R E C E N S I O N E

Recensione di Lucio Vecchio

Light Side è una registrazione per quartetto di Matteo Pastorino, talentuoso clarinettista basso nato in Sardegna e residente a Parigi dal 2008. Dopo aver pubblicato due album sempre in formazione quartetto, V (2014) e Suite for Modigliani (2017), Matteo Pastorino esprime con LightSide, primo album pubblicato per A.MA Records, un forte desiderio di riconnettersi con le sue radici.

Con questo disco il clarinettista sardo intraprende un viaggio intimo nel cuore della tradizione mediterranea, un’ode luminosa alla vita e lo fa attraverso il suo clarinetto basso, forse uno degli strumenti più belli e versatili, esplorandone al meglio le possibilità sonore nel corso dell’intero album come sottolineato dal noto trombettista Wynton Marsalis: “Il clarinetto basso di Matteo Pastorino ci avvolge con un’emozione penetrante e ardente, rendendo ancora più impressionante l’interplay d’insieme e la sua capacità di aggiungere profondità e sapore ai contro-canti nelle frequenze più basse.”
In questo progetto Pastorino è accompagnato da un brillante trio: Dario Deidda (basso), Domenico Sanna (pianoforte) e Armando Luongo (batteria).

Il primo approdo di questo viaggio musicale è il brano Goreè dedicato all’omonima ed iconica isola al largo di Dakar in Senegal. Gorée è stata proclamata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1978 ed è tristemente famosa per essere l’emblema del ricordo della tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico. Le sonorità del brano sono languide come un ricordo appunto o come la voglia di tornare nei luoghi che ci sono appartenuti o che semplicemente hanno lasciato un segno dentro di noi. Pastorino spreme a fondo il suo strumento sfruttandone appieno l’estensione armonica in un finale in crescendo. Nella title track il quartetto si diverte. Il tema viene lanciato dal clarinetto basso e poi passato al contrabbasso. Pianoforte e batteria ci lavorano sopra, ma il tema è lì sempre presente. A turno gli strumenti vi entrano ed escono ma non lo abbandonano. Nel finale Pastorino se lo riprende e chiude il brano. Les Années Folles è un omaggio all’omonimo periodo che vide protagonista la città di Parigi fra le due guerre mondiali. Esattamente un secolo fa la capitale francese visse un periodo di dinamismo sociale, artistico e culturale. I caffè della Rive Gauche ospitavano artisti come F. Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway che si incontravano con gli esuli delle dittature in Spagna e Jugoslavia. Fu un periodo di forte fermento culturale, di positività che Pastorino ci restituisce con la sua composizione. La tigre, a seconda dei paesi in cui ci spostiamo, assume diversi significati simbolici: lo yin, la forza, il coraggio, la protezione e l’elenco sarebbe ancora lungo. Il brano omonimo di questo splendido animale che troviamo come traccia quattro è diviso in due parti: una prima parte sembra voglia simboleggiare l’animale che si muove furtivo nel suo ambiente nell’attimo prima di sferrare un micidiale attacco alla preda designata. Poi però, nella seconda parte, le atmosfere si stemperano e tutto diventa soffuso e languido, come un bell’animale in posa che si lascia guardare. Coming Back è un ritorno ai fondamentali del jazz e dello swing. Molto bello e pregevole il lavoro del trio su cui si appoggia il clarinetto basso. Pare che nessun musicista che diventi padre resista alla tentazione di dedicare un brano alla propria figlia o al proprio figlio. Lo ha fatto Francesco Guccini (Culodritto), Claudio Baglioni (Avrai) o Brunori Sas (L’albero delle noci) nell’ultimo Sanremo, solo per citarne alcuni. Lo fa anche Pastorino che include nell’album un brano dedicato alla figlia Elvira. Il disco si chiude con una celebrazione primaverile della rinascita. Marzo con le sue piogge, bellissime le spazzole di Armando Luongo che ce le ricordano, è foriero di cambiamenti. La primavera sta per arrivare e per citare Francesco Guccini: “Riempi il bicchiere, e con l’inverno butta la penitenza vana”.

Per chiudere, prendo a prestito le parole che ha scritto Paolo Fresu che in qualche modo è stato maestro di un Pastorino agli albori: “LightSide (…) un’opera che vuole affermare l’importanza e l’originalità del linguaggio (…) Un lavoro elastico in dinamico movimento che dilata il tempo e offre spazio al silenzio. Affinché si possa ancora immaginare ciò che non c’è.”

Tracklist:
01. Gorèe (06:51)
02. Lightside (05:03)
03. Les Annèes Folles (05:26)
04. Tigre (05:07)
05. Coming Back (07:48)
06. Elvira (02:42)
07. Scarabocchio (06:42)
08. Interludio (02:05)
09. Marzo (05:33)

Una risposta a “Matteo Pastorino – LightSide (A.Ma Records, 2025)”

  1. […] lavoro postumo di grande qualità, Promenade, in compagnia di Dario Deidda al contrabbasso – vedi qui – e di Joey Baron alla batteria – leggi qui, con l’ospitata in un brano della sopra citata […]

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