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Francesca Marchesini

Kælan Mikla – Undir köldum norðumljósum (Artoffact Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Era tutto buio e non si udiva nemmeno un rumore; persino le ombre scure sotto la luna piena sembravano gravide di silenzio e mistero.

(Bram Stoker, 1897)

Tremate, tremate, le streghe (islandesi) son tornate! A distanza di tre anni dall’uscita dell’album Nótt eftir nótt, la band darkwave tutta al femminile Kælan Mikla presenta al pubblico il suo nuovo LP, un lavoro in studio che porta a danzare su melodie al synth nelle fredde notti scandinave. Laufey Soffía Þórsdóttir (voce), Sólveig Matthildur Kristjánsdóttir (synth, seconda voce) e Margrét Rósa Dóru-Harrysdóttir (basso) evocano per una quarta volta lo spirito di quella “donna del gelo” che dal 2013 si è impossessata delle liriche ispirate al mondo della letteratura gotica; il sound di Undir köldum norðumljósum è manifesto di un vero rinascimento post-punk, ispirato a Joy Division e Christian Death, già elogiato dal frontman dei The Cure, Robert Smith, e che, a differenza della scena revival britannica, ha il pregio di non rimanere troppo ancorato alla tradizione e di non temere le contaminazioni (che si tratti di passata new wave o electro contemporanea).

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Julia Bardo – Bauhaus, L’Appartamento (Wichita Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Every time I look into your eyes
I see the end, I read the word goodbye

(Julia Bardo, Into Your Eyes, 2021)

Ad oggi, è Brescia la città che meglio di tutte rappresenta il nuovo sound di Manchester. Lo scorso 10 settembre la cantautrice Julia Bardo, italiana di origine, ma di stanza nel Regno Unito, ha pubblicato, a distanza di un anno dagli EP Phase e The Raw, il suo primo lavoro full lenght: Bauhaus, L’appartamento. Questo album d’esordio lascia trasparire come, nonostante la passata collaborazione con la band post-punk Working Men’s Club e l’evidente ascendente della storica scena mancuniana sul percorso della musicista, la carriera solista dai toni alternative della Bardo assuma una sfumatura sempre più pop. È giunto il momento di accettare – nonostante la ricchissima e amatissima scena revival del genere – che nel Nord Ovest dell’Inghilterra non si può più sopravvivere solo portando avanti l’eredità dei Joy Division.

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Colleen Green – Cool (Hardly Art, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Been hating on everyone as of late, I used to be fun
And when will this negativity be gone?

(Colleen Green, It’s Nice To Be Nice, 2021)

Lo scorso 10 settembre è uscito Cool, quarto album realizzato dalla statunitense Colleen Green. Il sound di questa sua nuova fatica musicale, dichiaratamente pop (punk), non può che rimandare alla California meridionale, dalla quale lei proviene e dove il disco è stato per buona parte confezionato; si tratta di indie pop dagli strascichi alternative, in ricordo di quelli che furono i tempi d’oro di Blink 182 & Co. e che spia il lavoro della regina della hit chart estiva, Olivia Rodrigo.
Nonostante la Green abbia quasi il doppio degli anni della giovanissima scalatrice di classifiche – diciotto quest’ultima, quasi trentasette la musicista di cui stiamo parlando – nelle liriche di Cool emerge una leggerezza e “strafottenza” estremamente giovanile… i Trenta sono davvero i nuovi Venti, verrebbe da dire. La produzione, curata dalla stessa cantautrice insieme a Gordon Raphael, in controparte, appare più strutturata e priva di colpi di testa imputabili a un’artista non ancora matura.

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Anna Arco – Sad Secret Songs (Spiltan Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

And all the hurt that I’ve healed
I’d trade it all just to be

With you, with you, with you

(Anna Arco, Trade, 2021)

Otto tracce che raccontano il lutto e la perdita, un pop cupo come solo la musica scandinava sa essere. Questo è Sad Secret Songs, secondo LP di Anna Arco (pseudonimo di Anna Berglund) pubblicato lo scorso 27 agosto dall’etichetta Spiltan Records. Il nuovo lavoro in studio della polistrumentista svedese affronta la scomparsa della propria migliore amica attraverso testi intimi e una produzione curata.

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Anna Arco – Una musica che ha a che fare con l’esperienza umana

I N T E R V I S T A


Articolo di Francesca Marchesini

Anna Berglund, in arte Anna Arco, è una produttrice, polistrumentista e cantante svedese che il 27 agosto ha rilasciato il suo secondo album all’interno di un progetto art pop cupo e intimo. In questa intervista, la Berglund racconta l’evoluzione della sua carriera musicale, cominciata per gioco all’età di appena sei anni per arrivare a studiare jazz al Royal College of Music di Stoccolma, e presenta la sua interpretazione di musica come di un riflesso dell’esperienza umana.

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CousteaX – Stray Gods (Salamander Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Let me kneel at your altar/let me slake your thirst
a little holy water/then some chapter then some verse

(CousteauX, Love The Sinner, 2021)

Nel 2017, l’irlandese Liam McKahey e l’australiano Davey Ray Moor si ricongiungevano per dare vita a una versione più oscura del loro originale gruppo d’appartenenza: i Cousteau. A distanza di dieci anni da un ipotetico scioglimento, le due voci del gruppo d’origine hanno pubblicato l’album omonimo della (ri)formazione, CousteauX; dopo un’altra pausa di quattro anni, McKahey e Moor donano al pubblico un nuovo lavoro noir-pop, Stray Gods.
Tra le dodici tracce contenute in questo nuovo lavoro in studio, spiccano due cover: Karen Don’t Be Sad di Miley Cirus e So Long, Marianne di Leonard Cohen. Se questo secondo titolo non sorprende, sulla scelta del primo brano potrebbe sorgere qualche dubbio. Moor ha dichiarato di essere rimasto colpito da una versione live del brano eseguita dalla Cirus durante un episodio del Saturday Night Live del 2015; la performance sincera e la dolcezza del brano hanno spinto il duo a realizzarne una loro interpretazione.

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Inhaler – It Won’t Always Be Like This (Polydor Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

No no no, I didn’t wanna hurt ya
But there’s just a certain culture when you’re young

(Inhaler, My Honest Face, 2021)

Se fossimo nel 2015, gli irlandesi Inhaler verrebbero sicuramenti venerati sui blog musicali di Tumblr, affiancando la triade The 1975/Arctic Monkeys/The Neighbourhood. La band nata nel 2012 e composta da Eli Hewson (voce, chitarra), Robert Keating (basso), Josh Jerkinson (chitarra) e Ryan McMahon (batteria), dopo l’uscita di svariati singoli a partire dal 2017, lo scorso 9 luglio ha finalmente pubblicato il suo album di debutto soddisfacendo le aspettative dei fan: It Won’t Always Be Like This è un album puramente indie rock, adolescenzialmente nostalgico e che cerca di interfacciarsi con la vita da “giovani adulti”.

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Bobby Gillespie and Jehnny Beth – Utopian Ashes (Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Tell myself I can’t live without you
Am I really not that strong?

(Bobby Gillespie & Jehnny Beth, Remember We Were Lovers, 2021)

C’erano una volta Johnny Cash e June Carter, estremamente country e follemente innamorati; mezzo secolo più tardi, due europei dall’animo punk tentano – con successo – di riproporne stile e complicità attraverso un concept album sulla caducità della vita e dell’amore, sull’incomunicabilità e sulla lontananza. Stiamo parlando di Utopian Ashes, nuovo LP realizzato dallo scozzese Bobby Gillespie e la francese Jehnny Beth. Lui batterista dei The Jesus and Mary Chain ai tempi di Psychocandy e poi fondatore dei Primal Scream, lei attrice, scrittrice e cantante (solista e nella band Savages); i due formano la neonata coppia musicale che grazie all’aiuto di Johnny Hostile e alcuni screamers ha saputo dar vita a un album onesto, doloroso, spietato e al contempo consolatorio.

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An Early Bird – Diviner (Greywood Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

Maybe you’re blind don’t see the sign
But I’m still here for you and I

(An Early Bird, Under My Skin, 2021)

È uscito Diviner, terzo album del cantautore An Early Bird, all’anagrafe Stefano De Stefano. Il musicista indossa i panni del rabdomante che, scavando sotto strati di folk, indie e alt-pop, porta alla luce una preziosa fonte di amore per la vita… oltre che alcuni brani scritti nell’ormai lontano 2005.

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