Fast Animals and Slow Kids – Forse non è la felicità (Woodworm, 2017)

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front

Articolo di Giovanni Tamburino

Piano e chitarra. Quasi una dolce lullaby per dare il benvenuto a chi ascolta. Si protrae per il primo minuto, avvolgendo e cullando le orecchie col suo arpeggio.
Stop in riverbero.
Entrano le percussioni, mentre il piano cambia rotta. Entra una voce nota:

«Guarda tutto intorno
Come sta cambiando
Allacciati le scarpe
Che c’è da camminare»

Prende corpo la chitarra elettrica, li insegue sempre più in alto, su e ancora più su fino all’esplosione:

«Che tanto arriverà
Stai pronto ad accettare
Il fondo del bicchiere
Gli avanzi di natale

Che tanto arriverà
Forte che fa male
Come un asteroide
Ma senza far rumore

Succederà»

Il ruggito di Aimone è il signore indiscusso.
La canzone è Asteroide, il disco è Forse non è la felicità, loro sono i Fast Animals and Slow Kids e vengono da Perugia.

Sono tornati ancora una volta, con tutta l’energia e l’impatto sonoro che gli abbiamo sempre riconosciuto, ma soprattutto con di nuovo intatta quella spaccatura che è il loro marchio. Quella spaccatura, quella ferita nel cui solco sono tornati a scavare da dove l’avevano lasciata in Alaska (2014) e che, nonostante il tempo passato, non riesce a cicatrizzarsi. Non deve.
È la lacerante ricerca di un posto che sia il proprio, in un mondo che sembra – nella più positiva delle ipotesi – essersene dimenticato. Lo scontro costante tra sé e una realtà cinica e cruda.
Emerge in tutta la sua imponenza un disagio esistenziale che non può essere visto semplicemente come quello di un adolescente, quanto di tutta un’umanità – la nostra – catapultata in un presente incerto e abbandonato a se stesso, sospesa tra un futuro inesistente ed un passato che si fa sempre più ingombrante. Aimone ulula questa insufficienza di cui lui e i suoi soci sono ormai portavoce in Annabelle, primo singolo estratto da questo quarto album.
I FASK riprendono a muoversi fra i cocci delle vite di tutti, contemplando le braci ormai morenti di ogni quotidiana lotta per un mondo migliore, ma senza rinunciare mai a quell’indelebile volontà di reagire, come cantano in Giorni di gloria:

«Saremo sempre fieri
Anche se sbaglia e sbaglierà
Perché quei cambiamenti
Ancora li rimpiango»

Tra rimpianto e rivolta, ritraggono il limite e la miseria umani con ironia e, forse, un briciolo di affetto, da Ignoranza, in cui è raccontata la resa di chi vuole essere sollevato da ogni responsabilità, di un mondo che non sa più da dove ripartire, preferendo non essere interpellato, e la voglia di resistere di “noi quattro idioti”, fino a Capire un errore, in cui l’essere “creatura così ignobile” non è una condanna, ma un punto di partenza per chi vuole riprendere la propria strada.

«Queste mani suoneranno per
Lenire un errore
Questo male servirà anche a te
Capire un errore»

Ripartire. Sempre e comunque. Senza lasciarsi sopraffare dalla monotonia, dal grigiore di chi vuole plasmarti secondo i dettami di un mondo spersonalizzato e meccanico. In Montana non si danno altra possibilità che questa:

«La stabilità
è crusca per le bestie»

I Fast Animals urlano ad un mondo che vuole rinchiuderli in “questo giardino dove non batte il sole” e incoraggiano a fuggire, inarrestabili come Fiumi di corpi: è questa la sfida oggi. Una sfida che è impossibile affrontare da soli, perciò viene lanciata assieme alla promessa che nel precedente album aveva concluso Grand Finale e non può mancare ora che il conflitto è più lancinante: la si affronti insieme, si continui a lottare, fianco a fianco, per poter essere raggiunti da qualcosa che dia senso allo scontro, questo è Giovane:

«Se avessi un dio
Sai cosa chiederei?
Che queste note
Arrivino anche ad altri

L’eterno è un male
Che rifuggirai
Se un canto
Non trapasserà il tuo petto»

Un mosaico, una raccolta di frame della vita da varie angolazioni, da una storia a pezzi ad una generazione disillusa coi piedi nel fango, fino ai denti serrati di chi non ha ancora voglia di mollare e perdersi nel proprio oblio, questo è il quarto disco dei FASK: una scalata su un terreno accidentato per essere colpiti da un canto, da una bellezza che possa essere adesso la missione e lo scopo di ogni giorno, qualcosa che vada oltre il dolore, senza il bisogno di un Eden remoto nel tempo e nello spazio perché la vita non sia vana.
Su queste parole l’eco di Aimone cala il sipario, con il secondo singolo estratto e title track della loro ultima fatica:

«Forse non è la felicità
ciò che voglio
ma un percorso per raggiungerla

Un alpinista che non vorrà
quella vetta
ma il solo rischio di cadere giù»

Perché, in fondo, non frega niente di una felicità in un remoto futuro o, addirittura, in un’ipotetica altra vita, quanto piuttosto di essere toccati da una bellezza e che sia qui e ora.
Questa è la più profonda e viscerale esigenza umana: che oltre il sudore, oltre il sangue e le lacrime, oltre la propria piccolezza, ogni passo sia scandito da una ragione per farne un altro ancora.
Nonostante il pericolo – e magari anche un po’ la voglia – che sia quello sbagliato.

Tracklist:
01. Asteroide
02. Giorni di gloria
03. Tenera età
04. Annabelle
05. Fiumi di corpi
06. Montana
07. Capire un errore
08. 11 giugno
09. Ignoranza
10. Giovane
11. Forse non è la felicità

 

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Un pensiero riguardo “Fast Animals and Slow Kids – Forse non è la felicità (Woodworm, 2017)

    […] tour promozionale di Alaska, i Fast Animals and Slow Kids sono tornati a Milano per il nuovo album: Forse non è la felicità. Entriamo in tempo per vedere l’apertura delle porte e i primi della fila riversarsi sulla […]

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