I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele e Giovanni Carfì

In occasione dell’uscita dell’album Per essere felici (qui la recensione), la cantautrice romana Marina Restuccia, in arte Marina Rei, si è intrattenuta con noi in una piacevole chiacchierata che racchiude in sé tutto l’amore per il suo lavoro e per quest’ultima produzione musicale autentica ed interessante.

1995 il primo album dal titolo “Marina Rei”, 26 giugno 2020 “Per essere felici”. Parliamo un po’ di allora, dell’esordio e di questa nuova produzione inedita a 25 anni di distanza, “al di là di questi anni” come direbbe una tua canzone…

A questo parallelismo in realtà non ci avevo mai fatto caso, quindi, mi sembra bello.

“Marina Rei”, dopo 25 anni, “Per essere felici”, mi sembra dica tutto. Quello è stato il primo disco, il primo approccio di scrittura in italiano, ovviamente la giovinezza, l’energia, la spensieratezza, anche un po’ l’inesperienza, nonostante avessi comunque lavorato già in precedenza per altri dischi, insomma non ero una fanciulla priva di esperienza, ma quella fu sicuramente la più grande.

Fu il primo disco in italiano e successivamente con “Al di là di questi anni” ho partecipato pure al mio primo Sanremo. Naturalmente in 25 anni si fanno tante cose, si scrivono tante cose e si impara anche a migliorarsi, a cercare di salire ad un livello sempre superiore. È come quando fai un gioco e cerchi di passare al livello successivo, sono una persona che si mette spesso in discussione e che ama migliorarsi continuamente e credo che questo sia il lato positivo nel lavoro che facciamo. In questi anni ci sono stati momenti belli e momenti meno belli, è normale che nella musica come nella vita del resto ci siano. La vita la descrivo sempre come un’onda che ha dei momenti in cui ha dei picchi, entra in un mare bellissimo, e dei momenti in cui piano piano scivola e si abbassa per poi risalire di nuovo, credo, dunque, che la nostra vita sia come un’onda e che la difficoltà è cercare di scivolare su quest’onda e di trovare la chiave per andare avanti nella maniera più libera possibile.

In un periodo abbastanza particolare come quello della pandemia, del lockdown e che stiamo vivendo sia a livello sociale che per la musica, cosa hai voluto esprimere con questo album e come secondo te si può essere felici?

Il concetto è molto personale, ognuno a seconda della propria esperienza fa i conti con sé stesso e “Per essere felici” è una canzone che parla un po’ di questo, parla delle scelte che facciamo nella vita e che ci portano ad intraprendere dei nuovi percorsi.

Sicuramente ho fatto delle scelte artistiche negli anni che mi hanno portato un po’ ad essere refrattaria al compromesso e, quindi, a trovare una modalità diversa per poter essere me stessa, per cui quanto siamo disposti a rinunciare a quelle certezze che ci fanno sentire sicuri per intraprendere dei percorsi tortuosi che non sappiamo dove ci porteranno e come ci porteranno, ma che percorrendoli percepiamo di sentirci noi stessi? Probabilmente la facoltà di essere noi stessi al di là di tutto e di tutti è una possibilità per essere felici.

Otto bellissime tracce precedute dalla title track, dal brano “Comunque tu” e “Dimenticarci”, c’è stata una scelta specifica nell’uscita e nell’ordine di pubblicazione di queste canzoni?

Su “Per essere felici” ero abbastanza sicura, eravamo tutti abbastanza sicuri perché è la canzone che in qualche modo descrive meglio il disco, descrive meglio me, chi sono e che cosa ho fatto per arrivare oggi alla persona che sono e all’artista che sono e, dunque, mi sembrava la canzone ideale e più giusta per presentare questo disco.

Poi in verità qualcosa è cambiato perché saremmo dovuti uscire ad aprile con il disco e con “Dimenticarci”, come secondo singolo, ma l’isolamento ci ha portato a rimandare tutto e in questo momento di confusione, di incertezza, di non avere nessuna notizia su quello che sarebbe stato il domani, abbiamo deciso di far ascoltare comunque un’altra canzone del disco “Comunque tu” che non è una canzone da singolo, ma è una canzone che ascolti nel disco perché è un tassello importante nel disco tra una canzone e un’altra e ti porta a capire un’altra parte di me.

“Dimenticarci” è una canzone che ho scritto un anno fa, ma che, uscita dopo il lockdown, ha assunto un significato molto più potente perché parla della volontà di ritrovarsi e riavvicinarsi, è assurdo come la musica sembri la fotografia di un momento che diventa poi universale, un momento senza tempo, e quindi sto pensando al prossimo singolo.

Devo dire che mai come in questo disco ho avuto delle difficoltà a scegliere quale canzone far uscire perché per me ognuna ha un senso importante, ognuna ha un significato preciso, ogni canzone ha un’importanza e un valore a sé ed è conseguente ad un’altra canzone, quindi, faccio fatica ad estrapolarle da quel concetto del disco che è quasi un discorso continuo.

Parlando di “Dimenticarci” e soprattutto del video oltre la scelta del bianco e nero, sempre piacevole, sembra che il tempo sia fermo, un video incentrato sulla tua figura che esalta descrivendo la perfezione dell’ingenuità di un sorriso. L’ingenuità è spesso una caratteristica che espone molto ed è molto rischiosa, quanto al tempo stesso genuina e pura, pensi che si possa veramente ripartire da un sentimento così delicato, da quel sorriso?

Ma sì anche perché il sorriso è una reazione di un sentimento sincero, di un sentimento che ti dà la possibilità di un’apertura ad un incontro di pensiero, di sguardi, di abbracci, per cui incredibilmente mi sembrava ancora più potente quest’immagine accostata alla nostra uscita fuori dall’isolamento.

Esaminiamo con te qualche traccia, “Ci penso a te” e “Averti è come avere paura”

“Ci penso a te” è la prima canzone, la più anziana a livello di scrittura, mi piaceva moltissimo l’idea che fosse breve, che non avesse una struttura convenzionale di strofa, come in molte canzoni di questo disco, e quando l’ho scritta sapevo già che sarebbe stata la canzone che avrebbe aperto il disco.

“Averti è come avere paura” è l’unica canzone di cui ho avuto la possibilità di ascoltare il ritornello che esisteva già, era il ritornello di una canzone di due amici musicisti, però, non mi piaceva il resto della canzone. È stata una delle canzoni più dure con questo ritornello molto bello e dovevo trovare una chiave per le strofe.

Entrambe le canzoni partono un po’ dalla base dell’impossibilità di un amore: in “Ci penso a te” c’è l’impossibilità di un amore, ma allo stesso tempo un forte pensarti, nonostante non si possa determinare questo amore e questo è un po’ il concetto di “Averti è come avere paura”.

La cosa, però, che mi piaceva di più di quest’ultima è sottolineare che amare significa lasciarsi andare e che amare e lasciarsi andare sono dei sentimenti che ti espongono moltissimo, tanto a tal punto da poterne avere paura. Voler desiderare davvero qualcuno può allo stesso tempo portarti un sentimento di grande paura.

Noi da ascoltatori lo siamo e tu ti ritieni soddisfatta di questo disco?

Sì sì, lo sono tanto, amo molto questo disco e oggi capisco ed apprezzo tutta la fatica che c’è voluta per raggiungere questo risultato

Un potere della scrittura usato nel migliore dei modi e una musica che ha reso bene tutto ciò che avevi dentro e che avevi voglia di esprimere

Anche di questo sono molto contenta, non volevo che produzione e arrangiamenti soffocassero le canzoni. Sono partita dal registrare con voce e pianoforte le canzoni e poi da lì individuare quale fosse la strada migliore, ma nel momento in cui ho saputo che nulla doveva opprimere la canzone stessa tutto è venuto di conseguenza.

La produzione insieme a Matteo Scannicchio è stata la mia spalla in questo, mi ha sostenuto nelle mie decisioni, nelle idee e nelle intuizioni.

Guardando alle date e ai concerti ci sono tappe in programma?

È un momento difficile per la musica, ho la possibilità di presentare qualche canzone del disco in acustico. Il primo agosto sono stata a Rosolina Mare in Voci per la libertà per il Premio Amnesty International e sono molto felice perché Amnesty sostiene da sempre con impegno i diritti umani, quindi, sono stata molto onorata di partecipare; il 7 settembre invece a Roma all’Auditorium farò un concerto particolare ed unico perché ripercorrerò più o meno questi venticinque anni, sarebbe impossibile farlo completamente visto l’entità dei dischi e delle canzoni, ma cercherò di farlo al meglio.

Grazie Marina per essere stata con noi

Grazie a voi!