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Fast Animals and Slow Kids – È già domani (Woodworm, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Giovanni Tamburino

Dopo più di una decade di valorosa carriera, quando ci si trova davanti al nuovo disco di una band come i Fast Animals and Slow Kids l’aspettativa è duplice. Se da una parte c’è la curiosità per un nuovo sound, per rivivere vecchie emozioni prese in prestito dagli album precedenti, dall’altra si sente l’aria del ritrovo. Si entra in una casa accogliente a incontrare volti familiari dopo tanto tempo.
Si sta lì, uno di fronte all’altro, giocando a riconoscere tra i lineamenti noti i segni del cambiamento, del tempo che passa. Si indaga su cosa è successo durante l’assenza, su che ne è stato dei propositi della volta prima, si riconoscono fatiche e vittorie.
Sintetizzando, la domanda che ci si pone in questi casi potrebbe essere: come sei diventato più grande dall’ultima volta?

Anticipato dai lanci di Come un animale, Cosa ci direbbe (con le barre dell’amico Willie Peyote) e Senza deluderti– secondo prodotto da Matteo Cantaluppi, pubblicato in casa Woodworm –, È già domani, sesto disco della band perugina, esce venerdì 17 settembre, portando la risposta che Aimone, Alessio, Jacopo e Alessandro hanno dato a quell’interrogativo dopo i quasi due anni che li hanno tenuti lontano dai loro devotissimi, tanto da cercare di raggiungerli in ogni modo. Da un tour estivo in acustico – che ha dimostrato la loro incapacità di perdere mordente anche di fronte ad una platea seduta composta – ad un altro viaggio a tappe per presentare il nuovo arrivato, questi ragazzi non vogliono proprio saperne di passare altro tempo sul divano ad aspettare.

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Re del Kent – Sottocultura (Autoproduzione, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Le polemiche successive alla vittoria dei Måneskin a Sanremo 2021 mi hanno fatto capire che, in Italia, i consumatori di musica si dividono in tre fazioni: quelli che seguono le mode del momento, nello specifico la trap, per lo più ragazzi sotto i 25 anni, quelli nostalgici, che vivono nel ricordo dei Led Zeppelin e dei Black Sabbath, snobbando qualsiasi tentativo di emulazione, come appunto i Måneskin o i Greta Van Fleet, e, infine, quelli che pur rimpiangendo i tempi che furono, apprezzano lo sforzo di alcuni nuovi gruppi di portare avanti un genere musicale, il rock, dato ormai per morto e sepolto, nel tentativo di arginare l’invasione di autotune e basi campionate. Io appartengo a quest’ultima schiera, consapevole che il meglio è già passato, ma nello stesso tempo fiduciosa nel futuro perché, classifiche a parte, l’underground, sia italiano che estero, qualche bella sorpresa ancora la riserva ogni tanto: è vero che bisogna fare un lavoro di ricerca certosino, non limitarsi ad ascoltare le playlist di Spotify e delle altre piattaforme di streaming, scorrere le mille proposte che il web ti propina ed ecco che, a volte, ti arriva l’onda giusta.

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Fast Animals and Slow Kids – Animali Notturni (Warner Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Fermatevi tutti un attimo.
Mettetevi sul divano, fate sedere con voi la persona che amate (o anche solo il pensiero di lei). Fate un respiro profondo, premete play e chiudete gli occhi.
È così che sarete pronti a dare il benvenuto al ritorno dei Fast Animals and Slow Kids e di Animali notturni, il loro quinto disco e primo ad uscire per la grande casa discografica Warner, uscito alla mezzanotte del 10 maggio.

Se avete già iniziato ad ascoltarlo avrete capito perché ci si raccomanda di non stare in piedi: l’inizio spiazza. Il distorsore è puntato poco sopra lo zero e sembra che i ragazzi siano intenzionati a lasciarlo così, sul punto di prevalere per mordere il freno un istante prima.

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Fast Animals and Slow Kids – Forse non è la felicità (Woodworm, 2017)

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Articolo di Giovanni Tamburino

Piano e chitarra. Quasi una dolce lullaby per dare il benvenuto a chi ascolta. Si protrae per il primo minuto, avvolgendo e cullando le orecchie col suo arpeggio.
Stop in riverbero.
Entrano le percussioni, mentre il piano cambia rotta. Entra una voce nota:

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Fast Animals and Slow kids – Alaska (Woodworm – 2014)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Alaska.

Un’opera in tre atti.

 

Overture.
L’opera si apre con un tappeto sonoro cupo, freddo, color ghiaccio, accompagnato da poche parole ripetute ciclicamente –  scusa, mi lascio andare un po’, ora, dopo ritornerò – urlate da una voce graffiante, ma spezzata, intrappolata e testarda come una mosca che sbatte continuamente contro a un vetro.

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