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Mute Records

hackedepicciotto – The Silver Threshold (Mute Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Forse non tutti si ricordano di Alexander von Borsig, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Alexander Hacke. Certo, ora si è un po’ imbolsito e, forse con l’età, si è anche un po’ addolcito. Ha smesso di “far crollare edifici”, è diventato sofisticato col tempo che passa e in più ha sposato anche una raffinata musicista americana e questo ha avuto un certo peso. Ha cominciato ad esplorare ambienti, a riflettere sul liminare, a camminare sull’acqua, a cavalcare il tempo. Però, date retta a me, l’impronta del suono industrial-berlinese anni Ottanta è rimasta presente (anche se Berlino è sempre stata la meno industriale tra le città tedesche, ma questo poco importa). I lettori più attenti (o i più masochisti), avranno già capito che stiamo parlando di uno degli esponenti di spicco del più sconvolgente gruppo di “industrial music” che mai si è presentato sulla scena europea (ed anche mondiale), ovvero gli Einstürzende Neubauten. Certo la presenza al suo fianco in questo disco, nei precedenti e anche nella vita, di Danielle De Picciotto, perfomer americana di origine italiana che vive a Berlino, lo hanno, se non proprio “ammorbidito”, almeno intellettualizzato. Naturalmente tutto è relativo, perché anche in questo magnifico The Silver Threshold (ovvero la soglia d’argento), le chiavi di lettura sono il paesaggio e il passaggio sonoro attraverso l’inquieto e l’inquietudine, soglie da superare che dischiudono nuovi ambienti.

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Lee Ranaldo – In Virus Times (Mute Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Lee Ranaldo torna con un album solista, seguito di Electric Trim, risalente al 2017. Messo da parte l’approccio rumorista della band madre Sonic Youth, il musicista esce oggi con qualcosa di molto personale. Si tratta della sua rappresentazione in musica di quanto stava accadendo durante il periodo di lockdown che ci ha tenuto isolati. Estraneazione, isolamento, sono le prime sensazioni che ci lascia questo unicum acustico strumentale, il quale non può essere definito “suite” per un semplice motivo: le parti di cui è composto sono caratterizzate da piccole variazioni e non da vere e proprie alternanze ritmiche. Il musicista racconta che questo In Virus Times, è il risultato di un’improvvisazione di una sera del settembre 2020, nella quale si trovava bloccato in casa nella parte bassa di Manhattan. In questa cornice, lo immaginiamo riflettere sulle imminenti elezioni presidenziali statunitensi e su quanto stava accadendo a livello mondiale a causa della pandemia. Ed è così che il buon Ranaldo descrive il suo sforzo strumentale, affermando che la sua qualità minimale riflette il senso di ‘tempo immobile’ che molti di noi hanno sentito.

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Liars – The Apple Drop (Mute Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Sabrina Tolve

I Liars si formano ormai più di 20 anni fa come una band di quattro elementi.
Nel 2002, il bassista Pat Noecker e il batterista Ron Albertson lasciano il gruppo.
Li segue, nel 2014, Julian Gross che aveva sostituito Albertson ed era rimasto con la band per ben 12 anni.
In seguito è il momento del polistrumentista Aaron Hemphill, nel 2017.
TFCF e Titles With the Word Fountain, rispettivamente del 2017 e del 2018, sono stati portati avanti principalmente da Angus Andrew, unico membro della band ancora resistente.
Questa volta, lo vediamo collaborare con un batterista jazz d’avanguardia, Laurence Pike, il polistrumentista Cameron Deyell e la compositrice di testi, Mary Pearson.
Da quanto rilasciato da Angus, l’obbiettivo questa volta, era farsi influenzare dal lavoro altrui fin da principio, per permettere un lavoro più complesso e ricco da tutti i punti di vista.
«Nel corso della storia dei Liars ho costantemente cercato di sviluppare nuovi metodi per creare musica. In ogni progetto ho sostanzialmente abbandonato i metodi precedenti e ho cercato invece di imparare modi diversi di scrivere e produrre canzoni. Se una volta percepivo questo viaggio come una linea retta, mi rendo sempre più conto che la mia traiettoria è più simile a una spirale. Vengono generate nuove idee, quelle più vecchie assumono un nuovo significato e si evolvono ulteriormente».

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Alessandro Cortini – Scuro Chiaro (Mute Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

La storia di Alessandro Cortini potrebbe essere descritta come la fiaba di un “cervello in fuga” baciata dal giusto tocco di serendipità, e quando si hanno audacia, dinamismo e un’indole nerd come stelle guida ed il campo d’azione è la musica, ne nascono quasi sempre risultati non convenzionali e non prevedibili.
Classe 1976 bolognese di nascita, cresciuto a Forlì da giovane ventenne lascia il Bel Paese alla volta degli U.S.A. per studiare chitarra al Musicians Institute di Los Angeles, finiti gli studi si dedica all’insegnamento e all’esplorazione del mondo dei synth e tastiere che con il tempo diventeranno il suo campo di creazione e sperimentazione. Come prima esperienza suona con i Mayfield Four di Myles Kennedy, futuro leader e fondatore degli Alter Bridge, successivamente fonda il gruppo Modwheellmood ma la svolta arriva come spesso accade, per caso. Anno 2005, un volantino appeso al Musicians Institute annuncia che “un certo” Trent Reznor sta cercando un chitarrista e tastierista per l’imminente tour di With Teeth. L’occasione è data, l’opportunità colta e all’audizione segue il suo ingresso nei Nine Inch Nail (qui da non dimenticare il recente fiore all’occhiello in piena pandemia quando nel 2020 è stato il primo musicista italiano ad essere introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame in quanto membro della band). Alla collaborazione con i NIИ,affianca quella con i How To Destroy Angels, altro progetto parallelo dell’irrequieto perfezionista Trent creato con la moglie Mariqueen Maandig e Atticus Ross. Si apre poi un nuovo percorso in cui si dedica ai propri progetti solisti e varie collaborazioni, anche se non abbandonerà mai i Nails definitivamente e tornerà con loro nella line-up di Hesitation Marks nel 2013. Fra le altre collaborazioni si annoverano quella con i Puscifer, i Ladytron, Jovanotti, M83, Muse e Daniel Avery. Estende il campo d’azione alla creazione e mixaggio di colonne sonore per videogiochi e film indipendenti. Pubblica svariati album solisti con diversi moniker: SONOIO, Blindoldfreak, Skarn e Slumberman fino alle sue ultime uscite in cui appare con il suo nome di battesimo. Da Los Angeles vira a Berlino, capitale europea della musica elettronica, qui entra in contatto con Daniel Miller della Mute Records, con cui pubblica Volume Massimo nel 2019 e SCURO CHIARO uscito lo scorso 11 giugno, il tutto mentre prende la volta del Portogallo per trasferirsi vicino Lisbona.    

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