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Francesca Marchesini

Mosaico – La grinta del pop rock emiliano

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

Lo scorso 26 novembre è uscito Solco, quarto singolo degli emergenti Mosaico. Il gruppo, composto da Simone Cacciali (voce), Alfredo Valenti (chitarra), Alex Lusardi (basso) e Jacopo Mondina (batteria), ha appena presentato il proprio lavoro alla quinta edizione della Milano Music Week, una settimana di incontri, workshop e showcase dedicata alla formazione e alla condivisione dell’esperienza musicale tra addetti ai lavori e appassionati; ho avuto modo di intervistarli tutti e quattro per parlare di questa esperienza e conoscere il progetto rock italiano Mosaico.

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Aeon Station – Observatory (Sub Pop Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Today is the day we are finally free of pretending
To be something we never wanted

(Aeon Station, Fade, 2021)

Il 10 dicembre è uscito Observatory, album di debutto di Aeon Station, il progetto solista – ma che in realtà vede la collaborazione di diversi colleghi – del bassista e cantante della band indie rock statunitense The Wrens. Il materiale presente nel disco è stato scritto e realizzato nell’arco di diciotto anni (quelli passati dalla pubblicazione dell’ultimo LP dei The Wrens, Meadowlands) da Kevin Whelan in collaborazione con alcuni membri del suo gruppo d’origine, Greg Whelan e Jerry MacDonald, la moglie Mary Ann e il produttore Tom Beaujour.

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Kevin Whelan (Aeon Station) – Un ritorno musicale all’insegna dell’amore

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

I The Wrens sono una band indie rock nata alla fine degli anni Ottanta… sono, o forse sarebbe più corretto dire erano? L’ultimo album della formazione composta da Kevin e Greg Whelan, Jerry MacDonald e Charles Bissell è uscito nel lontano 2003; da allora non si hanno più avute notizie della musica di questo gruppo originario del New Jersey, Stati Uniti, fino a quest’anno quando il frontman Kevin Whelan ha annunciato la pubblicazione di un nuovo lavoro in studio (uscirà il 10 dicembre per Sub Pop Records). Ho colto l’occasione di parlare con lui di Observatory, primo album pubblicato a nome Aeon Station, che sembra porre fine all’epopea dei The Wrens.

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Oddkin – Oddkin (Self-released, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Oddkin = legami di parentela non riproduttiva e alleanze trasversali e responsabili (Donna Haraway, 2015)

Gli Oddkin, duo composto da Lilah Larson ed Ezra Miller, hanno dato notizia della propria formazione agli inizi di ottobre; in realtà non si tratta della nascita di una nuova band, ma di una ridefinizione di un’entità mutaforma e polifonica precedentemente conosciuta come Sons of an Illustrious Father. Nel corso degli anni, sei diversi musicisti hanno portato a compimento due album e diversi singoli. Questo “contenitore in costante espansione e contrazione”, come gli Oddkin scrivono sul loro profilo Instagram per annunciare il proprio (ri)battesimo, si ispirava in modo ironico alla parabola del figliol prodigo che rimaneva ancorato al proprio passato; ora la Larson e Miller (unici membri stabili) vogliano affermare la propria volontà sul presente così come l’importanza dei rapporti necessari alla sopravvivenza su un piano sociale e psicologico, ispirandosi quindi alla teoria cyborg della filosofa statunitense Donna Haraway.

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My Morning Jacket – My Morning Jacket (ATO Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

There’s more to life
Than just black and white
So many shades in between

(My Morning Jacket, In Color, 2021)

Lo scorso 22 ottobre, la band statunitense composta da Jim James (voce, chitarra), Tom Blankenship (basso), Patrick Hallahn (batteria), Bo Koster (tastiere) e Carl Broemel (chitarra) ha pubblicato il suo nono progetto in studio dopo circa sei anni di pausa creativa e allontanamento fra i membri del gruppo. My Morning Jacket, nuovo album omonimo, libera lo spirito psichedelico dei cinque musicisti che, dopo una serie di live show nell’estate del 2019 e il lockdown, si sono ritrovati a scrivere e comporre, in una sorta di flusso di coscienza sulle domande esistenziali, undici nuovi brani southern rock.

My Morning Jacket
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Kælan Mikla – Undir köldum norðumljósum (Artoffact Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Era tutto buio e non si udiva nemmeno un rumore; persino le ombre scure sotto la luna piena sembravano gravide di silenzio e mistero.

(Bram Stoker, 1897)

Tremate, tremate, le streghe (islandesi) son tornate! A distanza di tre anni dall’uscita dell’album Nótt eftir nótt, la band darkwave tutta al femminile Kælan Mikla presenta al pubblico il suo nuovo LP, un lavoro in studio che porta a danzare su melodie al synth nelle fredde notti scandinave. Laufey Soffía Þórsdóttir (voce), Sólveig Matthildur Kristjánsdóttir (synth, seconda voce) e Margrét Rósa Dóru-Harrysdóttir (basso) evocano per una quarta volta lo spirito di quella “donna del gelo” che dal 2013 si è impossessata delle liriche ispirate al mondo della letteratura gotica; il sound di Undir köldum norðumljósum è manifesto di un vero rinascimento post-punk, ispirato a Joy Division e Christian Death, già elogiato dal frontman dei The Cure, Robert Smith, e che, a differenza della scena revival britannica, ha il pregio di non rimanere troppo ancorato alla tradizione e di non temere le contaminazioni (che si tratti di passata new wave o electro contemporanea).

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Julia Bardo – Bauhaus, L’Appartamento (Wichita Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Every time I look into your eyes
I see the end, I read the word goodbye

(Julia Bardo, Into Your Eyes, 2021)

Ad oggi, è Brescia la città che meglio di tutte rappresenta il nuovo sound di Manchester. Lo scorso 10 settembre la cantautrice Julia Bardo, italiana di origine, ma di stanza nel Regno Unito, ha pubblicato, a distanza di un anno dagli EP Phase e The Raw, il suo primo lavoro full lenght: Bauhaus, L’appartamento. Questo album d’esordio lascia trasparire come, nonostante la passata collaborazione con la band post-punk Working Men’s Club e l’evidente ascendente della storica scena mancuniana sul percorso della musicista, la carriera solista dai toni alternative della Bardo assuma una sfumatura sempre più pop. È giunto il momento di accettare – nonostante la ricchissima e amatissima scena revival del genere – che nel Nord Ovest dell’Inghilterra non si può più sopravvivere solo portando avanti l’eredità dei Joy Division.

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Colleen Green – Cool (Hardly Art, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Been hating on everyone as of late, I used to be fun
And when will this negativity be gone?

(Colleen Green, It’s Nice To Be Nice, 2021)

Lo scorso 10 settembre è uscito Cool, quarto album realizzato dalla statunitense Colleen Green. Il sound di questa sua nuova fatica musicale, dichiaratamente pop (punk), non può che rimandare alla California meridionale, dalla quale lei proviene e dove il disco è stato per buona parte confezionato; si tratta di indie pop dagli strascichi alternative, in ricordo di quelli che furono i tempi d’oro di Blink 182 & Co. e che spia il lavoro della regina della hit chart estiva, Olivia Rodrigo.
Nonostante la Green abbia quasi il doppio degli anni della giovanissima scalatrice di classifiche – diciotto quest’ultima, quasi trentasette la musicista di cui stiamo parlando – nelle liriche di Cool emerge una leggerezza e “strafottenza” estremamente giovanile… i Trenta sono davvero i nuovi Venti, verrebbe da dire. La produzione, curata dalla stessa cantautrice insieme a Gordon Raphael, in controparte, appare più strutturata e priva di colpi di testa imputabili a un’artista non ancora matura.

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Anna Arco – Sad Secret Songs (Spiltan Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

And all the hurt that I’ve healed
I’d trade it all just to be

With you, with you, with you

(Anna Arco, Trade, 2021)

Otto tracce che raccontano il lutto e la perdita, un pop cupo come solo la musica scandinava sa essere. Questo è Sad Secret Songs, secondo LP di Anna Arco (pseudonimo di Anna Berglund) pubblicato lo scorso 27 agosto dall’etichetta Spiltan Records. Il nuovo lavoro in studio della polistrumentista svedese affronta la scomparsa della propria migliore amica attraverso testi intimi e una produzione curata.

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