Bandabardò @ Carroponte, Sesto San Giovanni (Mi) – 20 luglio 2018

Postato il Aggiornato il

Live report e immagini sonore di Monica Alabianca Sala

Il concerto del Carroponte, come tutti quelli del presente tour, sono dedicati ai festeggiamenti per il 25esimo compleanno della band.

Escludendo l’aspetto fotografico e del racconto dovrei saperne abbastanza, ciò non toglie che durante la serata in preda ad una certa ansia da “documentazione” venga colta da momentanei e clamorosi vuoti di memoria su titoli di certi loro brani che canto da una vita. Conosco questi musici da circa 19 anni, ahimè mi sono persa i loro primi passi durante i quali hanno prodotto l’album “Il circo mangione” e “Iniziali Bì Bì”, dovevano infatti arrivare il 1999 con l’album live “Barbaro tour” e il 2000 con l’uscita di “Mojito football club” perché cancellassi ogni forma di pudore e dichiarassi pubblicamente al mondo la mia irrefrenabile voglia di tirare l’alba con le loro canzoni. 

Nel mondo umano festeggiare un 25esimo di compleanno è una figata pazzesca!

Si è nel pieno delle proprie forze a 25 anni, entusiasmo ancora crescente nei confronti della vita, c’è passione… tanta passione, c’è voglia di andare lontano, di certezze, affermazione, ma anche ed ancora di tante serate tra amici e baldoria dal tramonto all’alba (cit. BB); è il compleanno perfetto per un mondo in bilico tra il periodo spensierato (a volte un po’ sciocco) della giovinezza ed il tempo futuro in cui spesso ti rimbalzano nelle orecchie certi termini tipo  “adulto e responsabile”.

Ma cosa dire se i primi 25 anni di vita da festeggiare sono quelli di una band?

Si sarebbe tendenzialmente portati a pensare che siano già un ottimo traguardo, che insieme ad una certa longevità musicale/artistica col passare degli anni arrivi anche un fisiologico calo di entusiasmo, che i concerti dal vivo non siano più una grande priorità o che la vena creativa vada un po’ ad affievolirsi, insomma, un compleanno visto come un punto di arrivo più che un compleanno da cui proseguire a riprendere a morsi la vita.

Si, vabbè… teniamo queste considerazioni per altri gruppi perché per la Bandabardò, nata in terra toscana nel 1993 dall’incontro tra Erriquez e Finaz nel memorabile giorno in cui si festeggia la festa della donna, il 25esimo compleanno altro non è che una tappa importante che riconferma il desiderio di riempire piazze, locali e palazzetti di energia, allegrezza, passione, musica vibrante, poesia, sogni grandiosi (cit. BB) e voglia di danze sudate.

25 anni in cui la Bandabardò è stata brava a non reprimere mai l’io bambino, anzi, l’ha curato, amato e cresciuto al punto di farlo camminare passo, passo insieme all’io adulto e a volte fargli prendere addirittura il sopravvento.

Venerdì sera eravamo davvero in tanti al Carroponte a festeggiarli, nonostante il meteo avverso il pubblico ha riempito subitissimo e in maniera minuziosa tutta l’area prato fino ad arrivare sotto il palco. Un bellissimo regalo per la Bandabardò che ha contraccambiato in fretta tutto questo affetto partendo subito forte e aprendo il concerto n. 1576 con “Vento in faccia”, inno inconfondibile che anche i meno informati avranno sentito cantare durante le dirette televisive dei concerti del 1° Maggio.

I brani in scaletta sono un preciso ripercorso di tutti questi anni, ogni canzone rappresenta un perfetto interscambio tra il donare e il ricevere in un bellissimo legame tra musicisti e pubblico. Attraverso le canzoni e la voce narrante di Erriquez riviviamo questa bellissima storia fatta di persone che non solo non si sono mai allontanate, ma hanno saputo accoglierne altre aumentando sia il valore artistico del gruppo che i sinceri rapporti di amicizia tra i suoi elementi, come nel 2002 quando arriva il cubano Ramon, musicista già molto affermato all’estero e in Italia, e negli anni a venire il fiorentino mago delle tastiere Federico Pacini.

Nel frattempo, se più o meno fino a “Ubriaco canta amore” il tempo sembrava benevolo, una fitta pioggia comincia a bagnarci le teste, i tecnici di palco si adoperano per riparare dall’acqua l’attrezzatura più delicata, compaiono alcuni ombrelli, i cappucci a coprire i capi, sul palco bagnato si vedono i riflessi degli strumenti, gente ormai rassegnata che si denuda per togliersi magliette pregne d’acqua o viceversa che si infagotta di felpe e Kway. Loro continuano imperterriti a suonare col sorriso!

Siamo tutti un po’ eroi, siamo tutti un po’ pazienti, un po’ più vicini per ripararci dalla pioggia, siamo tutti un po’ arroganti verso il meteo, divertiti e urlanti, incuranti dei vestiti fradici, siamo tutti un po’ malati di follia… alcuni anche malati di influenza il giorno dopo.

Ma niente e nessuno uscirà dal Carroponte fino alla fine, fino all’ultima nota suonata, fino all’ultima parola cantata!

Il concerto prosegue alla grande, la pioggia anziché rovinare la festa dà risalto ancor di più al palco facendone spiccare i mille colori. Si salta e si canta senza freni, arriva “Tre passi avanti” e si rivolge un pensiero al prezioso mondo del volontariato e a Che Guevara, con “Balla ancora” si pensa alla Libertà, si guarda agli Stati Uniti, a quel periodo in cui sembrava che le cose non andassero poi così male… poco dopo, ci lasciamo cullare dalla poesia di “E allora il cuore”, la canzone definita delle piccole gioie quotidiane, e da “Il mago scaccianuvole” il brano più votato dai fan per essere messo nella speciale scaletta di questo tour. C’è spazio anche per un bel twist franco-belga “Ça plane pour moi” (Plastic Bertrand) e quando Erriquez canta francese mi fa provare affetto smisurato anche nei confronti dei nostri “cugini” più snob.

Il repertorio è intenso, negli anni questi ragazzi hanno scritto, suonato e cantato di qualsiasi cosa, sono arrivati al punto di dare un titolo brutto ad una canzone appositamente creata per tutti coloro verso i quali provano profondo disgusto, quelli che incolpano sempre gli altri, che non muovono mai un dito, che non ammettono i propri errori, che ogni scusa è buona per fregarsene… sono tutti in “Abù”!

Ma per fortuna ci sono anche brani che ai Nostri portano felicità inaspettate e grandiose: nel mese di dicembre Erriquez riceve una telefonata dei giurati del premio De Andrè che comunicano di aver assegnato la vittoria alla Bandabardò per il miglior rifacimento dell’opera “Un giudice” che ovviamente eseguono anche per noi.

Il concerto ancora una volta prosegue, la piccola Alice che da oggi in avanti sarà chiamata “Piccola fan sotto la pioggia”, attende seduta, un po’ preoccupata ma con infinita pazienza il lancio dei coriandoli dal palco.

Arriva la pausa, ogni festeggiato che si rispetti deve avere una torta e questa è davvero molto speciale, persino Martin Luther King avrebbe approvato e partecipato alla festa, per uno strano gioco del destino lo posso affermare perché in pochissimi secondi l’ho immortalato attraverso Orla!

Erriquez, scende dal palco e offre anche al pubblico un bicchiere di bianco!

Si riparte per il gran finale è tempo di “Gomez”, “Manifesto” e “BeppeAnna”, quest’ultima protagonista di una nuova veste, uscita per il compleanno della Banda e col titolo “Se mi rilasso collasso”, a ricordare ironicamente il tranello in cui sono spesso caduti anche tanti fan che per anni hanno attribuito a questo ritornello anche il titolo della sopra citata canzone. Di recente Erriquez ha detto: “Avete vinto voi! Ora “BeppeAnna” si chiama “Se mi rilasso collasso”, proprio come l’avete sempre chiamata!” Se mi rilasso collasso” è nata col prezioso contributo artistico di amici di sempre, un gesto di stima nei confronti della Banda donato da Carmen Consoli, Max Gazzè, Caparezza, Stefano Bollani e Daniele Silvestri.

Ora il sipario cala definitivamente, mi preparo al rientro, per rimanere in tema oserei dire “confusa e felice”.

Non chiedetemi se in questi lunghi anni quei pazzi della Banda si siano mai sentiti pienamente realizzati o se a volte abbiano avuto momenti di sconforto o di poco entusiasmo o ancora si siano sentiti insicuri delle loro scelte perché semmai fosse successo anche a loro, e sarebbe più che umano, di questi momenti non vi è alcuna traccia. Le migliaia di concerti e quello del Carroponte di questa sera ne sono la testimonianza più autentica e meravigliosa.

Al Carroponte hanno suonato e cantato:

Enrico Greppi Erriquez voce e chitarra
Alessandro Nutini Nuto batteria
Marco Bachi Don Bachi basso/contrabbasso
Alessandro Finazzo Finaz chitarre
Josè Ramon Caraballo Armas percussioni/tromba
Andrea Orlandini Orla chitarra
Federico Pacini Pacio tastiere/fisarmonica
Carlo Cantini Cantax fonico

La scaletta della serata è stata:

01 Vento in faccia
02 Pedro
03 Uomini celesti
04 Mojito F.C.
05 Ubriaco canta amore
06 Solo in mezzo al bar
07 Succederà
08 Ramon
09 Tre passi avanti
10 Sette sono i Re
11 Balla ancora
12 Filastrocca 2
13 Il mistico
14 Mama nonmama
15 E allora il cuore
16 Il mago scaccianuvole
17 I Briganti
18 Ça plane pour moi (Plastic Bertrand)
19 Abù
20 Un giudice (Fabrizio De Andrè)
21 Gomez
22 Manifesto
23 BeppeAnna

Curiosità (e sono solo una piccola parte del loro universo parallelo):

  • Nel 2004 la BB con Massimo Cotto pubblica il libro “Vento in faccia. L’autobiografia”, casa editrice Arcana e prefazione di Max Gazzè.
  • Il buon Erriquez è un grande appassionato di rugby, chiedetegli qualsiasi cosa, vi risponderà con coinvolgente entusiasmo! Ha collaborato discograficamente con “I matti delle giuncaie” e prodotto “Fabrizio Pocci e il laboratorio”, spesso la sua voce ha impreziosito diversi brani di gruppi storici con Casa del vento e Modena City Ramblers.
  • Nel 2017 Nuto ha pubblicato il suo secondo libro dal titolo “A proposito del rospo. Fiabe riviste e corrette per bambini cresciuti ed adulti burloni.” I proventi della vendita del libro vanno a favore dell’associazione “Trisomia21” che si occupa di persone con la sindrome di down.
  • Pacio è co-direttore e pianista del Light Gospel Choir, insieme a Nuto collabora con i General Stratocuster and the Marshals.
  • Bachi promuove e partecipa al progetto “Gaudats Junk band” i cui musicisti suonano con strumenti creati da materiale di riciclo.
  • Finaz, laureato in filosofia, ha abbracciato la fede buddista all’età di 15 anni, grazie a questa ha approfondito il mondo della filosofia orientale, tenuto seminari al festival di filosofia della Magna Grecia. Musicista virtuoso, autore, è impegnato in numerosi altri progetti che segue in parallelo con la Banda.
  • Non è un segreto che Orla sia un grandissimo fan dei Rolling Stones, forse è meno noto che insieme all’amico Luca Polese Remaggi ha scritto il libro “I Rolling Stones” edito da Ediesse nel 2013. Canta nei Crazy Mama, cover band degli Stones in cui sono attivi anche Pacio e Nuto.
  • Se durante qualche post concerto dovesse sfuggirvi il grande Ramon, non preoccupatevi, potete incontrarlo a fianco di altri affermati musicisti, ha accompagnato nel tour europeo Fabi-Silvestri-Gazzè, ha suonato in diverse orchestre di programmi televisivi, oltre ad essere percussionista e trombettista è anche un cantante.
  • Cantax avrebbe una vita piena di curiosità, ma rimangono tutt’oggi segretissime 🙂
  • Altre collaborazioni extra ed impegni vari coinvolgono i singoli elementi della Banda, non posso che consigliarvi di cercare le loro pagine facebook personali per scovare tante cose interessanti in ambito musicale, culturale e sociale

Un ringraziamento particolare lo rivolgo ai fotografi Elisabeth Petrone (Carroponte) e Riccardo Trudi Diotallevi (Live/Shining) per il supporto morale (non scontato) che mi hanno fornito sotto il palco e nel post concerto 🙂

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