R E C E N S I O N E


Recensione di Letizia Grassi

La prima cosa che colpisce ascoltando Storm Damage di Ben Watt è l’eterogeneità di strumenti musicali che accompagnano i testi delle canzoni. A quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro, il cantante inglese pubblica un album molto intimo e personale, con lo scopo di far emergere la profonda connessione tra storie, relazioni e particolari situazioni della sua vita. I dieci brani protagonisti sono caratterizzati da una particolare precisione di suoni ed equilibrio tra gli strumenti elettronici e acustici, tra i quali tastiere, basso e batteria spiccano regalando diversità di generi e, al tempo stesso, coerenza strutturale.

Ogni canzone è una storia. Ben Watt utilizza lo spazio di qualche minuto per renderci partecipi di alcuni momenti della sua vita: questo album è un’autobiografia a tutti gli effetti.
Fin dalle prime note la sua voce utilizza dettagli estremamente specifici, chiari riferimenti a momenti e luoghi del cantante. Al tempo stesso, ogni testo è in grado di scaturire intime riflessioni e riferimenti alla propria vita personale. Ne è un esempio il singolo di apertura, Balanced on a Wire, nel quale Watt ci permette di fare un salto indietro nel tempo, quando, nel momento massimo dell’adolescenza, si è chiamati a prendere decisioni, a rischiare, a non avere paura.

Nineteen years old, life in front of you, everything on hold, feels like you’re balanced on a wire. Doyourisk it allright here? You have a fear ofbeing discarded.”

C’è sempre un sano spirito di avventura che ci porta a compiere delle scelte estremamente importanti, che a diciannove anni possono suscitare un po’ di timore. D’altra parte, chi non ne ha avuto mai?

“You’ve been hurt before, but who hasn’t? You feel insecure, but who doesn’t? It’s all or nothing now. How do you decide? You’re overstrung and expectant, you feel strong, you feel new. What should you? Open up and to yourself be true.”

Testi così profondamente riflessivi si alternano ad altri molto più autobiografici, come ad esempio Summer Ghosts, in cui Ben Watt richiama fantasmi del suo passato, ricordando la sua famiglia ed il luogo dove ha iniziato la relazione con la moglie. Più profondamente, la canzone invita ad esplorare la modalità tramite la quale le esperienze passate continuano a risuonare nel nostro presente anche quando pensiamo di essere andati avanti.

In Hand Watt racconta il proprio dolore, le proprie ansie e la difficoltà di comprendere i sentimenti altrui, mentre in Festival Song, affronta il problema della solitudine, prendendo come punto di riferimento le folle dei concerti.

“Fifteen thousand people on this beach, holding up their phones in the dark. I’m fuzzy inside fromthistray of beers.”

L’eterogeneità degli strumenti è data dalla scelta di utilizzare molti suoni differenti all’interno di uno stesso brano. Così, canzoni come la malinconica Irene, si presentano con un’armonia sonora data da chitarre e pianoforte, in contrasto con un loop ripetitivo di boops e beep elettronici. Allo stesso modo, Figures in the Landscape si propone come una meravigliosa ballata per pianoforte, incorniciata da un coro nel ritornello:

One more day to live through, take a stand. One more day to live for, clap your hands.”

Il segreto dei brani che compongono Storm Damage è la facilità con cui Ben Watt ci trascina nella sua vita e nei suoi ricordi, permettendoci di mettere le nostre esperienze a confronto e favorendo uno slancio immaginativo. Tutti noi, infatti, siamo chiamati a fare i conti con noi stessi, indipendentemente da dove veniamo o dal nostro cammino nella vita.
Merito di Watt, quindi, è stato quello di aver creato un filo conduttore tra i suoi brani e la vita reale e concreta, costellata di amore e di cambiamenti, di piccoli successi e di delusioni, di nostalgia e di musica. Un insieme fantasmagorico di pezzi della nostra esistenza.

Tracklist:

01. Balanced on a Wire
02. Summer Ghosts
03. Retreat to Find
04. Figures in the Landscape
05. Knife in the Drawer
06.
Irene
07.
Sunlight Follows the Night
08.
Hand
09.
You’ve Changed, I’ve Changed
10.
Festival Song