R E C E N S I O N E


Recensione di Mimmo Stolfi

La speranza evocata dal titolo greco non ha nulla di enfatico. Piuttosto, si ha l’impressione di assistere all’incontro fra musicisti che, dopo molti decenni di cammino, continuano a considerare la musica improvvisata un luogo di possibilità, una forma di conversazione ancora capace di produrre sorprese.
Per Enten Eller, che Massimo Barbiero fondò oltre quarant’anni fa e che nel tempo ha saputo conservare una fisionomia riconoscibile aprendosi alle collaborazioni più diverse, l’incontro con Gianluigi Trovesi appare quasi inevitabile. Più che un ospite prestigioso, il musicista bergamasco sembra un compagno di strada che condivide la stessa idea della musica: libertà formale, gusto del racconto, ironia, curiosità, memoria e desiderio di spingersi sempre un po’ oltre i confini conosciuti.

Uno degli aspetti più convincenti di Ελπίδα risiede proprio in questa comunione d’intenti. Nessuno cerca di occupare il centro della scena. La musica procede come una conversazione in cui le voci si alternano e si sovrappongono, inseguendosi con discrezione. Le linee dei fiati dialogano con le trame della chitarra, mentre Giovanni Maier e Massimo Barbiero costruiscono una trama elastica, capace di passare da pulsazioni quasi cameristiche a momenti più nervosi senza perdere coesione.

Fin dall’iniziale Boule de Suif, caratterizzata da un intenso sviluppo melodico, si comprende come Ελπίδα preferisca la logica del racconto a quella dell’affermazione. La musica si sviluppa per piccoli spostamenti, lascia emergere le idee senza forzarle, alterna momenti di maggiore densità a improvvise aperture rarefatte. È una scrittura che conosce la complessità ma non ne fa mai un vessillo, perché ciò che conta è mantenere vivo il piacere della conversazione. 7/13, con il suo andamento obliquo e le sue leggere asimmetrie, conferma questa inclinazione alla mobilità. Nulla appare rigido, nulla viene esibito. L’impressione è quella di una musica che ama le deviazioni e che trova proprio negli scarti e nelle variazioni di prospettiva la propria forma di equilibrio. Enter Eller si muove invece in una dimensione più raccolta, quasi crepuscolare, nella quale il lirismo non si trasforma mai in sentimentalismo e la cantabilità viene continuamente attraversata da piccole increspature, da squarci sorprendenti, come gli appassionati assoli di Trovesi, Mandarini e Maier.

Le ance di Trovesi conservano quella qualità narrativa che lo accompagna da sempre. Ogni frase sembra contenere echi di musiche popolari e frammenti di memoria che si trasformano continuamente in materia viva. Non c’è rimpianto o nostalgia in questo modo di suonare. Semmai una dinamica capacità di vivere il presente senza dimenticare la profondità del passato. Anche la scrittura riflette questa pluralità di sguardi. Le composizioni, distribuite fra Barbiero, Mandarini, Brunod e lo stesso Trovesi, danno vita a un itinerario aperto, nel quale convivono episodi più lirici e altri più frastagliati. In Noparietto, firmata dal musicista bergamasco, echi di Ornette Coleman esaltano l’affinità tra i musicisti del quartetto che rende quasi irrilevante la distinzione fra ospite e padroni di casa. È la conferma di una sintonia maturata ben al di là del semplice incontro occasionale. Colpisce il senso dello spazio che attraverso tutto il disco. Molti passaggi sembrano nascere dall’ascolto reciproco più che dalla necessità di affermare una direzione prestabilita. Le pause hanno un peso specifico, le dinamiche si muovono con gradualità, i colori cambiano continuamente senza mai cedere alla routine. La registrazione dal vivo conserva una dimensione di rischio controllato e di equilibrio sempre mobile, che rappresenta una delle qualità più preziose del jazz.

Ελπίδα possiede inoltre una virtù sempre più rara. Non cerca scorciatoie e non indulge nella spettacolarità. Preferisce il tempo lungo della conversazione, la possibilità di lasciare che la musica trovi quasi da sola il proprio percorso. È un disco che si sottrae alle etichette e alle urgenze del presente, senza per questo apparire appartato o nostalgico. Forse è proprio qui che risiede il significato più profondo del suo titolo. La speranza, in queste pagine sonore, coincide con una fiducia ostinata nella forza dell’ascolto e nella capacità della musica di continuare a porre domande. Una qualità che Enten Eller e Gianluigi Trovesi, ciascuno con la propria storia, sembrano custodire con una naturalezza che oggi appare quasi un gesto di resistenza. Più che indicare una destinazione, Ελπίδα suggerisce un modo di viaggiare. E, come accade nei percorsi più riusciti, alla fine del tragitto resta soprattutto il desiderio di ripartire.

Tracklist:
01. Boule de Suif
02. 7/13
03. Enten Eller
04. Alcides mood
05. Noparietto
06. Non lo so
07. Aquarius
08. Sud

Alberto Mandarini – tromba, flicorno
Maurizio Brunod – chitarre
Giovanni Maier – contrabbasso
Massimo Barbiero – batteria, percussioni
Gianluigi Trovesi – sax alto, clarinetto alto

Registrato dal vivo il 6 December 2025 da Claudio Boschetti al Grand Hotel Billia, Saint Vincent (Ao).

Cover Photo © Cristina Marinelli
Photo © Ezio Genitoni

Una risposta a “Enten Eller + Gianluigi Trovesi – Ελπίδα (Elpida)(Dodicilune, 2026)”

  1. […] contesto Felice Clemente, al sax soprano e tenore, dialoga con Alberto Mandarini – leggi qui e qui – la cui tromba (e flicorno) mantiene un atteggiamento sintropico con lo strumento del […]

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