R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Il colore è un mezzo per esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde” (Vasilij Kandinskij).

Dipinge anime contorte Thom Yorke, come se cadessero da grattacieli, giù verso il vortice della paura, dell’incertezza quotidiana. Dipinge linee frammentate con i suoi loop magistralmente indirizzati verso l’ignoto dal suo fidato amico Nigel Godrich, ispirandosi al consumismo e alle multinazionali, alla dura realtà che pone l’uomo schiavo della tecnologia.

Sembra come se il cantante di Wellingborough volesse farci viaggiare attraverso la sua esistenza in una sorta di avatar, per capire come ci si sente ad essere diversi, ad essere soli ed isolati sin da piccoli, magari nemmeno per colpa nostra ma esclusivamente per ciò che circonda il nostro essere. È in quel frangente che la mistica voce dei Radiohead ipnotizza le sue creature in una sorta di labirinto mentale senza via di fuga, un gioco senza possibilità di vittoria.

Anima è il terzo album solista di Yorke dopo The Eraser del 2006 e Tomorrow’s Modern Boxes del 2014, ed il filo conduttore che lega i suoi album rimane sempre lo stesso: sperimentazione. I numerosi sudditi di Thom non potranno mai scordare il cambiamento radicale di intenti comuni della band di Oxford avvenuto con Kid A, il millennium bug musicale del ventunesimo secolo, in cui si è tracciata la nuova strada maestra. Non più chitarre distorte o ballate struggenti, ma l’uso smisurato di suoni minimal, campionature, la ricerca più profonda del suono in tutte le sue diversità.

L’ennesima nuova versione di se stesso si apre con Traffic, un welcome kit di benvenuto nel viaggio che ci porterà sulle strade contorte delle sue sinapsi, fra tenebre e feste non programmate (“party with a rich zombie”) dove il mondo globale può annegarti fino a farti perdere il filo della vita (“I can’t breathe/There’s no water”). Il ritmo è incalzante, la voce è di quelle che ti trasporta nei vari angoli inesplorati del cervello umano in un remake di Inception, con la concreta possibilità di rimanere intrappolato nel sogno.



Twist
è forse l’esempio di brano più azzeccato per spiegare l’intero album. Inizialmente è una sequenza in loop sparato nelle orecchie della voce di Yorke, modificata in scala, per entrare a stretto giro di empatia con il nostro subconscio. Un’analisi definita e dettagliata sulle nostre ansietà che crescono come spine dentro di noi (“Twisted thorns that grow inside”) cercando di fuggire da esse in ogni modo, scappando lontano. Lo ribadisce in I Am a very rude person, altro brano cardine dell’album, dove la voce celestiale di Thom chiede aiuto per fuggire, deve trovare la strada fra le tenebre, deve trovare un modo per scappare (“I have to find my way in the dark/I have to find some way to escape”).

Si danza sulla base di Not the News come se fossimo all’interno di un flipper e noi fossimo le palline sbalzate qua e là. Il brano ha un ritmo ben definito riprendendo un po’ lo stile dell’ultimo album di Jack White (anche lui finito nel limbo della sperimentazione massima).
L’uomo e la tecnologia messi a confronto, l’uno di fronte all’altra nel brano The Axe, in un monologo immaginario a senso unico dove Yorke chiede“Maledetta macchina, perché non mi parli?”, cercando risposte ma senza averne, rendendosi conto oramai che l’umanità è diventata schiava delle macchine, in un mondo futuro che nemmeno il buon John Connor potrà salvare.

L’anima di una persona è nascosta nel suo sguardo, per questo abbiamo paura di farci guardare negli occhi” disse il compianto Jim Morrison. Ma Thom Yorke con questo lavoro ha permesso a noi tutti di poterlo guardare nel più profondo dei suoi occhi per scrutare l’animo umano fragile, ipnotizzando l’ascoltatore come il canto di una sirena, e rivelando l’odissea di vita quotidiana che ognuno affronta.
Ci è riuscito di nuovo, ha creato dal nulla suoni particolari ed unici che sono andati a rubare il nostro cuore, ad alimentare la nostra passione e come un caldo colore su tela, ha cantato per noi facendo risuonare le mille corde della nostra anima.

Tracklist
01 Traffic
02 Last I Heard (…He Was Circling the Drain)
03 Twist
04 Dawn Chorus
05 I Am a Very Rude Person
06 Not the News
07 The Axe
08 Impossible Knots
09 Runwayaway