A piatto freddo, si ragiona meglio: Primo Maggio 2017, Piazza San Giovanni in Laterano, Roma

Postato il Aggiornato il

Articolo di Iolanda Raffaele

Come gustare un piatto raffreddato può aiutare ad apprezzarne meglio i sapori, così talvolta  parlare di un evento a distanza di tempo può diventare un gesto provvidenziale, quasi catartico.
È una sorta di depurazione da tutte le negatività lanciate a caldo e sparate a zero. È un guardare alle cose positive che la fretta non fa vedere.

Il concerto del Primo Maggio romano è un po’ come Sanremo, si aspetta un anno intero per emozionarsi, per raggiungere gli artisti del cuore o solo per vederli in tv.
È un appuntamento tradizionale, ma tribolato e dibattuto proprio come questa Italia dai mille volti e dai mille contrasti.
Proprio così, perché le critiche non mancano mai, da ogni parte e su ogni aspetto.
Dai divani di casa ai salotti di alto borgo si attacca un po’ di tutto: le scelte artistiche, la conduzione, l’organizzazione, la pioggia imprevista. Un motivo c’è sempre e, dove tutto manca, si inventa, quasi sia più facile criticare che apprezzare.
Tuttavia, per chi guardava questo evento da piccolo e lo rivede da grande, l’emozione resta sempre forte e, se anche non ci sono i grandi nomi a padroneggiare il palco, nulla è perduto: la musica è figlia del suo tempo, non è solo rammarico di ciò che non esiste più.

Stesso palco, la musica e l’animo per ascoltare, perché se si parte con quello giusto si evitano pregiudizi, confronti e ansie da aspettativa.
E così si mescolano tre realtà in un’unica manifestazione: il pubblico che acclama, partecipa, salta, si diverte e, che anche quest’anno sotto il sole o qualche pioggia, non è mancato, giovane e diversamente giovane, dal sud, dal nord, dal centro; i cantanti sul palco, emozionati e carichi e soprattutto, il popolo del backstage.
Si commenta sempre in base a ciò che si vede, ma in realtà dietro c’è un mondo, una marea di gente che lavora, costruisce, inventa ed organizza, impazzisce, gioisce, incassa critiche ed esulta. C’è tutto un gioco di anime e di luci, di levatacce e corse alle interviste, di ore di attesa ed emozione, di realtà e televisione, di finzione e umanità.
Ecco a cosa serve parlare di primo maggio ad un mese e oltre di distanza, per ricordare che allo scetticismo deve contrapporsi sempre il bello e che primo maggio è tutti i giorni, se c’è voglia di cambiare.

In un momento storico in cui il lavoro è sempre più un miraggio ed i sindacati hanno perso la loro credibilità, la musica va avanti anche nella data simbolica del primo maggio romano con l’anteprima di Massimo Cotto e con la coppia inedita Raznovich – Clementino.
Due conduttori euforici e intraprendenti per nove ore di musica legate dal tema “Il lavoro: le nostre radici, il nostro futuro”, con un cast nuovo formato per lo più dagli artisti dell’attuale scenario musicale, ma anche da big indiscussi e senza tempo.
E noi ricordiamo questa data ormai passata pensando al meglio che abbiamo visto: la capacità di farti sentire a casa e il sorriso di Lara Maroni, la disponibilità degli addetti agli uffici stampa, la potenza vocalica di Marina Rei che,oltre alle sue canzoni, intona magistralmente Il mare verticale di un purtroppo assente Paolo Benvegnù, l’esperienza e la grinta di Edoardo Bennato.

Ci sono anche la pizzica e la bellezza della musica calabrese con Mimmo Cavallaro, il fascino timido e sfuggente di Vasco Brondi che esplode attraverso il suo album Terra, c’è il Jimi Hendrix del deserto Bombino e l’umanesimo musicale di Brunori Sas che esorta a lavorare su noi stessi, ad aggregarci.
Del primo maggio ricorderemo l’internazionalità di Editors e Public Service Broadcasting, la novità, il colore e l’allegria contagiosa di Francesco Gabbani; la band bolognese Lo Stato Sociale vestita a metà che lancia palloni in aria in senso di protesta,mentre Artù “zittisce” allegramente tutti, ma anche la leggerezza di Levante e il timbro algido, ma incantevole di Ermal Meta.
E sulle parole di chi l’ha vissuto aspettiamo il prossimo primo maggio, con la speranza di condividerlo con voi.

Maldestro: “Il primo maggio è una bella emozione, ha un valore importante e spero che lo stesso venga consacrato non solo da noi cantanti che partecipiamo, ma possiamo fare ben poco o fino ad un certo punto, ma soprattutto dal palazzo,che possa fare qualcosa per ridarci davvero un futuro
Motta: “Sono contento e molto emozionato, vivo qui vicino per cui anche se parlo così sono stato adottato da questa città. La manifestazione è importante e c’è un cast di persone che fortunatamente prendono posizione anche quando parlano d’amore, alcuni di quelli che ci sono oggi fanno politica, quindi, direi abbastanza bene”
Simone Bertuccini degli Ex Otago: “Finalmente è un’edizione più giovane della musica alternativa indipendente sul grande palco e ha quella emozione che si merita, perciò siamo contenti di condividere il palco con molti amici e molta gente che conosciamo spesso nei nostri tour e nei nostri percorsi e, quindi, evviva il primo maggio. Il nostro messaggio è iniziamo ad ascoltare di più i giovani, anche da parte delle istituzioni si deve dare più spazio alle nuove visioni e alle persone che potranno davvero cambiare le cose
Andrea Spinelli, live painter e non solo: “La mia esperienza al primo maggio è fantastica e soprattutto strana perché non ho mai dipinto davanti ad un palco così grande che mi fa letteralmente tremare. Il mio percorso è iniziato un anno e mezzo fa: sono partito dalle band piccole ed emergenti per arrivare a quelle più grandi e conosciute. Questa passione di ritrarre esibizioni dal vivo è nata per caso in un momento un po’ piatto della mia vita durante il quale ho voluto buttarmi in una cosa nuova. Per me è stata una cosa spontanea, mentre molte persone intorno a me ne rimanevano affascinate, quindi ho approfondito questa strada e ora sono qui”.

Foto di Iolanda Raffaele, disegno dal vivo di Andrea Spinelli

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