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Giovanni Carfì

Gli Scordati di Joe – Vol. 60

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

“Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio”.

Questo è ciò che scrivevo qualche anno fa in apertura a questa rubrica e oggi siamo arrivati al numero 60. In tempi di classifiche di fine anno, mi chiedo che senso possa avere segnalare nuovi ascolti, suggerire artisti in alcuni casi esordienti, o che dopo una prima esperienza discografica spariscono. Mi chiedo che senso abbia, avere la presunzione di giudicare dei lavori rispetto ad altri, in una giungla di “Artisti” che si professano tali, di ragazzi e ragazze che investono anche economicamente in progetti, o di chi finisce a collaborare con altri produttori o promotori, finendo stritolati in un sistema che li promuove come qualunque altro “prodotto”. Forse un senso c’è, ed è giusto che ce l’abbia.

La musica non dovrebbe essere un prodotto, ma espressione e trasposizione di un’opera artistica, di una comunicazione impellente, che abbia la forza e la dirompenza di lasciarti con la mascella a penzoloni, che abbia la capacità di emozionare, di stravolgere le tue orecchie ma ancora prima il tuo cuore. Oggi potremmo definirci fortunati, abbiamo tutto a portata di un click; che sia un video, una canzone, un’immagine, ma questo ha abbassato il livello qualitativo delle proposte in maniera clamorosa, e cercare qualcosa di “bello” o di artistico è ancora più difficile. Ci stiamo abituando a definire “bello”, qualcosa che in molti casi non lo è realmente. Se pensiamo anche solo alla fruizione della musica 20 anni fa, potremmo capire come ogni cosa aveva un peso specifico molto elevato; il valore di un supporto fisico, un libretto con i testi, un qualcosa di tangibile e concreto, poteva fare la differenza. Così come vedere un film in prima visione nel proprio salotto, rispetto a vederlo al cinema, (non nei multisala); si tornava a casa con la matrice del biglietto, si decideva l’orario in cui andare a vedere il film, e il più delle volte lo si faceva su scomode sedie di legno, ma oltre al film ti portavi a casa un’esperienza oltre alla visione stessa del film.

Lo so può essere un discorso senza senso, ma in un mondo che lamenta una mancanza di attenzione verso l’arte, servirebbe più senso critico e bisognerebbe riappropriarsi della curiosità e della voglia di scoprire cose nuove, senza la comodità di un algoritmo che decida per noi. Quanti di voi comprano fisicamente dei dischi, vanno al cinema e sostengono attivamente l’arte? Quando si sente dire che non ci sono più i grandi cantautori, i grandi artisti del passato, la colpa se così può esser definita, è una conseguenza della nostra disattenzione, la nostra comodità rispetto ad una ricerca e un approfondimento a cui non siamo più abituati. Ecco, prendetevi il vostro tempo, anzi riprendetevelo, e quando ascoltate qualcosa di nuovo, siate onesti, la musica è un’arte, non è un prodotto.

Io mi prenderò del tempo chiudendo questa rubrica, dove la selezione di ascolti che mi ha suscitato qualcosa, è sempre stato un lavoro non facile ma che ho fatto con piacere, combattendo sempre tra il proprio gusto e la capacità di allontanarsi da questo per poter avere la giusta imparzialità che serve in questo caso. Non possiamo però sempre guardare al passato cercando un ristoro in esso, ma bisogna fare del proprio meglio nel presente, con le condizioni e con le regole che questo implica. Forse è semplicemente una scusa per poter costruire qualcosa di nuovo, in ogni caso, ringrazio chi ha seguito questo mio contributo negli anni.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 59

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Elisa Sapienza: non è complicato essere semplici – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Dopo circa un anno e mezzo dal debutto discografico con Il Tempo Vola, ritroviamo Elisa Sapienza in occasione dell’uscita del suo ultimo singolo dal titolo Come la felicità. Abbiamo colto l’occasione per farci raccontare qualcosa in più del suo progetto e della suo sentire, all’interno di un ambito musicale sovraesposto, e di un’affermazione non urlata e trasparente delle sue emozioni.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 58

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 57

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Intervista a Marina Rei: La facoltà di essere noi stessi al di là di tutto e tutti è una possibilità per essere felici

I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele e Giovanni Carfì

In occasione dell’uscita dell’album Per essere felici (qui la recensione), la cantautrice romana Marina Restuccia, in arte Marina Rei, si è intrattenuta con noi in una piacevole chiacchierata che racchiude in sé tutto l’amore per il suo lavoro e per quest’ultima produzione musicale autentica ed interessante.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 56

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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Coma Berenices – La musica è una meta verso cui tendere all’infinito

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Un nome particolare ed evocativo, ascoltando il loro ultimo lavoro, Archetype, resto colpito dal loro sound e da quanto viene scritto per presentarlo. Coma Berenices è un duo partenopeo, composto da Antonella Bianco (chitarra e tastiere) e Daniela Capalbo (chitarre e mandolino) si uniscono nel 2015 e poco dopo si aggiunge il batterista Andrea De Fazio, con il quale registrano il loro esordio, Delight nel 2016. Tante corde, suonate e arrangiate, ma nessuna parola, per un disco interamente strumentale, nel quale troviamo brani affascinanti e dalle molte sfumature. Ho deciso di contattarle per dare anche una voce a questo lavoro, anzi due.

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Gli Scordati di Joe – Vol. 55

R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

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