Brunori Sas – A casa tutto bene (Picicca Dischi, 2017)

Postato il Aggiornato il

front

A casa tutto bene: dal tu all’io e dall’io all’universo

Articolo di Iolanda Raffaele

Se ascoltare un nuovo disco è una scoperta, recensirlo o commentarlo è una vera e propria missione.
Sentire e risentire quei motivi per esplorarli, cercare tra le note messaggi universali e personali per poi capire che è tutto da rifare.
Ci si sofferma più e più volte su una stessa strofa e, ad ogni ascolto, si avverte sempre qualcosa di nuovo; ci si ritrova in un posto diverso da quello da cui eravamo partiti.


Accade spesso, ma se l’album in questione è “A casa tutto bene”, la situazione si complica. Seguendo la tradizione, si potrebbero dare informazioni di routine, dire che è il quarto album di inediti dell’artista cosentino Bunori Sas uscito per Picicca Dischi a gennaio, registrato nella casa padronale di una vecchia masseria e prodotto da Taketo Gohara, ma sarebbe troppo riduttivo, scontato, superfluo.
L’unica cosa da fare è perciò dare una propria lettura e lasciare agli altri il loro punto di vista. Servirà o meno? Sarà differente da quanto già detto? In ogni caso li spingerà ad esprimerne uno, come in una reazione a catena.
Sì, “A casa tutto bene“,  con la sua complessità e il suo realismo genera proprio questo stato d’animo.
È come aprire la porta di una casa in cui pare che tutto vada bene, ma quello è solo l’ingresso (il titolo), se ti accomodi in ognuna delle stanze (le canzoni), capisci che non è così, su ogni tavolo trovi scoperte tutte le verità, come delle carte.
L’umanesimo di Dario Brunori viaggia da nord a sud, corre sui binari che vanno dal tu all’io e dall’io all’universo, dal generale al particolare e viceversa, attraversando tutte le stazioni della società e tutti i suoi orari.
È estroversione e introversione dei sentimenti, è oggettivare emozioni soggettive e soggettivare l’universale, è iniziare da sé per ritrovarsi nelle vite degli altri.
È una miscela di vecchio e nuovo perfettamente trasfuso in uno sperimentalismo strumentale spettacolare, reso possibile dalla magia di Taketo Gohara, che rende il suono tridimensionale; dai ritmi caldi del sud e freddi del nord; dalle mandole, i mandolini, le chitarre anni 30’, i fiati.
Dodici canzoni dai testi attuali e complessi, che si districano tra percussioni, sintetizzatori, archi e drum machines, stratificazioni cantautorali e suonate live.

La prima stanza del percorso è La verità, ultimo brano scritto e primo della serie, che rappresenta il manifesto programmatico di tutto l’album.
In un crescendo di suoni, si apre un’atmosfera fiabesca con tonalità che ricordano quasi il caro De Gregori e le canzoni vecchio stile, da giradischi, da sabato pomeriggio. Nei versi gridati si celano i timori e le amarezze di tutti, la realtà sbatte in faccia con tutte le sue difficoltà e i suoi mostri, ma il dolore e la felicità servono allo stesso modo.
Se la verità è che non si vuole cambiare, che si ha paura di rinunciare alle poche e misere cose a cui per i primi non crediamo, Brunori guarda lungimirante al risveglio della coscienza e dell’anima.
Non c’è abbattimento nelle sue parole, ma consapevolezza che dalle paure si parte per uscire. Dal tu all’universale la vita cessa di essere immobilismo per diventare azione e, se anche fosse rischioso, vale la pena provare.
La musica è diversa, i ritmi sono quasi bonghi che provengono dall’Africa in L’uomo nero. Il rumore della storia che arriva, passa e ritorna, appare attraverso un uomo nero, a volte personificato nell’apparente perfezione dei capi, altre materializzato nel pregiudizio che si annida in ognuno di noi. C’è un pizzico di politica sciolto nella canzone in modo non banale, detta a metà, più che altro immaginata, c’è amarezza e speranza che tutto cambi. Anche il progresso ha tradito le aspettative e, in un giro dal tu all’io, si torna a riflettere su se stessi, sui bisogni personali e su quello che egoisticamente ci interessa.

Canzone contro la paura mette in circolo l’io, il tu e l’universale e, nella sua semplicità, è un brano che fa il suo girotondo intorno a mille canzoni.
Tra un inizio scandito da soavi cori femminili e i richiami musicali a Rino Gaetano, si parla della musica e del suo ruolo, oggi sempre più difficile.
Intorno c’è il vuoto, o comunque poco da cantare, soltanto impalpabile tristezza, così sarebbe preferibile intonare per se stessi motivetti irriverenti, poco intelligenti, superficiali. Canzoni per dimenticare, fatte per chi non ha voglia di pensare o di ascoltare, cantando così un mondo che non c’è.
In realtà, però, le canzoni che tutti vogliono e cercano non sono queste, ma quelle che commuovono, che emozionano, che fanno riflettere e che, così facendo, salvano la vita.
Il miracolo, la meraviglia di una canzone, secondo Brunori in fondo risiede proprio nel fatto che, malgrado il dolore, le difficoltà, le angosce, basta anche la più stupida, la più semplice, a risollevarci, a ricordarci chi e come siamo.

Lamezia Milano racchiude in due parole due mondi e due facce di una stessa nazione. È un viaggio dal tono battistiano, in cui emergono i contrasti tra la metropoli che incanta e la provincia ferma agli anni ottanta di fronte ad un’Italia quasi impassibile e inerte, che davanti a tutto canta. Nella sequenza meccanica e abitudinaria di andata e ritorno, sud e nord si confondono nei ricordi e nella quotidianità, cosicché non c’è più alcuna differenza tra la vita reale e la vita al cellulare, con l’io che diventa universale.

Colpo di pistola è una ballata, l’articolo di giornale dell’ennesima manifestazione di amore folle. È un amore egoistico, una dimostrazione di insano possesso che acceca anche in un’epoca, come l’attuale, troppo moderna.
Brunori ne parla così senza essere cruento, senza fatalismo; descrivendo con eccezionale naturalezza un’esperienza particolare, ma molto comune, invita alla riflessione e mette in guardia da questi comportamenti.
Risate e battiti di mani aprono La vita è liquida, la migliore definizione  che si potesse dare all’esistenza. Liquidi sono il modo di vivere, le convinzioni, le religioni, il passare da una realtà all’altra adattandosi, è la lacrima che aiuta a non vedere la propria natura di uomo liquido. La vita è, perciò, uno stato che, in assenza di solidità, diventa liquido proprio come gli orologi liquefatti di Dalì, rischia quasi di evaporare al primo sole, di trasformarsi in una nuvola e di ricadere in un temporale, quasi fino al mare.
La liquidità è caducità, adattabilità e quindi esigenza di riappropriarsi della propria natura.

Ritmo lento, piano, archi, Brunori ci porta all’amore di altri tempi con Diego e Io. Scritta insieme ad Antonio Martino, è una sorta di lettera rivolta da Frida Khalo a Diego Rivera, suo amore tormentato e uno dei due incidenti della sua vita. Un rapporto di tradimento, di amore, fatto di abbandoni e ritorni perché “Ma va, dove ti pare. Tanto prima o poi lo so che tornerai a bussare”. E’ una vicenda di vero sacrificio e perdono, che supera l’individualismo dei soggetti e lascia un messaggio valido per tutti.
Sabato bestiale è la fotografia della parte brutale e bestiale di noi, quella che non ama le paternali, che è stanca di sopportare i problemi del mondo insieme ai propri. È il lato che la disillusione ha fiaccato e di cui spesso ci vergogniamo. Questa canzone diventa, perciò, lo specchio in cui si riflettono tutti i problemi ignorati e la parodia del cinico menefreghismo che gravita attorno, da cui prendere le distanze.

Don Abbondio è il personaggio brunoniano, che dei Promessi Sposi manzoniani ha il nome e il fare schivo, il tacere, lo sguardo altrove. Esisteva nel passato, ma vive anche nel presente, negli altri, nelle loro omissioni e in noi stessi che stiamo a guardare da spettatori.
Don Abbondio è “nel mio sguardo che si poggia sempre altrove per paura che agli indizi poi si aggiungano le prove” , “sono io affacciato alla finestra a guardare le macerie a contare quel che resta”, è nelle piazze, nel lavoro, nella politica. L’io e l’universale sono strettamente uniti fra loro, nessuno è esente da colpe, perché la storia è umana e gli uomini a turno si macchiano del male, o si avvicinano al bene.
Il costume da torero si colloca tra il cinismo e la voglia di credere che il mondo possa diventare migliore. Bambini in coro e, anche qui, ritmi alla Rino Gaetano, per dire che con il mantello da torero, la magia e la poesia si può cambiare.
È un’io che guarda all’esterno, alla realtà, agli averi, per tornare alla dimensione interiore in cui la più grande scoperta è comprendere che il cambiamento generale e la crescita globale dipende da ciascun piccolo passo che ognuno di noi compie ogni giorno.

One, two, three, four e parte Secondo me, un monologo modernissimo che racchiude le  contraddizioni del nostro vivere, tra ciò che critichiamo e ciò che siamo. Viene sottolineato il grande problema, spesso sottovalutato, che “il secondo me” non dà spazio al “chissà come è invece il mondo visto da te”.
Brunori esprime la regola più importante per la convivenza pacifica e corretta tra i popoli e nella gestione delle relazioni umane: l’ascolto. Se si facesse più attenzione al pensiero degli altri, il confronto sarebbe proficuo, si giudicherebbe correttamente e si sbaglierebbe meno.
La vita pensata è l’ultima stanza, un’altra partenza dall’io al tu, fino all’universale.
Piccoli momenti quotidiani e di riflessione diventano l’occasione per capire che erroneamente siamo sempre alla ricerca di risposte nascoste, non diamo mai riposo ai nostri dubbi. In verità la vita non deve essere una prigione, una catena che vediamo solo noi, ma deve essere vissuta, dobbiamo smettere di pensarla e goderla sempre di più.

Tracklist:
01. La verità
02. L’uomo nero
03. Canzone contro la paura
04. Lamezia Milano
05. Colpo di pistola
06. La vita liquida
07. Diego e io
08. Sabato bestiale
09. Don Abbondio
10. Il costume da torero
11. Secondo me
12. La vita pensata

Annunci

Un pensiero riguardo “Brunori Sas – A casa tutto bene (Picicca Dischi, 2017)

    […] A casa tutto bene non dà risposte, né certezze, ma spinge a riflettere, a guardare la realtà con gli occhi propri, ma anche con quelli degli altri. Qual è il tuo Secondo me e a cosa corrisponde?  Mah in realtà, quando mi fanno questa domanda, perché mi è arrivata in modi diversi da altri contesti, rispondo sempre che il disco è il mio secondo me, nel senso che è la rappresentazione di tutti i personaggi che mi abitano, di tutte le situazioni che in qualche modo mi hanno suggestionato. Anche la scelta degli argomenti che ho deciso di cantare nelle canzoni rappresenta in un modo o nell’altro una sorta di media di quello che è il mio secondo me. A volte un’opinione si esprime in maniera diretta, o per via traversa raccontando una storia, ma si può esprimere anche facendo emergere più i dubbi che le certezze, quindi penso che in questo disco ci siano tutte queste componenti e alla fine la mia risposta è nel disco. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...