R E C E N S I O N E


Recensione di Francesca Marchesini

oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!
(Giovanni Pascoli, 1896)

Il cronosurfista Tarek Iurcich, in arte Rancore, è tornato dal suo viaggio attraverso i Versi e ci ha portato in dono un’opera magna in diciassette tracce intitolata Xenoverso. Per descrivere questo quinto album del rapper romano, che segue l’uscita di Musica per bambini (2018) e due partecipazioni al Festival di Sanremo, si potrebbe utilizzare un termine ormai scomparso dalla critica musicale: concept album; Xenoverso si presenta come un LP dove tutte le canzoni restituiscono frammenti di un viaggio tra tempo e spazio, in cui personaggi e storie multidimensionali si intrecciano per costruire lo storytelling di questo nuovo lavoro in studio.

Cosa sia effettivamente lo Xenoverso rimane un concetto piuttosto vago, un codice a tratti indecifrabile, ed è Rancore stesso a fornirne una serie di definizioni che fungono da chiave di lettura ai diversi archi narrativi presenti nell’album; lo Xenoverso è, in primis, «l’ambiente che contiene tutto ciò che è inclassificabile nell’insieme dei corpi e dei fenomeni del nostro Universo», ma anche «ciò che confina con tutti gli spazi, i tempi e le dimensioni dell’Universo nell’insieme delle cose che si antepongono o che vengono escluse nella percezione della nostra realtà». Giocando poi sull’ambiguità del termine “verso” e ispirato dall’incontro con Luigi Serafini (autore del Codex Seraphinianus), Rancore definisce infine lo Xenoverso come il «termine utilizzato nel trattato La filosofia dei Versi per descrivere l’interazione spesso conflittuale tra l’Universo e lo Xenoverso».

Ma quindi, qual è il suono che questi Versi emettono? Preso nella sua interezza l’album non presenta quella uniformità strumentale che accompagnava i lavori precedenti dell’artista, ma i diversi sound interni al disco si ripropongono in quei brani legati da storie o tematiche comuni; è così che il disco si apre su Ombra e chiude su Io non sono io – incentrante sul tema dello sdoppiamento – mentre agli estremi della tracklist incontriamo Federico e Ignoranze Funebri. Incastonata tra due tracce parlate, funzionali alla comprensione dei racconti, si trova la trilogia Lontano 2036, X Agosto 2048, Arakno 2100; trittico di singoli che ha anticipato l’uscita dell’album, vera gemma del disco che fa risplendere la complessità dei testi di Rancore su basi electro. Questo nuovo LP contiene anche due brani già noti al pubblico: Eden, con cui il rapper ha partecipato al Festival di Sanremo 2020, ed Equatore, realizzato in collaborazione con Margerita Vicario; se il primo appare come tra gli snodi narrativi e sonori più forti (produzione Dardust), Equatore, a contrasto, si rivela come il passaggio più scialbo dell’LP che con l’accostarsi di una voce femminile a quella di Tarek su un testo “geografico”, suggerisce quasi il principio di un tormentone estivo. Si tratta comunque di una piccola svista e l’altro featuring di Xenoverso, quello con Nayt (Guardie&Ladri), è più vicino all’ideale di rap crudo e al passato rancoroso di freestyler.

L’ultima fatica di Rancore colpisce, confonde, rapisce. Xenoverso fa emergere tutta l’essenza del rap ermetico di Tarek, dalla denuncia sociale all’ispirazione letteraria – la poesia X Agosto di Pascoli viene citata per intero tra le strofe di X Agosto 2048 – per arrivare anche a brani più intimi e sentimentali. Per commentare il nuovo LP del rapper romano, forse, bisognerebbe semplicemente citare una sua canzone e dire: «questa cosa che tu hai scritto mi piace».

Tracklist:
01. Ombra
02. Freccia
03. Federico
04. Guardie&Ladri (feat. Nayt)
05. Cronosurfisti (Skit)
06. Lontano 2036
07. X Agosto 2048
08. Arakno 2100
09. Guerra dei Versi (Skit)
10. Le Rime (Gara tra 507 parole)
11. Fantasia
12. Ignoranze Funebri
13. Eden
14. Equatore (feat. Margherita Vicario)
15. Xenoverso
16. Questa cosa che io ho scritto mi piace
17. Io non sono io