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Francesca Marchesini

Inhaler – It Won’t Always Be Like This (Polydor Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

No no no, I didn’t wanna hurt ya
But there’s just a certain culture when you’re young

(Inhaler, My Honest Face, 2021)

Se fossimo nel 2015, gli irlandesi Inhaler verrebbero sicuramenti venerati sui blog musicali di Tumblr, affiancando la triade The 1975/Arctic Monkeys/The Neighbourhood. La band nata nel 2012 e composta da Eli Hewson (voce, chitarra), Robert Keating (basso), Josh Jerkinson (chitarra) e Ryan McMahon (batteria), dopo l’uscita di svariati singoli a partire dal 2017, lo scorso 9 luglio ha finalmente pubblicato il suo album di debutto soddisfacendo le aspettative dei fan: It Won’t Always Be Like This è un album puramente indie rock, adolescenzialmente nostalgico e che cerca di interfacciarsi con la vita da “giovani adulti”.

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Bobby Gillespie and Jehnny Beth – Utopian Ashes (Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Tell myself I can’t live without you
Am I really not that strong?

(Bobby Gillespie & Jehnny Beth, Remember We Were Lovers, 2021)

C’erano una volta Johnny Cash e June Carter, estremamente country e follemente innamorati; mezzo secolo più tardi, due europei dall’animo punk tentano – con successo – di riproporne stile e complicità attraverso un concept album sulla caducità della vita e dell’amore, sull’incomunicabilità e sulla lontananza. Stiamo parlando di Utopian Ashes, nuovo LP realizzato dallo scozzese Bobby Gillespie e la francese Jehnny Beth. Lui batterista dei The Jesus and Mary Chain ai tempi di Psychocandy e poi fondatore dei Primal Scream, lei attrice, scrittrice e cantante (solista e nella band Savages); i due formano la neonata coppia musicale che grazie all’aiuto di Johnny Hostile e alcuni screamers ha saputo dar vita a un album onesto, doloroso, spietato e al contempo consolatorio.

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An Early Bird – Diviner (Greywood Records, 2021)

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Recensione di Francesca Marchesini

Maybe you’re blind don’t see the sign
But I’m still here for you and I

(An Early Bird, Under My Skin, 2021)

È uscito Diviner, terzo album del cantautore An Early Bird, all’anagrafe Stefano De Stefano. Il musicista indossa i panni del rabdomante che, scavando sotto strati di folk, indie e alt-pop, porta alla luce una preziosa fonte di amore per la vita… oltre che alcuni brani scritti nell’ormai lontano 2005.

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King Gizzard & The Lizard Wizard – Butterfly 3000 (KLGW, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Everybody here is catching smoke, looking for the ephemeral
Riding on a yellow-bellied brown snake, sipping on hedonism

(King Gizzard & The Lizard Wizard, Catching Smoke, 2021)

A distanza di soli quattro mesi dall’uscita di L.W., gli australiani King Gizzard & The Lizard Wizard tornano a far parlare di sé rilasciando un nuovo album full lenght, il diciottesimo in undici anni di carriera: Butterfly 3000. Stu Mackenzie e compagni proseguono il viaggio attraverso le dimensioni del Multiverso – o Gizzardverso – incanalando la propria energia psichedelica in un lavoro vicino al nostalgico synth-pop.

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Twenty One Pilots – Scaled and Icy (Fueled by Ramen, 2021)

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Recensione di Francesca Marchesini


When Bishops come together they will know that

Dema don’t control us, Dema don’t control

(Twenty One Pilots, Nico and the Niners, 2018)

Tyler e Josh sono felici. Ce n’eravamo già resi conto nell’estate 2020, dopo l’uscita del singolo Level of Concern e, dopo aver ascoltato anche solo le prime note di Scaled and Icy, ne abbiamo la conferma. Il 21 maggio, il duo statunitense Twenty One Pilots, composto per l’appunto da Tyler Joseph (voce, testi, polistrumentista) e Josh Dun (batteria), ha pubblicato il suo sesto album; Scaled and Icy rappresenta un drastico cambio di rotta per quanto riguarda sound e atmosfere evocate dai testi, un approccio musicale più ottimista e pop, che destabilizza gli afecionados abituati a ritmiche più schizofreniche (definizione usata dal gruppo per classificare il proprio stile, un incrocio fra alternative hip hop, indie pop e emo).
Il nuovo LP non si allontana dai più recenti Blurryface (2015) e Trench (2018) solo da un punto di vista melodico; con Scaled and Icy, anagramma della frase “Clancy is dead” (Clancy è morto), i Twenty One Pilots sembrano voler porre fine alla storyline su cui si fondano i sopraccitati album, per tornare a produrre LP non concettuali e liberi da vincoli artistici, come Vessel (2013). Dema, il sistema che opprime i cittadini di Trench e di cui Blurryface è il capo, sembrerebbe non governare più il mondo dei Twenty One Pilots, i quali, con la morte di Clancy (ovvero il protagonista di questa narrazione) possono concentrarsi su un tema che accumuna buona parte dei dischi pubblicati quest’anno: la vita durante e dopo la pandemia.

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Altre di B – Sdeng (Costello’s Records / We Were Never Being Boring 2021)

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Recensione di Francesca Marchesini

The time’s ripe
To fall in love with thoughts

I forcefullyignored.

(Altre di B, Their awesome mixtape, 2021)

Prendete Giacomo, Andrea, Giovanni e Alberto; prendete questi musicisti bolognesi e piazzateli in un granaio in aperta campagna, affidando loro qualche chitarra e un paio di CD di musica indie rock e itpop… ecco che otterrete Sdeng, quarto album della band Altre di B (nome ispirato dalla schedina del Totocalcio). Il nuovo LP, in seguito anche alla collaborazione con Lo Stato Sociale, riporta il quartetto in un contesto più “nostrano” dopo dieci anni di esibizioni sui palchi di Europa e Nord America; rispetto ai precedenti There’s a million better bands, Sport e Miranda!, infatti, il sound e i testi di Sdeng fanno prevalere il lato più pop del gruppo.
La copertina del disco ritrae un pallone da basket che colpisce il ferro di un canestro, senza entrarvi; lo street artist Mannaggia ha voluto così riassumere il focus di Sdeng: l’andare a sbattere contro gli impedimenti della vita. Lo stesso Mannaggia ha creato dei graffiti in rappresentanza delle varie tracce del disco, riproducendoli sui muri di Bologna; è così che fra le strade del capoluogo emiliano si possono vedere l’unione in un cuore e disgiunzione di un diagramma di Venn (Diagram) oppure un bonsai – emotivamente – instabile (Mommy).

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Motta – Semplice (Sugar Music, 2021)

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Recensione di Francesca Marchesini

Via dalla parte di me che distrugge tutto quello che ha creato
Via con te per diventare quello che non sono ancora stato

(Motta, Via della luce, 2021)

Il 30 aprile 2021 è uscito Semplice, terzo album del cantautore toscano Francesco Motta; un disco che, da un lato, rappresenta una significativa evoluzione sonora rispetto a La fine dei vent’anni (2016) e Vivere o morire (2018), e, dall’altro, rivela, grazie a liriche semplici, un Motta riappacificato con la vita, con la città, ridotto all’essenziale. Questa ricerca della serenità si manifesta anche a livello di concept visivo; per la prima volta, la copertina di un suo LP non riporta la fotografia del volto del cantautore, suggerendo che, nel momento in cui la musica riesce a trasmettere tutto ciò che l’autore voleva esprimere, qualunque supporto visivo (e persino lo stesso autore) diventa superfluo.
Motta ha cominciato a lavorare su Semplice già prima della partecipazione a Sanremo 2019, adottando un approccio creativo differente rispetto al secondo album: scrivere senza un tema prefissato, con calma, concentrandosi soprattutto sugli arrangiamenti. L’isolamento del lockdown 2020 ha spinto il musicista ad allontanarsi brevemente dall’arte, ma il ritorno in studio con i collaboratori di sempre ha fatto sì che Motta trovasse, proprio nella musica, quell’essenza di vita di cui racconta in questo nuovo album… situazione che, in conferenza stampa, il musicista ha riassunto con questa frase del gruppo rap Colle der Fomento: «Io faccio il mio e non lo faccio né pe’ loro né pe’ l’oro/Lo faccio solamente perché sinnò me moro».

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Ya Tseen – Indian Yard (Sub Pop, 2021)

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Recensione di Francesca Marchesini

I remember every scar that’s on your skin
Secret paths to where you start and I begin to want you again

(Ya Tseen ft. Portugal. The Man, Knives, 2021)

Indian Yard è l’album d’esordio della band Ya Tseen, composta da Zak D. Wass, Otis Calvin III e Nicholas Galanin; quest’ultimo, oltre ad essere fondatore del gruppo risulta il membro più attivo non solo musicalmente, ma anche artisticamente. Oltre alla produzione di dischi sotto diversi pseudonimi e la collaborazione con svariati musicisti, Galanin ha messo a frutto la sua creatività spaziando fra generi molto differenti (dai video alla scultura, dalla gioielleria alla fotografia), arrivando nel 2020 ad esporre i suoi lavori alla Biennale d’arte contemporanea di Sidney.
L’elemento che unisce l’arte di Galanin con la musica degli Ya Tseen è il tema della giustizia sociale; attraverso l’inedito Indian Yard, la formazione vuole trasmettere messaggi centrati sull’urgenza climatica e la necessità di istituire nuovi sistemi sociali che riconoscano il potere delle minoranze etniche (lo stesso Galanin è parte della comunità indigena dell’Alaska, USA). Per fare questo gli Ya Tseen sviluppano liriche pregne di desiderio e frustrazione, abbinandole poi a un suono elettronico al confine con il futuristico.

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Max Gazzè – La matematica dei rami (Virgin Records, 2021)

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Recensione di Francesca Marchesini

Considerando l’ottimismo quel passaggio necessario a compensare la realtà
Considerando un eufemismo dare un senso di equilibrio a questa non felicità

(Max Gazzè, Considerando, 2021)

Per il musicista romano Max Gazzè, La matematica dei rami, album uscito il 9 aprile 2021, è l’undicesimo lavoro in studio. Questa nuova opera nasce dalla collaborazione dell’artista con la Magical Mystery Band (Daniele Silvestri, Fabio Rondanini, Gabriele Lazzarotti, Duilio Galioto, Daniele Fiaschi e Daniele “il Mafio” Tortora); come mostrano le immagini pubblicate da Gazzè sul suo profilo Instagram, l’album è nato da un continuo confronto fra i diversi musicisti che, nonostante i limiti imposti dalla pandemia, sono riusciti a lavorare tutti insieme al Terminal2Studio. Il titolo di questo LP si ispira a un testo di Leonardo Da Vinci, il Capitolo IV del Trattato della Pittura; Gazzè riprende la tesi che i rami dell’albero crescono seguendo un andamento caotico per resistere al vento e la applica tanto alla vita come al suo modo di far musica: è nella casualità delle relazioni e nella differenza degli obiettivi che si trova la resistenza di cui andare fieri e la forza di proseguire.

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