R E C E N S I O N E
Recensione di Mario Grella
Sembra proprio non finire mai la lunga teoria di dischi, libri, pièces teatrali, video e film nati, o meglio concepiti, durante la pandemia. Un periodo di grande sofferenza, di grandi meditazioni e riflessioni che, visto a posteriori, non ha prodotto cambiamenti epocali nel nostro modo di vivere, ma che nelle questioni artistiche, ha lasciato solchi profondi e soprattutto grandi creazioni. Non fanno eccezione Alexander Hacke, degli Einsturzenden Neubauten, e Danielle de Picciotto, compagna di vita oltre che d’arte, artista multimediale e performer berlinese che, proprio durante la pandemia, hanno maturato la convinzione dell’importanza dei rapporti umani e dell’amicizia. Si potrà osservare che questa convinzione si è fatta strada nell’animo di molti di noi, salvo poi essere dimenticata abbastanza in fretta. Il vantaggio di un musicista o di un artista è che, molto spesso, i moti dell’animo si trasformano poi in creazioni artistiche che danno una oggettualità ai sentimenti.

Keepsakes, ultimo loro lavoro uscito in questi giorni è l’oggetto tangibile di quegli stati d’animo e di quella esperienza. Un disco con al centro non già un tema universale, come è accaduto in precedenti lavori, bensì una tematica personale ed intima, qual è appunto l’amicizia, anzi un vero e proprio “Inno all’amicizia” come lo definisce Danielle. Non irrilevante, come mai lo è stato anche nei precedenti lavori del duo, è il luogo dove è stato registrato il disco, ovvero l’Auditorium Novecento di Napoli, una sala enorme e acusticamente perfetta dove Enrico Caruso, e tutti i grandi artisti napoletani, registravano agli albori del grammofono. Cosa ci fa il componente di un gruppo come gli Einsturzenden Neubaten insieme a una originale performer in un luogo simile? E allora raccontiamola tutta questa bella storia: nell’Auditorium Novecento di Napoli, dopo una sessione di registrazione, Ennio Morricone lasciò gli strumenti che aveva appena usato e proprio da quegli strumenti, da pianoforti a coda e campane tubolari a una celesta, i due ex enfant-prodige dell’avanguardia berlinese hanno deciso di elaborare l’idea musicale primigenia. Il risultato, non scontato, è raffinato ed originale.
Si comincia con un inequivocabile Troubadour che di medievale non ha solo il titolo, ma anche le sonorità, giocate su una melodia accattivante, e molto diverse dalla possenza elettronica e industriale di Aichach o da quella della ricercata Anthem, con quello “speech” di Danielle de Picciotto che sa un po’ di ricerca primi anni Ottanta, ma indubbiamente efficace ed “ambient” al punto giusto e che, nell’elencazione di luoghi newyorchesi, ricorda un po’ la Paris Paris creata da Malcolm McDonalds e cucita addosso alla perfezione per Catherine Deneuve. Quando si arriva a La Femme Sauvage, lo spirito di Morricone che aleggia sempre nella sala napoletana, sembra personificarsi nel suo caratteristico “twang” da spaghetti-western, col contrasto della voce di Danielle che canta “La vie est vraiment jolie avec toi”, pezzo articolato e molto raffinato. Se Schwarze Milch mescola una misurata ironia ad un divertito “nonsense”, con una veste musicale di tutto rispetto fatta da un flusso continuo di fiati ed elettronica dai toni pacati, con Lovestuff sembra di tornare nel clima fiabesco (ma anche dark), di una immaginaria ballata di un medioevo fantastico e la stessa identica atmosfera si respira nella dolcissima The Blackest Crown (ultimo brano del disco). Song of gratitude, invece, se ascoltata con attenzione, sembra contraddire il titolo: magmatica e cupa, scaturisce dalle radici più profonde della cultura musicale dei due straordinari musicisti.
Magnifico lavoro che viene dopo altri tre dischi per molti versi straordinari Perseverantia del 2016, registrato nel deserto del Mojave, The Current (2020) scritto sull’onda delle suggestioni del mare in tempesta e dei parchi divertimenti abbandonati di Blackpool e The Silver Threshold (2021), di cui potete leggere qui. E a proposito di amicizia, come non ricordare anche il lavoro di due grandi amici dei musicisti: Victor Van Vugt che ha mixato il disco, David Hochbaum artista newyorkese autore della copertina e Manolo Luque, grafico del progetto. Lunga vita a questi due straordinari musicisti e performer.
Tracklist:
01. Troubadour
02. Aichach
03. Anthem
04. La femme sauvage
05. Mastodon
06. Schwarze Milch
07. Lovestuff
08. Song of Gratitude
09. The Blackest Crow
*Photo © Errefotografia






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