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Letizia Grassi

Tom Misch & Yussef Dayes – What Kinda Music (Blue Note Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Letizia Grassi

Storia interessante quella di Tom Misch e Yussef Dayes. Il primo, 24 anni, ha debuttato nel 2018 con l’album Geography, facendosi notare per le doti da chitarrista jazz. Il secondo, di qualche anno più grande, è uno dei batteristi più entusiasmanti emersi dalla scena jazzistica londinese. La musica, in particolare il jazz, li unisce da molto tempo, e la collaborazione all’album What Kinda Music sancisce questa passione comune. Il progetto Misch-Dayes ha dato vita ad un meltin pot melodico, una coagulazione fluida e intuitiva di suoni che spaziano dall’acid jazz, all’hip pop vintage, e dall’elettronica fino all’R&B.

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Matt Elliott – Farewell to All We Know (Ici d’ailleurs, 2020)

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Recensione di Letizia Grassi

Una volta i poeti, prima di iniziare la stesura dei loro testi, invocavano le muse, custodi di antiche memorie. Ad esse si ispiravano e ad esse dedicavano le loro parole, che rappresentavano la necessaria introduzione all’opera. Allo stesso modo, What Once Was Hope è l’ouverture di Farewell to All We Know. Matt Elliott, ha deciso che per il suo nuovo album dovesse essere proprio la musica a cominciare a parlare. Nient’altro. Pochi accordi di una chitarra segnano l’inizio di un racconto lungo 43 minuti. Cercate la posizione più comoda, chiudete gli occhi e lasciate che la fantasia cominci la sua danza.
Ogni traccia lascia un’impronta. Ciascuna nota disegna una storia. La strabiliante abilità di Elliot è quella di lasciare poco spazio alle parole, affinché sia la melodia a condurre. E, anche quando la voce interviene, il suono ne segue il percorso, ritmicamente e dolcemente, per poi sfociare in una meraviglia musicale ed armonica che prende il sopravvento, ti avvolge, ti eleva e ti conduce lontano.

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Thundercat – It Is What It Is (Brainfeeder, 2020)

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Recensione di Letizia Grassi

Copertina minimal, con la firma gialla in evidenza ed il profilo di Bruner avvolto nella penombra. Così si presenta Thundercat, con il nuovo album It Is What It Is. Tre anni dopo Drunk, il cantante torna con un progetto carico delle sue sonorità tipiche.
Gli amanti del genere, infatti, si troveranno catapultati in un mondo in cui jazz, soul e folk diventano una cosa sola con fusion e musica elettronica. Quindici brani dal ritmo velocissimo guideranno l’ascolto verso la dichiarazione del cantante: It Is What It Is è l’ultima traccia dell’album.
Molte le collaborazioni, così come le sonorità, gli arrangiamenti e gli argomenti. Come lo stesso Thundercat afferma, l’obiettivo del cantante è stato quello di comporre dei brani che parlassero di amore, di perdita e degli alti e bassi della vita. Argomenti piuttosto seri raccontati con una certa dose di ironia che li rendono estremamente divertenti, sia musicalmente, sia poeticamente. 

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Ben Watt – Storm Damage (Unmade Road, 2020)

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Recensione di Letizia Grassi

La prima cosa che colpisce ascoltando Storm Damage di Ben Watt è l’eterogeneità di strumenti musicali che accompagnano i testi delle canzoni. A quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro, il cantante inglese pubblica un album molto intimo e personale, con lo scopo di far emergere la profonda connessione tra storie, relazioni e particolari situazioni della sua vita. I dieci brani protagonisti sono caratterizzati da una particolare precisione di suoni ed equilibrio tra gli strumenti elettronici e acustici, tra i quali tastiere, basso e batteria spiccano regalando diversità di generi e, al tempo stesso, coerenza strutturale.

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Brunori Sas – Cip! (Island, 2020)

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Articolo di Letizia Grassi

Cip! questo il titolo del nuovo album di Brunori Sas uscito il 10 gennaio. Undici tracce che parlano dell’uomo e delle sue contraddizioni, entrambi inseriti nel grandioso e misterioso universo. Ciò che in un certo senso sorprende dell’intero disco è il significato intrinseco in ognuno dei singoli, ovvero l’importanza del contesto in cui è inserita la vicenda umana. Lo stesso Brunori lo ribadisce: “Con questo nuovo progetto volevo riconsiderare, in una sorta di Gestalt forma calabra, il rapporto fra ciò che ho sempre considerato centrale – la vita degli uomini – e ciò che ho da sempre considerato periferico – l’universo che ci ospita”.
Compito degli ascoltatori è quello di dotare di significato personale le undici tracce che compongono Cip!, il cui titolo onomatopeico è particolarmente curioso. Infatti, il pettirosso rappresentato sulla copertina dell’album è simbolo di semplicità e di fierezza combattiva allo stesso tempo. Sembra che l’obiettivo del cantante calabrese sia quello di creare un esercito di pettirossi, all’interno del quale ognuno si senta libero di esprimere la propria creatività.

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Leonard Cohen – Thanks For The Dance (Columbia Records, 2019)

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Articolo di Letizia Grassi

Quando esce l’album di un grande artista di solito è accompagnato da un non so che di riverenziale. Ma, se l’album in questione rappresenta una raccolta delle ultime registrazioni di Leonard Cohen, beh, non rimane che sedersi e, in rispettoso silenzio, lasciarsi invadere dalla poeticità della sua musica.
Ebbene, a distanza di tre anni dalla morte del grande artista, ecco spuntare Thanks For The Dance. L’album, curato dal figlio Adam Cohen, rappresenta una prosecuzione di You Want It Darker, uscito nel 2016, qualche settimana prima della scomparsa di Leonard. E, infatti, Thanks For The Dance ha proprio tutte le caratteristiche di un congedo, quello dell’artista canadese che, serenamente accettando la fine della sua vita, compone i suoi ultimi versi.

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Niccolò Fabi – Tradizione e tradimento (Universal Music Italia, 2019)

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Articolo di Letizia Grassi

Un viaggio alla ricerca della parte più profonda e sconosciuta di sé, un tuffo nell’immenso mare della propria coscienza, per esplorare gli spazi più nascosti del proprio essere. Questo è Niccolò Fabi di Tradizione e Tradimento, il nuovo album del cantautore romano vincitore del premio Tenco 2016 con Una Somma di Piccole Cose. Ed è proprio da questo premio che Fabi ha deciso di ripartire. Dopo un blocco creativo, dato dalla consapevolezza di dover realizzare qualcosa che riuscisse a reggere il confronto con l’ultimo disco, Fabi è stato costretto a mettersi in discussione. Sperimentando nuove strade e itinerari, intenzionato a “tradire” un percorso intrapreso più di venti anni fa, ma mantenendo la propria identità, Niccolò è ritornato sui suoi passi.


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Devendra Banhart – Ma (Nonesuch, 2019)

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Articolo di Letizia Grassi

Un dipinto ad olio raffigurante alcuni abbozzi di fiori colorati, su sfondo nero, con qualche sfumatura blu. Così si presenta il decimo album del cantautore Devendra Banhart, uscito il 13 Settembre con l’etichetta Nonesuch Records. Ma, l’album, racchiude in una semplice cover, realizzata dallo stesso Banhart, tutto il suo significato. Ma, come “mamma”. E, forse, sono proprio i fiori a rappresentare nel modo più appropriato il legame tra una mamma e la vita del suo bambino che, piano piano, germoglia dentro di lei. Quelli disegnati da Devendra sono di diverse forme e dimensioni, alcuni si slanciano verso l’alto, altri hanno le foglie pendenti verso il basso. Un po’ come qualsiasi rapporto tra madre e figlio. Ma la madre raccontata da Banhart in questo album ricco di allusioni, simboli e allegorie, assume molteplici sembianze. Senza avvicinarsi mai completamente al tema della maternità, il cantante lo contempla da più prospettive, riprendendolo in ognuna delle tredici tracce che compongono l’album.

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Noah Gundersen – Lover (Cooking Vinyl, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Letizia Grassi

Amore, fallimenti, droga, sesso, età e rimpianti: Noah Gundersen torna a far parlare di sé, con un album traboccante di sentimenti e di stati emotivi più disparati. Lover è il quarto album firmato dall’artista, cui ha collaborato anche il produttore Andy J. Park. Due anni di registrazioni, di sperimentazioni e di profonde riflessioni che hanno generato qualcosa di davvero intimo e creativo. I temi affrontati da Gundersen rappresentano la verità di un uomo che, completamente nudo, parla con sé stesso, con la propria coscienza, con i propri fallimenti, con le proprie speranze. In altre parole, con la propria vita. Ogni singola traccia corrisponde ad un dialogo, una conversazione con i momenti più significativi che hanno segnato l’esistenza del cantante. E, perché no, quella dei suoi ascoltatori.

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