Eros e Priapo – Massimo Verdastro @ Teatro Van Westerhout di Mola di Bari, 22 Novembre 2014

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massimo verdastro

Articolo di Thea Ter

Letteratura. Non narrativa à la page che ti assedia dallo schermo di TV o computer o tablet in pubblicità travestita da talk show televisivo. Letteratura a teatro. Teatro di letteratura. Una di quelle interpretazioni che ricordi e usi come pietra di paragone. Un testo datato eppure contemporaneo, riferibile a una precisa situazione storica del passato e che pure si proietta in avanti grazie alla sua carica metaforica, alla sua allusività, all’interpretazione del suo protagonista, Massimo Verdastro, uno dei migliori attori nel panorama teatrale italiano.
Una drammaturgia essenziale, asciutta, fatta di pochissimi elementi evocativi di un’epoca, di un clima. Eros e Priapo – Da furore a cenere da Carlo Emilio Gadda portato in scena presso il Teatro Van Westerhout di Mola di Bari sabato 22 novembre da Massimo Verdastro, appunto, con la Fondazione Pontedera teatro. Verdastro ha anche collaborato all’elaborazione drammaturgica con Luca Scarlini e alla regia con Roberto Bacci.

Da nove anni questo spettacolo è portato in scena da Verdastro  con la stessa veemenza, con la stessa irrisoria precisione, con la stessa padronanza di mezzi espressivi, a servizio  di un testo caustico, corrosivo, mordace, colmo di invenzioni linguistiche bizzarre e gustosissime, al limite del beffardo. Nel libro da cui questo spettacolo prende il nome e le mosse, Gadda compie uno scavo impietoso e imperioso – è il caso di dirlo –, a partire da se stesso, nelle cause dell’adesione al Fascismo, nel fascino che esercitava quest’ultimo, negli istinti che la figura del Duce solleticava o proprio aizzava nel “popolo” italiano. Le complesse invenzioni linguistiche, straordinariamente rese da Verdastro, sono continuo trasecolamento e prodigio, invettiva e analisi, sarcasmo e gioco, denuncia e satira di una delle grottesche tragedie della storia italiana.

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Verdastro entra in una scena dalle pareti scure, color ruggine, munito di guanti neri, secchio, straccio e ramazza e comincia a lavare ossessivamente il pavimento disseminato di vecchie sedie gettate disordinatamente per terra accanto a una scrivania. Sembra che voglia rimuovere delle tracce, che voglia ripulire, dopo che gli eventi si sono consumati e che i protagonisti si sono dileguati o sono scomparsi. La furia verbale presto irrompe, e il contesto, con sarcastica minuziosità si precisa, nel contorno e nella sostanza, nella polemica che vede chiaramente l’attrazione politica come condizionamento erotico, la persuasione e il consenso come seduzione della massa da parte del protagonista principale, Mussolini, mai direttamente menzionato, ma sempre evocato risibilmente con una sfilza di perifrasi: “lo spiritato”, “il suggeritore”, “il Ministro, Primo Ministro delle bravazzate”, “lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio), lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Ejettatore delle scemenze e delle enfatiche cazziate, quali ne sgrondarono giù di balcone ventitré anni durante”.

Eros e Priapo fu scritto da Gadda sin dal 1945; parte di esso, col titolo Il libro delle Furie, apparve dal 1955 al 1957 su quattro numeri della rivista Officina; dal 1967 il testo fu pubblicato con censure da Garzanti. Numerosi sono stati gli adattamenti teatrali: quello per la regia di Mario Peca del 1977, a quattro anni dalla morte dell’autore; quello del 1980 con la regia di Lorenzo Salveti e interpretazione di Patrizia De Clara, ancora in circolazione;  lo spettacolo con la regia di Adriana Martino (2010) e con Valentina Martino Ghiglia come protagonista. Da ricordare è anche la lettura di Sandro Lombardi di “Una Frenesia di Scimie”, un testo di Gennaro Carillo tratto appunto “Eros e Priapo” di Gadda e dai “Cavalieri” di Aristofane.

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