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Stefano Amerigo Santoni

Porcupine Tree @ Mediolanum Forum, Assago (MI) – 24 ottobre 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Andrea Notarangelo

Un ottobre decisamente caldo accoglie i Porcupine Tree per il loro rientro nelle scene tredici anni dopo l’ultima uscita in studio. La band è in tour per la promozione del nuovo disco, quel Closure/Continuation, che è uscito a giugno, ha diviso i fan, e che in questa tappa meneghina verrà riproposto nella sua interezza in alternanza a pezzi storici del repertorio. Il Mediolanum Forum è tutto esaurito come nelle migliori occasioni e alla temperatura quasi estiva che fa da cornice a questo autunno anomalo, ulteriori tinte calde sono dipinte sugli sguardi di chi ha atteso, con impazienza da un anno, questo momento. La band sale sul palco con disinvoltura ed è proprio Steven Wilson, leader e ideatore del progetto in quel lontano ‘87, che prende parola per scusarsi con il pubblico per l’attesa infinita. I fan lo perdonano da subito, dal momento in cui parte l’attacco di Blackest Eyes, traccia di apertura di quell’album capolavoro che corrisponde al nome di “In Absentia” e che dal 2002 in avanti proietta i Porcupine Tree da ‘stupido sogno’ (per citare l’intro del concerto, Stupid Dream, oltre che titolo di un altro pregevole disco), a fenomeno rock di portata mondiale. Un palazzetto intero raccoglie l’invito a cantare in coro il famoso ritornello I got wiring loose inside my head / I got books that I never ever read / I got secrets in my garden shed / I got a scar where all my urges bled, ma la gente chiude gli occhi e prosegue all’unisono fino al termine del brano. La band si è ripresa il suo pubblico e dai cenni d’intesa con Richard Barbieri e Gavin Harrison (rispettivamente tastierista e batterista storici), si capisce che sarà una serata magica. Come anticipato, Wilson precisa che verranno suonati tutti i brani dell’ultimo disco e infatti, in successione, vengono proposti Harridan, Of the New Day e Rats Return che sono rispettivamente, primo, secondo e terzo brano di Closure/Continuation, nonché singoli promozionali. A giudicare dalla risposta del pubblico si può affermare con certezza che le canzoni sono state ben assimilate e sono già entrate a far parte dell’immaginario collettivo.

 

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Cristina Donà @ Teatro Romano, Gubbio (PG) – 20 agosto 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini

È una fresca serata di fine estate, ci troviamo a Gubbio, una delle perle medioevali dell’Umbria, che all’arrivo ci regala un tramonto infuocato sul Teatro Romano. Il bagliore di un’ineffabile poesia rapisce da subito i sensi, che avranno modo di destarsi vividi a breve. Siamo qui per assistere ad una delle tappe estive del deSidera Tour, Cristina Donà è tornata con un nuovo album regalandoci brani con cui riscaldarci il cuore e riflettere. Il concerto avrà luogo proprio qui nell’area archeologica, testimonianza dell’epoca romana e di ciò che rimane del teatro risalente al I secolo a.C., culla di cultura e trascorse gesta, le cui pietre profumano di storia.
L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione fra Gubbio Oltre Festival e Moon in June, sempre attenti ai progetti artistici nazionali ed internazionali, sia emergenti che più conosciuti e che da anni ormai portano sui palchi umbri esperienze sonore dalle più svariate e molteplici cangianze.

Il tramonto infuocato che ci ha accolti ha lasciato il giusto posto alla sera, siamo già tutti seduti nelle gradinate e l’illuminazione non rende possibile la vista delle stelle, sembra non ce ne siano. Si parte da qui, deSidera: mancanza di stelle. L’album uscito nei primi giorni dello scorso dicembre per Fenix Music, è stato scritto a quattro mani con il musicista e produttore Saverio Lanza, fedele Virgilio che ha affiancato Cristina nella realizzazione dei suoi ultimi tre lavori. Il filo conduttore di questo nuovo disco, e che lega un po’ tutti i brani, lo si può trovare nel titolo del quarto brano del disco: Desiderio. Un’entità che da sempre smuove l’animo umano, sia come meta a cui tendere ma anche come percezione di un incolmabile vuoto. È un disco che cerca di smuovere l’essere umano in profondità, a partire dal singolo per poi ampliarsi alla collettività, verso una reale presa di coscienza, cercar di infondere un nuovo punto di vista più consapevole di approccio alla vita. deSidera è altresì un nuovo punto di partenza sonoro, su qualche brano spuntano tappeti elettronici, quel substrato sintetico tipico dei primi anni Ottanta, che va a dare nuove sfumature alle sonorità.  

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Alessandro Fiori @ Villa Silvia Carducci, Lizzano (FC) – 2 luglio 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini

Mi Sono Perso nel Bosco, un titolo che suona come una confessione, uno svelarsi… togliersi la maschera mettendosi a nudo. Si presenta così il quinto lavoro in studio del cantautore, poeta, polistrumentista Alessandro Fiori, pubblicato lo scorso 22 aprile. L’artwork surreale, un’immagine di Hannes Wallrafen De Schimmel, ritrae un cavallo bianco nell’atto di saltare un tavolo e due sedie. Un cavallo in un salotto, lo straordinario che irrompe nel quotidiano o che ne è sempre stato parte? Sicuramente una voce che si fa moltitudine. In questo lavoro la poetica del quotidiano si palesa in tutta la sua disarmante schiettezza, l’uno che si rifrange nella moltitudine sino a creare specchi contro riflessi in cui scrutarsi, smarrirsi, fino a ritrovarsi. Un disco che ci parla di amore declinato in ogni sua sfumatura, ma anche dei timori che vivono dentro di noi, abbandono, morte, senso di ritrovamento, meraviglia, il tempo che fluisce con le sue incrinature e punti di luce e tutto diviene un eterno presente. 
Il disco, che segna l’esordio del cantautore aretino con l’etichetta indipendente 42 Records,si avvale di una fitta miriade di collaborazioni, sia con vecchi compagni di viaggio musicale che con artisti del circuito indipendente italiano. In questo bosco sonoro con Alessandro troviamo: Alessandro “Asso” Stefana, Brunori Sas, Colapesce, Dente, Emanuele Maniscalco, Enrico Gabrielli, Giovanni Ferrario, Iosonouncane, Lea Mencaroni, Levante, Lorenzo Maffucci, Marco Parente, Massimo Martellotta, Niccolò Fornabaio, Stefano Amerigo Santoni.  

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Sycamore Age @ Spazio Webo, Pesaro – 11 Marzo 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Mirko Mancinelli

Partecipare ad un concerto dei Sycamore Age, progetto artistico aretino, è come prendere parte ad un rituale mistico, in cui si materializzano pozioni sonore dalle molteplici sfumature e folgoranti densità. Si ha la netta sensazione di vedere i devoti allievi di Ermete Trismegisto all’opera sul loro palco-laboratorio, intenti a sperimentare esplorazioni. Tale “liturgia” si è celebrata lo scorso 11 marzo allo Spazio Webo di Pesaro, un posticino intimo ed accogliente, con le giuste luci per ospitare un simile evento.
Si arriva sempre con netto anticipo per scegliere i posti migliori e godersi quella magica attesa che precede l’ingresso degli artisti sul palco. Gli alchimisti sono pronti: Daniel Boeke (clarinetti, voci), Franco Pratesi (violino, synth, mandolino, voci) Luca Cherubini Celli (batteria, percussioni, voci) Stefano Amerigo Santoni (chitarre, basso, percussioni, voci) accompagnati dalla voce poliforme e sinuosa di Francesco Chimenti (piano, chitarre, basso, violoncello), una stretta reincarnazione di Jeff Buckley.
Dopo l’ormai noto fermo forzato, i Sycamore Age hanno finalmente ripreso il tour di presentazione del loro ultimo lavoro Castaways, uscito nel dicembre 2020 per Woodworm Label. Dopo innumerevoli ascolti nel giradischi, l’anima è spalancata per riceverlo dal vivo.

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Sycamore Age – È dalla casualità che, a volte, nascono le cose migliori

I N T E R V I S T A


Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Mirko Mancinelli

Ci troviamo in Toscana, ad Arezzo per l’esattezza, base del progetto artistico Sycamore Age, nato nel 2010, dall’incontro casuale di chi vede nella musica un flusso ininterrotto da esplorare costantemente. La formazione è oggi giunta al loro terzo lavoro in studio full length, con l’aggiunta di un curioso feticcio di remixes/reworks. Entusiasta di andare a fondo nella loro storia, parto con Mirko, che fisserà nei suoi scatti alcuni momenti di questa giornata. Ad attenderci al Sycamore Age Studio, laboratorio alchemico in cui prendono corpo i loro “manufatti” c’è Stefano Amerigo Santoni (chitarre, basso, percussioni, voci, mixaggio, mastering, produzione e grafica). Giusto il tempo di un caffè, fare qualche foto e partiamo alla volta del centro storico per incontrare il resto della band. Reunion in grande stile, ci sono proprio tutti: Daniel Boeke (clarinetti, voci), Francesco Chimenti (voce, piano, chitarre, basso, violoncello), Franco Pratesi (violino, synth, voci) e Luca Cherubini Celli (batteria, percussioni). Siamo pronti: ciak, si gira!

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Sycamore Age – Castaways (Woodworm Label/Universal, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

I Sycamore Age ritornano con le loro onde oniriche ed incantatrici, dando alla luce Castaways, uscito questo dicembre per Woodworm Label e distribuito da Universal Publishing.
Castaways, Naufraghi. Quale titolo migliore per ritrarre la condizione che stiamo vivendo a livello globale? Se fossimo costretti a spogliarci dalle nostre impenetrabili maschere, dovremmo ammettere che l’essere umano anche quello più basico e materialista, si sente sempre un po’ naufrago… del mondo, della vita e di se stesso.
I cinque paladini di Morfeo ci guidano nel vortice di otto tracce, un percorso ipnotico che ci porta fuori dal mondo, dentro noi stessi. Il posto più imperscrutabile e denso di ossimori, ma il più autentico e l’unico in cui può compiersi la catarsi.

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