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Radiohead – Kid A Mnesia (XL Recordings, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Scrivere della nuova uscita dei Radiohead, Kid A Mnesia, triplo album disponibile nei negozi in questi giorni, è come mettere in moto la Delorean e partire per una missione in stile ritorno al futuro. Da tempo la band di Oxford sta rispolverando i suoi archivi e, tralasciando le opere di ristampa omnicomprensive del 2009, che hanno interessato tutto il loro catalogo fino ad Hail To The Thief, album del 2003 che segnò un parziale rientro al pop classico, ecco soffermarsi sugli Anni d’Oro della band inglese, nei quali qualità, quantità e riscontro del pubblico erano in perfetto equilibrio. Che cosa si intende con questo? I Radiohead sono una, se non la Band, più famosa del pianeta, ma, come tutti i grandi gruppi, ha avuto un suo momento epico che nella storia della musica moderna si colloca tra il 1997 e il 2001. In questo lustro sono concentrate tre uscite: Ok Computer del ‘97, Kid A del 2000 e Amnesiac del 2001. Dopo l’uscita a vent’anni di distanza del celebrativo OK Computer OKNOTOK 1997 2017 nel 2017, eccoci ora a trattare Kid A Mnesia, opera definitiva che riporta ordine al chaos di inizio millennio, e ci racconta qualcosa di più su cos’è accaduto veramente.

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Evanescence – The Bitter Truth (BMG, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Dal dolore a volte possono nascere anche cose positive, se non ci si lascia sopraffare: lo sa bene Amy Lee, cantante e leader degli Evanescence, che ha trasformato la devastazione provocata dalla morte del fratello in energia creativa, buttando anima e cuore nella realizzazione di The Bitter Truth, quinto album in studio della band, pubblicato lo scorso 26 marzo da BMG, a ormai dieci anni di distanza dal precedente lavoro, se escludiamo lo sperimentale Synthesis del 2017.

Un titolo che riflette le storture della società moderna e che, al tempo stesso, vuole essere un invito a prendere di petto la vita e a non sprecare neanche un attimo; una copertina home made, che sa tanto di anni ’90, quelli della formazione musicale per Amy Lee, con l’immagine di una pillola, che diventa metafora della vita, come a dire “ingoia questa pillola e vai avanti!”. La lavorazione dell’album era iniziata, a onor di cronaca, prima che scoppiasse questo guazzabuglio di pandemia, con la registrazione di appena quattro brani e il tutto avrebbe potuto anche perdersi nel nulla, data la distanza geografica che separa i vari componenti del gruppo, ognuno residente in posti diversi degli States e con la chitarrista Jen Majura, alla prima esperienza in studio con gli Evanescence, addirittura in Germania, ma la determinazione di portare a termine il progetto è stata più forte di ogni avversità: tutti in studio di registrazione, dopo aver effettuato tampone, ciascuno con il proprio mezzo di trasporto, in modo da creare una bolla covid free, e le tracce di chitarra spedite dall’Europa.

The Bitter Truth inoltre non è solo un progetto musicale perchè a giugno sarà accompagnato dalla pubblicazione di una collana di graphic novel, intitolata Echoes From The Void, ispirata a brani vecchi e nuovi, partorita dalle mani di diversi illustratori, che si alterneranno in storie di 20-30 pagine ciascuna. Dieci anni possono sembrare un’eternità per un gruppo che di album ne ha fatti pochi, ma a volte la vita prende pieghe impreviste, anche per i musicisti: Amy Lee ha dovuto lottare con le unghie e i denti per arrivare dove è arrivata, non senza lasciare cadaveri lungo il cammino, visto che è l’unico membro superstite della formazione originale, sgomitando per farsi strada in un ambiente, quello metal, prettamente maschile, e scrollandosi di dosso l’immagine di clone femminile dei Linkin Park.

12 tracce in tutto che segnano un ritorno alle origini, sia dal punto di vista strumentale che dei testi, molto personali, quasi catartici e arricchiti di messaggi positivi di lotta e resilienza: un album dal tipico sound gothic metal, infarcito di suoni elettronici, come in Artifact/The Turn o in Better Without You, con un tocco di epicità, come in Part of Me, il mio brano preferito. A volte si strizza l’occhio alla musica pop, in Yeah Right, ispirato forse dall’ascolto di artisti come Billie Eilish e Bjork, di cui Amy è una fan sfegatata, altre si picchia duro tra chitarre distorte e percussioni tribali, come in The Game is Over, nella cupissima Feeding The Dark o in Take Cover. C’è spazio però anche per il sentimentalismo, con due ballad davvero belle: Wasted on You, un pò in stile Radiohead, e la struggente Far From Heaven, con intro di pianoforte cui si aggiungono gli archi e una voce celestiale, delicata, ma al tempo stesso potente di Amy, che, oltre alle corde vocali, ci mette tutto il cuore nel ricordare il fratello, scomparso prematuramente nel 2018. Non poteva mancare anche un pizzico di impegno sociale, con Use My Voice, che inizialmente doveva essere il racconto di una storia di abusi sessuali, ma poi ha assunto connotati politici, dettati dalla drammatica esperienza di essere governati, in un periodo terribile, da un pazzo come Trump, costringendoli a scendere in campo e ad esortare tutti i fan a far sentire la propria voce per cambiare il mondo: non a caso c’è una sovrapposizione di voci e cori con chitarre grintose e una sezione ritmica esplosiva, quasi a voler risvegliare le coscienze da un lungo torpore…

Voto: 9/10 perché sincero e capace di scatenare forti emozioni.

Tracklist:
01. Artifact/The Turn
02. Broken Pieces Shine
03. The Game Is Over
04. Yeah Right
05. Feeding the Dark
06. Wasted on You
07. Better Without You
08. Use My Voice
09. Take Cover
10. Far from Heaven
11. Part of Me
12. Blind Belief

 

 

 

 

Ed O’Brien – Earth (Capitol, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ebbene sì, Ed O’Brien è il chitarrista dei Radiohead. Il nome vi diceva poco vero? Messo a fianco a Thom Yorke e Jonny Greenwood è il componente meno quotato e ridondante del gruppo, quello che rimane sempre un po’ nell’ombra ma che, quasi in punta di piedi, ha sempre arricchito con i suoi suoni di chitarra, percussioni e cori i brani di una delle band più celebri del globo.
Succede che, dopo anni “al servizio delle canzoni di Thom e dei suoi testi”, una lunga permanenza in Brasile con la sua famiglia, lontano da cellulari e tecnologia, gli fa trovare uno stato di illuminazione e la spinta giusta per spiegare le ali e volare da solo. E il risultato è stato un meraviglioso decollo che ha saputo pilotare in maniera sorprendente, anche con l’aiuto di validi collaboratori come Flood in primis nella registrazione (U2, Depeche Mode), e avvalendosi di musicisti come Adrian Utley (Portishead) alla chitarra, Omar Hakim alla batteria, Nathan East al basso.

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Thom Yorke – Anima (XL Recordings, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde” (Vasilij Kandinskij).

Dipinge anime contorte Thom Yorke, come se cadessero da grattacieli, giù verso il vortice della paura, dell’incertezza quotidiana. Dipinge linee frammentate con i suoi loop magistralmente indirizzati verso l’ignoto dal suo fidato amico Nigel Godrich, ispirandosi al consumismo e alle multinazionali, alla dura realtà che pone l’uomo schiavo della tecnologia.

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