R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Giusto qualche giorno fa al TG1 parlavano della longevità artistica di alcuni musicisti ed ecco che mi capita sotto tiro Relentless, l’ultima fatica di The Pretenders, quattordicesimo album in studio per la band angloamericana. Uscito lo scorso 1 settembre via Rhino, segna il ritorno del gruppo nella scuderia Warner Music Group dopo circa venti anni; prodotto da David Wrench (Courtney Barnett, David Byrne) è stato registrato ai Battery Studios di Willesden a Londra per un totale di dodici tracce, anticipate dall’uscita del singolo Let The Sun Come In. Cover niente male, con un graffito alla Banksy (chissà che non sia davvero lui), ritraente un pupo in guantoni da boxe e benda da pirata.

Chrissie Hynde è da sempre tra le mie icone rock preferite, da quando nell’inverno del ’85, costretta a letto da un’influenza stagionale, restai folgorata dal singolo Don’t Get Me Wrong: ancora benedico la radiolina Grundig per gli incontri favolosi e le invisibili amicizie durature che mia ha fatto fare quell’anno…

Scritto a quattro mani da Hynde e dal chitarrista James Walbourne, come Hate For Sale del 2020, questo lavoro porta un titolo che è una vera e propria dichiarazione di intenti: Relentless sta, infatti, per “inflessibile, incessante”, come dovrebbe essere la carriera di ogni artista che si rispetti, senza cali di intensità. A pensarci bene un musicista non va mai in pensione (e in Italia neanche gli altri…), è in continua evoluzione, riflette i tempi che vive e, alla fine, diventa una implacabile macchina da lavoro. Nel caso di The Pretenders poi la macchina è ben collaudata e oliata, avendo vissuto l’epoca d’oro del punk, del britrock, del reggae, del pop e chi più ne ha più ne metta, anche se in questi ultimi brani si avverte soprattutto un ritorno alle origini, con una bella alternanza di rock graffiante e sensuali ballad, che esaltano le doti canore della leader, una voce certo non potente come quella di Tina Turner, ma suadente come poche, ascoltate Just Let It Go, se non ci credete. Dodici piccole perle, impreziosite dalla collaborazione con Jonny Greenwood dei Radiohead, artefice dell’arrangiamento degli archi nella meravigliosa traccia di chiusura I Think About You Daily.

Tutto un susseguirsi di ritmi rockblues in cui le chitarre fanno da protagoniste assolute, (non me ne vogliano bassista e batterista), come nel primo singolo estratto, Let The Sun Come In, in Losing My Sense Of Taste e Merry Widow, con splendidi assoli dal sapore orientaleggiante, o in Vainglorious, brano che a fine anni ’70 avrebbe spaccato di brutto nelle stazioni radio d’oltremanica e che, per noi boomers, è una vera delizia, e canzoni dolcissime, Domestic Silence, The Copa e Your House Is On Fire, oltre al già citato brano di coda che scioglierebbe anche i cuori di ghiaccio. Per par condicio voglio ricordare che, oltre a Hynde e Walbourne, The Pretenders sono anche Kris Sonne (batteria), Chris Hill (contrabbasso), Dave Page (basso) e Carwyn Ellis (tastiere e chitarre).

Voto: 10/10 Una garanzia Hynde e soci, fortunato chi ha potuto vederli in apertura ai Guns’N’Roses a Roma lo scorso 8 luglio perchè per le prossime date saranno solo a Parigi e Berlino, poi voleranno di nuovo negli States.

Tracklist:
01. Losing My Sense Of Taste 
02. A Love
03. Domestic Silence
04. The Copa
05. Promise Of Love
06. Merry Widow 
07. Let The Sun Come In
08. Look Away 
09. Your House Is On Fire
10. Just Let It Go
11. Vainglorious
12. I Think About You Daily 

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