R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

Eleonora Bordonaro

Nuovo lavoro discografico per l’artista siciliana, che porta avanti la tradizione popolare della sua terra, catturando e raccontando in modo teatrale storie figlie di personaggi suoi conterranei. Partendo dal curioso “Moviti ferma”, titolo dell’album e ossimoro nel quale è racchiusa l’essenza del disco, ovvero: “Movirisi”, in dialetto vuol dire “restare”. Radici a cui siamo legati e voglia di “muoversi”, andare e restare, un eterno dualismo che genera energia, grazie al supporto di ottimi musicisti folk (e non solo) e alla grande capacità interpretativa della stessa Eleonora.

Ásgeir

Terzo lavoro per il cantautore islandese, che realizza un album intimo e raffinato nella sua essenzialità. Dopo il successo in patria e l’aiuto del collega John Grant, che ha curato la traduzione dei testi in inglese, favorendone la diffusione ed il successo, questo nuovo lavoro parte da un ritiro, e da una situazione di solitudine, ricercata dall’autore per ritrovare e ritrovarsi. Nasce così, durante un freddo inverno e una situazione di auto-isolamento, un lavoro accogliente e trasparente nella sua semplicità.

The Franklin Electric

Band canadese il cui debutto risale al 2014; seguono altri due album, una nomination ai Juno Awards 2018, e a distanza di pochi mesi escono altri due lavori che proseguono in un percorso introspettivo. In questo ultimo Ep, le sonorità e la facilità di ascolto, colgono da subito l’attenzione dell’ascoltatore, tra l’uso di strumenti tradizionali e un gusto nell’apportare a questi, inserti elettronici. Il risultato è una miscela di folk e pop, dove ci si affeziona fin da subito alle varie tracce, trascinati dal calore della voce di Jon Matte.

Godsticks

Un album definito forse il più riuscito della band inglese; non tanto per doti tecniche innegabili, ma proprio per un diverso approccio alle stesse. Una ricerca quasi ossessiva della perfezione, a cui la resa avviene lavorando e abbandonandosi ad una ricerca (riuscitissima) più melodica ed interpretativa. Un demone e un senso di frustrazione che il cantante cerca di spiegare, e attraverso cui possiamo godere di un disco ricco di momenti prog, tecnicismi non autocelebrativi, e parti strumentali calibrate e potenti, un lavoro pulito ed energico.