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Luframilia – Migliaia di Frammenti di Luce (The Boring Label, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

La costa jonica, dopo Brunori Sas, sforna un altro cantautore degno di attenzione: Luframilia, al secolo Davide Bolignano, è un musicista reggino, già militante in passato in diverse band locali, il cui album di esordio è uscito il 20 novembre per l’etichetta torinese The Boring Label. Dopo anni passati a registrare tracce nella sua cameretta con la chitarra acustica, decide di condividere il tutto con l’amico mix engineer Alessio Mauro; Luframilia sembra proprio l’anagramma di Migliaia di Frammenti di Luce, che è poi il titolo dell’album, preceduto, nell’aprile 2019, dal singolo L’Eremita Postmoderno, di cui è stato realizzato anche un videoclip, prodotto da Officine Alpha. La copertina si sposa alla perfezione con il titolo: al centro un albero da cui, in una notte buia, cadono luci; quattordici tracce per un lavoro il cui filo conduttore è il dualismo tra tenebre e luce, amore e rabbia, paura e coraggio: non a caso il brano di apertura è Eclisse, dal greco “venir meno”, e quello di chiusura Apocalisse, “togliere il velo”.

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Barezzi Festival Streaming @ Teatro Regio, Parma – 13/14 novembre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Elly Contini

Il Barezzi Festival non si sarebbe dovuto fermare neppure con la pandemia, nonostante a questo giro la sua line up sarebbe stata esclusivamente italiana. Poi è successo quello che sappiamo, tutti i concerti e gli spettacoli sono stati annullati e non c’è stata altra via che convertire la proposta in versione streaming. È il futuro, quello dei concerti online. Hanno iniziato a discuterne da un po’, sia i critici che gli addetti ai lavori (io stesso nel mio piccolissimo qualche tempo fa scrivevo questa cosa qui) soprattutto nel momento in cui si è capito che l’emergenza sanitaria sarebbe durata un attimino di più di una normale emergenza e che quindi, per evitare di fallire, i musicisti avrebbero dovuto inventarsi qualcosa. Intendiamoci, per chi ama la musica un concerto in streaming non è una tragedia, in sé: se ami un artista normalmente non ti limiti ad andare a vederlo dal vivo ma ne segui le esibizioni passate anche su YouTube, compri i dvd live, guardi i videoclip… tutte cose che abbiamo fatto in massa, soprattutto quando scoprivamo per la prima volta le nostre band preferite (ricordo ancora quando, a diciassettenne, andai al mio primo concerto degli Iron Maiden e benché li avessi davanti a me in carne e ossa per la prima volta, mi sembrava di conoscerli da sempre, avendo passato tre anni ad impararmi a memoria tutte le loro vhs). Quindi se il problema fosse solo che gli artisti si organizzano per suonare senza pubblico, producendosi in esibizioni ben curate per quanto un po’ stranianti nel contesto, non ci vedo assolutamente nulla di male. I recenti casi di Katatonia e Nick Cave, che hanno trasformato in uscite ufficiali questo tipo di performance, lascia intravedere che ci siano effettivamente degli spazi interessanti da aprire.

 

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Brunori Sas – Cip! (Island, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Cip! questo il titolo del nuovo album di Brunori Sas uscito il 10 gennaio. Undici tracce che parlano dell’uomo e delle sue contraddizioni, entrambi inseriti nel grandioso e misterioso universo. Ciò che in un certo senso sorprende dell’intero disco è il significato intrinseco in ognuno dei singoli, ovvero l’importanza del contesto in cui è inserita la vicenda umana. Lo stesso Brunori lo ribadisce: “Con questo nuovo progetto volevo riconsiderare, in una sorta di Gestalt forma calabra, il rapporto fra ciò che ho sempre considerato centrale – la vita degli uomini – e ciò che ho da sempre considerato periferico – l’universo che ci ospita”.
Compito degli ascoltatori è quello di dotare di significato personale le undici tracce che compongono Cip!, il cui titolo onomatopeico è particolarmente curioso. Infatti, il pettirosso rappresentato sulla copertina dell’album è simbolo di semplicità e di fierezza combattiva allo stesso tempo. Sembra che l’obiettivo del cantante calabrese sia quello di creare un esercito di pettirossi, all’interno del quale ognuno si senta libero di esprimere la propria creatività.

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Brunori sas @ Teatro OpenJob Metis – Canzoni e monologhi sull’incertezza – Varese, 28 aprile 2018

Articolo e immagini sonore di Alessandro Pedale

Sabato 28 aprile al Teatro Openjob Metis di Varese si è concluso con l’ennesimo sold out il tour teatrale di Brunori SasForma e sostanza dichiarate fin dal titolo: la prima è quella del teatro-canzone; la seconda è quell’incertezza che era già uno dei temi portanti di A casa tutto bene, del 2017. Lascio la macchina nel garage davanti al teatro (solo 2 euro per tutta la serata: un sogno per chi come me è abituato ai parcheggi luxury di Milano) e vedo uscire dalle auto le persone più varie: tanti ventenni (sorpresa), fino ad arrivare ai quaranta-quarantacinquenni. Avvisto anche genitori con figli adolescenti. Diverso anche l’abbigliamento: dal casual classico da concerto ad outfit più ricercati. “A teatro si va eleganti”, immagino sia il ragionamento. Se qualcuno se lo stesse domandando, io sono vestito male (in quanto addetto ai lavori ho il diritto-dovere di vestire male).

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Brunori Sas @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 30 giugno 2017

Articolo di Giacomo Starace, immagini sonore di Giovanni Daniotti

“Quelle canzoni da cantare a squarciagola come se cinquemila voci diventassero una sola”. Basterebbe questa frase da Canzone contro la paura per riassumere in gran parte il concerto di Brunori SAS al Carroponte.
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A casa tutto bene: il mio Secondo Me – intervista a Dario Brunori

Confondo e mi confondo e non mi affeziono mai ad un’identità sola.

Articolo di Iolanda Raffaele

Un personaggio eccezionale ed eccellente, un artista di oggi, di ieri, di domani per l’attualità dei messaggi e la bellezza dei testi, in questa intervista Dario Brunori ci svela tutta la sua umanità  abbinata ad una improbabile contemporaneità.
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Brunori Sas @ Alcatraz – Milano, 2 marzo 2017

Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Starfooker

“A casa tutto bene” è un gran bell’album. Intenso nelle parole e nella musica. Arrangiato benissimo senza però perdere quell’immediatezza tipica delle precedenti opere della Brunori Sas. Ma quello che mi ha colpito fin dal primo ascolto è stata la percezione della contemporaneità delle canzoni, una semplice e autentica aderenza nel racconto del nostro quotidiano. Brunori parla a tutti noi mentre parla a sé stesso. Con la schiettezza di chi ha poco o nulla da evitare o edulcorare nel proporre la sua “opinione artistica”.

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Brunori Sas – A casa tutto bene (Picicca Dischi, 2017)

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A casa tutto bene: dal tu all’io e dall’io all’universo

Articolo di Iolanda Raffaele

Se ascoltare un nuovo disco è una scoperta, recensirlo o commentarlo è una vera e propria missione.
Sentire e risentire quei motivi per esplorarli, cercare tra le note messaggi universali e personali per poi capire che è tutto da rifare.
Ci si sofferma più e più volte su una stessa strofa e, ad ogni ascolto, si avverte sempre qualcosa di nuovo; ci si ritrova in un posto diverso da quello da cui eravamo partiti.

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A casa Brunori tutto bene!

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Articolo di Giovanni Tamburino, immagini di E. Joshin Galani

Zio Dario è tornato dalla Calabria portando con sé il “pacco da giù”. E tra salumi, formaggi, torte salate e un rosso davvero niente male, tira fuori pure la sua ultima fatica.
A casa tutto bene: con questo lavoro la Brunori Sas si rimette in gioco in maniera totalmente nuova. Sforna il risultato di una session di due settimane in una sperduta masseria che ha coinvolto tutta la “famiglia” in una maniera completamente diversa dalla classica ricetta attorno ad un giro di accordi, con arrangiamenti tutti nuovi e la voglia bruciante di far vedere quanto sono cresciuti.

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