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Amelie Tritesse: anche a Teramo esiste una scena musicale

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ho conosciuto gli Amelie Tritesse per caso ed in maniera piuttosto curiosa: due mesi fa Rumore ha pubblicato una bella inchiesta sul giornalismo e sull’editoria musicale. Trovandomi in qualche modo da quella parte della barricata (anche se ovviamente in maniera totalmente approssimativa e dilettantistica) l’ho letto con piacere e ho poi scritto a Manuel Graziani, uno degli autori, per ringraziarlo e per offrirgli un paio di mie considerazioni sull’argomento. Tra una cosa e l’altra, è venuto fuori che suona e che ha un gruppo, gli Amelie Tritesse, appunto, con il quale ha pubblicato due dischi.
L’ascolto su Bandcamp del loro secondo lavoro Sangue di provincia mi ha davvero colpito: l’unione dello spoken word alle parti cantate e degli arpeggi di chitarra stranianti a fraseggi ed atmosfere al confine tra il Garage Punk e la New Wave, mi sono sembrate subito caratteristiche fuori dal comune, come se l’eccletismo dei Pere Ubu incontrasse la complessa costruzione di paesaggi sonori tipica dei Massimo Volume. Mi è venuta voglia di saperne di più e così ho chiamato Manuel al telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose della sua band, dell’ultimo disco, della sua passione per la scrittura e dei prossimi progetti futuri. Chiacchierata interessante ed una band che, pur non facilissima come proposta, merita senza dubbio di essere ascoltata…

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Giardini di Mirò | Massimo Volume @ Estate Sforzesca – Castello Sforzesco – Milano, 26 giugno 2019

L I V E  R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Giardini di Mirò e Massimo Volume hanno più cose in comune di quanto non sembrerebbe ad un primo sguardo. A partire da un dna musicale che privilegia la creazione di paesaggi sonori e che lavora sui frammenti e sulle suggestioni, a dispetto della normale forma canzone; passando poi per un utilizzo poco canonico della voce, sia che la si metta al servizio del linguaggio del Post Rock, convenzionalmente strumentale, sia che, come accade per i secondi, la si impieghi in narrazioni più o meno declamate che rappresentano un elemento stilistico del tutto nuovo nel nostro universo sonoro. Aggiungiamo che entrambe le band provengono dall’Emilia Romagna (dal reggiano i primi, da Bologna i secondi), che da pochissimo condividono la stessa etichetta, la 42Records, e capiremo che la decisione di fare un tour insieme è apparsa meno sorprendente di quanto si potesse pensare.

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Massimo Volume @ Auditorium di Milano – 14 marzo 2019

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Ambrogio Brambilla

Sei anni senza Massimo Volume sono lunghi da passare. Sarà per questo che il loro ritorno dal vivo, dopo così tanto tempo dall’ultima volta, ha generato un livello di entusiasmo che non ci sembrava di aver notato nel precedente tour. Il pubblico è accorso numeroso sia nella loro Bologna, sia a Roma, che è andata sold out; a Pisa la data è stata addirittura raddoppiata, a Rivoli è già tutto esaurito e anche Milano, indiscussa capitale musicale del paese, ha risposto benissimo, tanto che l’Auditorium Fondazione Cariplo, sede del concerto, è praticamente pieno.

La scelta di iniziare dai teatri è particolare, bisogna ammetterlo. Il concept sonoro del gruppo è da sempre più adatto ai piccoli club e semmai in teatro vi avremmo visto un disco come “Cattive abitudini”, più distensivo e raccolto. Fatto sta che, sarà per la voglia di provare qualcosa di nuovo, ma stasera siamo tutti qui seduti nelle nostre poltrone. Che da un certo punto di vista è anche positivo (la vecchiaia avanza e ogni tanto è anche bello godersi un concerto da seduti, potendo oltretutto stare attenti anche alle più piccole sfumature), dall’altra un po’ meno, perché quando hai davanti un gruppo come i Massimo Volume, stare fermi e composti può davvero assumere le fattezze di una tortura.

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Massimo Volume: Siamo antichi, siamo contemporanei [l’intervista]

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Il nuotatore, uscito a febbraio, a sei anni di distanza da Aspettando i barbari, è il più bel disco dei Massimo Volume? Può darsi, nella misura in cui il gruppo bolognese ha sempre seguito un percorso di avvicinamento progressivo al cuore del proprio messaggio, alla perfetta sintesi tra urgenza comunicativa e padronanza dei propri mezzi espressivi. Soprattutto la lunga pausa che si sono presi all’indomani del controverso (quello sì) Club Privé, pare aver giovato parecchio. Nel momento della reunion, che ormai risale a dieci anni fa, il gruppo si è ritrovato coeso e affamato, senza nessuna intenzione di rievocare nostalgicamente il passato ma con una voglia pazza di scrivere un nuovo capitolo della propria storia.

La conseguenza è che i dischi prodotti dal 2010 in avanti, fatto salvo lo status che ha ormai assunto il trittico d’esordio composto da Stanze, Lungo i bordi e Da qui, possono essere tranquillamente considerati come i più maturi e consapevoli della loro carriera. Materiale per cui l’espressione “uno più bello dell’altro” andrebbe davvero presa alla lettera. Non fa eccezione Il nuotatore, che colma un vuoto che stava ormai durando troppo a lungo, che li vede ritornare in formazione a tre, dopo l’abbandono del secondo chitarrista Stefano Pilia, e che segna il loro ingresso nel roster della 42Records (Cosmo, Colapesce, Any Other) dopo che i due precedenti lavori erano usciti per La Tempesta.

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Emidio Clementi – L’amante imperfetto, T.S.Eliot e i Massimo Volume… [intervista]

Intervista di Luca Franceschini

Emidio Clementi è tornato al romanzo: otto anni dopo “Matilde e i suoi tre padri”, opera per certi versi interessante ma che aveva in parte deluso il suo pubblico storico, “L’amante imperfetto” ci restituisce il narratore che avevamo imparato ad amare con “L’ultimo dio”. È una storia d’amore atipica, cupa e a tratti dissociata, dove la relazione tra i due personaggi principali deve essere ripensata e costruita su nuove basi, dopo che le insicurezze del protagonista riemergono improvvisamente a seguito di un episodio insignificante.

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