R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Un dipinto ad olio raffigurante alcuni abbozzi di fiori colorati, su sfondo nero, con qualche sfumatura blu. Così si presenta il decimo album del cantautore Devendra Banhart, uscito il 13 Settembre con l’etichetta Nonesuch Records. Ma, l’album, racchiude in una semplice cover, realizzata dallo stesso Banhart, tutto il suo significato. Ma, come “mamma”. E, forse, sono proprio i fiori a rappresentare nel modo più appropriato il legame tra una mamma e la vita del suo bambino che, piano piano, germoglia dentro di lei. Quelli disegnati da Devendra sono di diverse forme e dimensioni, alcuni si slanciano verso l’alto, altri hanno le foglie pendenti verso il basso. Un po’ come qualsiasi rapporto tra madre e figlio. Ma la madre raccontata da Banhart in questo album ricco di allusioni, simboli e allegorie, assume molteplici sembianze. Senza avvicinarsi mai completamente al tema della maternità, il cantante lo contempla da più prospettive, riprendendolo in ognuna delle tredici tracce che compongono l’album.

Le melodie che accompagnano questa meditazione sulle relazioni rispecchiano molto le riflessioni dei testi, tendenti ad una componente spirituale ed immaginativa che contempla diverse connessioni (legami, appunto). Senza utilizzare i sintetizzatori, tipici dei suoi album precedenti, Banhartmostra una chiara preferenza per gli strumenti veri e propri. Si susseguono, quindi, in maniera totalmente raffinata e piacevolmente leggera, una serie di gradevoli suggestioni che spaziano dalla bossa, al folk, al folk-pop. Chitarre, archi, fiati, sassofoni, ottoni, tastiere, violini ed arrangiamenti orchestrali che, attraverso ritmi diversi, raccontano l’intimità dei testi.
Il filo conduttore della maggior parte dei brani è un senso di musicalità asiatica, estremizzata nel singolo di apertura, Is This Nice?. La particolarità di questo brano è il ritmo pulsante, che sembra quasi impedire alla canzone intera di uscire dai confini della pulsazione stessa. Solo nel ritornello la voce assume una maggiore estensione vocalica, pur mantenendo un certo alone di dolcezza. Ma è con Kantori Ongaku che si tocca con mano la componente esotica dell’album. Tradotto dal giapponese come “country music”, il brano è, come dichiarato dallo stesso artista, un omaggio ad Haruomi Hosono, bassista della band elettro-pop giapponese Yellow Magic Orchestra. “Madre”, forse, perché fonte di ispirazione. Tutt’altra “madre”, invece, è quella evocata in Memorial. Infatti, in questo malinconico brano sul tema della morte, il cantante rivolge sussurrate ma appassionate parole a qualcuno che è scomparso. Probabilmente si tratta del padre. “Can you hear me? Did you mean it? Did you plan it out? Or was it an accident?” sono le frasi che pronuncia un Devendra malinconico e cupo, accompagnato dal semplice suono della sua chitarra.
Ulteriori melodie esotiche sono accentuate in brani come Carolina, o Abre Las Manos, che, insieme a October 12, rappresentano la vena spagnola dell’album, diversificandolo e rendendolo ancora più universale. In particolare, l’arpeggio della prima, in cui emerge vibrante la voce di Devendra Banhart, permette un accostamento a note e luoghi latineggianti. Allo stesso modo, October 12 conduce l’ascoltatore verso un repertorio di sonorità tipiche del cantante, mentre le corde della chitarra accompagnano una voce evidentemente implorante. “¿Madre, a donde estás? Mi cuerpo no me aguanta más”, canta Banhart rivolgendosi, ancora una volta, ad una madre che non c’è. Abre Las Manos, invece, è una chiara dichiarazione di ritorno alle origini. È una dedica all’amato Venezuela che, nelle dure condizioni economiche, sociali e politiche in cui si trova, fatica ad aprire le mani e ad abbracciare un roseo avvenire. Qui Devendra parla con la madre patria, per la quale sollecita istantanei cambiamenti.

Quello della metamorfosi si conferma come tema principale di Now All Gone, un brano caratterizzato da sfumature di acid rock. Urlando pacatamente, l’artista canta una realtà in continua evoluzione, nei confronti della quale è necessaria una malleabile sottomissione al cambiamento. Tracce di una musicalità più completa si possono trovare in brani come My Boyfriend’s In The Band, canzone caratterizzata da un ritmo molto pop dove la voce di Devendra duetta con un divertente sassofono, e The Lost Coast, singolo decisamente più tranquillo. In quest’ultimo brano la voce di Banhart è quasi impercettibile, come se il cantante volesse dare più importanza e maggior risalto alla componente strumentale.
Will I See You Tonight segna la conclusione di Ma in una modalità alquanto curiosa. Il brano, infatti, vede protagonisti Banhart e la cantante folk Vashti Bunyan, la quale, a detta del cantante, rappresenta il suo modello di figura materna. Non sarà certo un caso che, un album riguardante esattamente questo tema, si concluda con colei che per l’autore simboleggia l’esempio più alto di madre. Will I See You Tonight è una romantica ballata, il racconto di una vita di rimpianti e senza amore. Un abbondare di emotività, che tramite le parole dei due cantanti, si fa largo tra un pianoforte, un violino ed il tocco delicato delle corde di una malinconica chitarra.
Molti dei brani di Ma rappresentano una riflessione sulle situazioni principali dell’esistenza umana, di cui vengono sottolineati gli aspetti più importanti: la gioia ed il dolore. Attraverso uno stile che spazia da sonorità orientali, ad altre più latineggianti, DevendraBanhartraccoglie tutte le più grandi manifestazioni di inquietudine e di felicità all’interno di un contenitore che rievoca l’inesorabile corso delle cose, delle relazioni prima di tutto. Le tredici tracce che compongono Ma si alternano tra toni pacati ed allegri, senza tralasciare quel senso lineare di malinconia che penetra la vita di ognuno di noi. Molti sono gli ingredienti che si mescolano e si connettono in quest’album fitto di relazioni, che sfociano in quella unica ed inimitabile con la figura materna. Allo stesso modo, e forse quasi inconsciamente, Banhart assume il ruolo di materna paternità attraverso la creazione dei legami con i suoi brani, frutto di saggezza, potenzialità, finezza ed intuito.

Tracklist:
01. Is This Nice?
02. Kantori Ongaku
03. Ami
04. Memorial
05. Carolina
06. Now All Gone
07. Love Song
08. Abre las Manos
09. Taking a Page
10. October 12
11. My Boyfriend’s in the Band
12. The Lost Coast
13. Will I See You Tonight? [ft. Vashti Bunyan]