funzionano messe tutte consecutivamente.

Ho trovato il video di “Veracruz” molto originale, mi ha ricordato quello di “Jigsaw falling into place” dei Radiohead dove anch’essi indossavano una telecamera in testa trasmettendo un soggettivo punto di vista allo spettatore. Raccontaci come è nata l’idea e perchè avete scelto proprio questo pezzo…
Sì abbiamo voluto pagare il tributo, non ci nascondiamo, sono stati i primi ad utilizzare la Gopro in quel modo. Quel video, come tutti i precedenti, sono ad opera di Paolo Comini in arte Mellory, che suona il basso, produce, guida il furgone e fa anche video fighissimi. Li è proprio lui in casa sua in quel di Castelmellory (Vicino a Brescia). Essendo il video uscito in estate, volevamo un brano fresco e melodico in linea con la stagione e sicuramente “Veracruz” è il brano più easy del lotto.

Chi erano gli Intercity di Grand Piano e chi sono gli Intercity di Laguna? Come definiresti il vostro lungo percorso artistico e personale?
In realtà siamo sempre noi, passano gli anni e cambiano le cose, siamo più grandi, ma ci approcciamo alla nostra musica con piacere e con lo stesso spirito di allora. Fare un disco così dopo tanto tempo è un piccolo orgoglio, grazie per le belle domande e ciao a tutti.

Grazie a te Fabio e grazie agli Intercity. Abbiamo bisogno di musicisti come voi, liberi e puri che sanno andare controcorrente!

Fabio Campetti: Voce e chitarre
Michele Campetti: Chitarre ed elettronica
Paolo “Mellory” Comini: Basso, synth, e-bow, chitarre, elettronica, piano
Riccardo Taglietti: Batterie, percussioni

Giulia Comini : pianoforte in “Zenith”
Roger Rossini: pianoforte ne “L’Apollo”
Alberto Forino : pianoforte in “Per un pochino di spazio” , “Ufos”
Laura Masotto : violino
Silvia Ancellotti: voce ne “L’indiano”
Fausto Zanardelli: elettronica, synth ne “L’Indiano”
Davide Azzeni : trombone