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Coma_Cose – Nostralgia Tour @ Carroponte, Sesto San Giovanni(Mi), 06 luglio 2021

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Quella di Fausto e Francesca è una storia a lieto fine: conosciutisi in un negozio del centro di Milano, ben presto sono diventati una coppia nella vita e sul palco, quasi inaspettatamente, come più volte dichiarato, essendo due tipi introversi e solitari. Il progetto Coma_Cose nasce come qualcosa di poco etichettabile, dettato dalla necessità di esprimersi in tanti modi diversi, con testi apparentemente leggeri, ma che nascondono, tra una parola e l’altra, significati più profondi. Dalle difficoltà dei primi tempi hanno tratto la forza per autoprodursi e, nel giro di pochi anni, sono riusciti a fare il grande salto dalla scena indipendente milanese a quella mainstream, grazie anche alla partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo, che li ha resi visibili al grande pubblico.

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The Offspring – Let The Bad Times Roll (Concord Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Il 16 aprile 2021 è uscito, per Concord Records, Let The Bad Times Roll dei The Offspring, prodotto ancora una volta da Bob Rock, a nove anni dal precedente album in studio, Days Go By; l’album è stato registrato a più riprese nel corso degli anni, ma i conflitti con la precedente casa discografica ne hanno ritardato la pubblicazione che, originariamente, era prevista per il 2020: dodici tracce per circa 33 minuti, di cui una cover strumentale, fatta a modo loro, In the Hall of The Mountain King, scritta niente di meno che nel 1875 da Edvard Grieg e usata come colonna sonora di numerosi film (mi sto scervellando da giorni per ricordare in quale l’ho sentita la prima volta) e una rivisitazione piano, voce e orchestra di Gone Away, tratta da Ixnay on the Hombre del 1997. Vi suonerà familiare anche Coming for You, con il basso a tracciare la linea melodica, perché in realtà il brano circola già nelle radio dal 2015.

Tutto l’album, per il resto, rappresenta un po’ un ritorno alle origini, a quelle melodie orecchiabili che, negli anni ’90, hanno fatto di loro, come dei Bad Religion, gli alfieri del pop-punk statunitense. La verve è quella di sempre, schietti come pochi, non hanno mai avuto paura di mostrare il lato oscuro della luna, criticando in maniera ironica, ma pur sempre feroce, la società a stelle e strisce. Nel brano di apertura, This is Not Utopia, parlano ad esempio di giustizia ed uguaglianza (“con tutto questo odio come possiamo sopravvivere?”), nella title track, Let The Bad Times Roll, si riflette sulla presidenza Trump, peccato sia uscito solo ora, in The Opioid Diares criticano, a suon di ritmo galoppante e chitarre vagamente metal, le facili prescrizioni di oppiacei da parte dei medici americani (Dr. Feelgood docet). Il punto di forza di questo gruppo sta proprio nell’affrontare con il sorriso anche le tematiche più cupe, come in Behind Your Walls, dove parlano di depressione, di suicidio, della perdita delle persone care.

Bisogna arrivare alla quarta traccia per trovare chitarre più grintose e ritmi più sostenuti, con ritornelli da stadio, come in Army of One e in Breaking These Bones, dove la batteria comincia a pestare a dovere; Holland, Noddles e soci restano comunque dei burloni e possono permettersi pertanto anche un’incursione nel jazz e nel rackabilly, come in We Never Have Sex Anymore, storia di un matrimonio al capolinea, che farà un po’ storcere il naso ai fan più ortodossi, ma che a me non dispiace affatto, si consoleranno poi con Hassan Chop, il brano più fedele alle origini hardcore della band.
La chiusura viene affidata a Lullaby, una ripresa arpeggiata del ritornello della title track, forse un tantino troppo veloce come epilogo, poco oltre un minuto, dà quasi la sensazione di qualcosa di incompleto, chissà che la cosa non sia stata fatta volutamente, in attesa di aggiungere un nuovo capitolo alla loro storia.
Intanto per il 2022 è già previsto un tour che toccherà anche l’Italia, con una tappa il 21 giugno al Carroponte di Sesto San Giovanni, nel frattempo ci godiamo le nuove canzoni, poi si vedrà…

Voto: 8/10 per le melodie veloci, i ritornelli orecchiabili e i temi importanti.

Tracklist:
01. Thi is Not Utopia
02. Let The Bad Times Roll
03. Behind Your Walls
04. Army of One
05. Breaking These Bones
06. Coming for You
07. We Never Have Sex Anymore
08. In the Hall of The Mountain King
09. The Opioid Diares
10. Hassan Chop
11. Gone Away
12. Lullaby

 

 

 

 

The Darkness @ Carroponte – Sesto San Giovanni (Mi), 20 luglio 2019 [opening Hangarvain + Noise Pollution]

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Chi, per questioni anagrafiche, non ha vissuto l’epoca d’oro del glam, guardando i Darkness dal vivo potrà assaporarne i fasti: gli ingredienti ci sono tutti, dal look colorato ed eccentrico alla teatralità delle esibizioni, il tutto condito con un pizzico di autoironia che non guasta mai.

Carl Brave x Franco 126 @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 2 settembre 2018

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Claudio Salvietti

Un mese e mezzo dopo la data di Collegno, torno a vedere l’accoppiata Carl Brave X Franco 126, impegnati al Carroponte in una delle ultime date della leg estiva di un tour che pare non voglia saperne di finire.
D’altronde il successo che i due romani stanno avendo giustifica tutto questo girare l’Italia in lungo e in largo: non sono ancora arrivati ai palazzetti ma per il momento questo progetto nato come collaborazione estemporanea all’interno della crew 126, rappresenta una delle cose più interessanti che abbiamo in Italia, almeno per quanto riguarda il mondo indipendente.

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Bandabardò @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 20 luglio 2018

Live report e immagini sonore di Monica Alabianca Sala

Il concerto del Carroponte, come tutti quelli del presente tour, sono dedicati ai festeggiamenti per il 25esimo compleanno della band.

Escludendo l’aspetto fotografico e del racconto dovrei saperne abbastanza, ciò non toglie che durante la serata in preda ad una certa ansia da “documentazione” venga colta da momentanei e clamorosi vuoti di memoria su titoli di certi loro brani che canto da una vita. Conosco questi musici da circa 19 anni, ahimè mi sono persa i loro primi passi durante i quali hanno prodotto l’album “Il circo mangione” e “Iniziali Bì Bì”, dovevano infatti arrivare il 1999 con l’album live “Barbaro tour” e il 2000 con l’uscita di “Mojito football club” perché cancellassi ogni forma di pudore e dichiarassi pubblicamente al mondo la mia irrefrenabile voglia di tirare l’alba con le loro canzoni. 

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Francesco De Gregori @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 21 Luglio 2018

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Riccardo Diotallevi per Shining Production

A volte questo pensiero mi ritorna fuori: sarebbe interessante che Francesco De Gregori trovasse il coraggio di fare a pezzi la propria immagine, il proprio mito, smettere finalmente di proporsi come la stragrande maggioranza del suo pubblico lo vuole sentire, ed iniziare a concepire il concerto come un momento che sia assolutamente suo. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Perché se è vero che negli ultimi anni il cantautore romano sembra intento a perseguire con tenacia il luogo comune di quelli che “Ha scritto la colonna sonora della nostra storia” (tanto che mi chiedo se fossero davvero fondati tutti i commenti che sentivo dieci e passa anni fa per cui “È antipatico, dal vivo cambia tutti i pezzi, si arrabbia se il pubblico canta” e altre cose così), è altrettanto vero che quasi mai viene in mente che questo comportamento, a lui, potrebbe anche piacere. Che sia una scelta precisa, insomma.

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Coez @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 13 luglio 2018

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Stefania D’Egidio

Probabile che qualcuno dirà che mi sono completamente rincoglionito o più semplicemente che ho solo completato il processo. Non ci posso fare niente: la Trap, tranne pochissime eccezioni, non mi dice nulla. Fenomeni più smaccatamente Pop e attaccati ad influenze più classiche, però, mi stanno entusiasmando: i vari Ghemon, Willie Peyote, Cosmo, Frah Quintale, persino Calcutta.

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Un concerto al giorno. Giorno05. Guano Padano

Diario quotidiano di Domenica D’Agosto #unconcertoalgiorno

Al galoppo verso il Carroponte

Non sapendo dove passare la serata, ho chiesto consiglio ad amici esperti e alla risposta “ci sono i Guano Padano” ho subito simpatizzato ed optato per assistere all’esibizione del gruppo nostrano. Durante il breve tragitto da casa, leggo due info su Wikipedia e scopro con piacere che si tratta di un gruppo definibile folk-rock, nato dall’incontro della chitarra di Alessandro “Asso” Stefana (V. Capossela), il basso di Danilo Gallo e le percussioni di Zeno De Rossi

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Rancore – Non è solo musica per bambini!

Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Stefania D’Egidio

Appena arrivo al Carroponte il cielo, che fino ad allora aveva fatto di tutto per mostrare il suo aspetto più minaccioso, si stanca di limitarsi alle minacce e riversa al suolo una quantità considerevole di pioggia. Conoscendo gli standard del posto, sono ormai praticamente certo che il concerto non si farà. Fuori c’è un piccolo gruppo di fan in paziente attesa. Sono giovani, probabilmente tutti minorenni e qualcuno indossa una maglietta del proprio idolo. Sono tranquilli, posati, a guardarli non sembrerebbe che l’idea dell’annullamento stia passando loro per la testa.

Mancano quasi tre ore all’inizio, però, ed è inutile pensarci. All’entrata trovo ad accogliermi Matteo, il gentilissimo tour manager, che mi dice che a causa del tempo non sono riusciti ad ultimare il sound check per cui se riuscissi a non dilungarmi troppo con l’intervista, sarebbe meglio. Annuisco senza problemi e intanto penso che, povero lui, non sa di trovarsi di fronte ad un logorroico totale. Vabbeh, penso, mal che vada verrà a cacciarmi via e avremo risolto. Continua a leggere “Rancore – Non è solo musica per bambini!”

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